(AP Photo/Mark Lennihan)
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  • venerdì 18 Dicembre 2020

Cosa pensa Stephen King delle serie tratte dalle storie di Stephen King

La sua preferita è "La tempesta del secolo", "The Shining" gli è piaciuta più del film e per "Under the Dome" c'è rimasto un po' male

(AP Photo/Mark Lennihan)

Da ieri, negli Stati Uniti, è disponibile una nuova serie tv tratta da un romanzo di Stephen King. La serie, che in Italia arriverà a gennaio, si intitola The Stand e prende spunto dal romanzo del 1978 che qui fu tradotto come L’ombra dello scorpione. Visto il numero di libri, racconti e romanzi scritti da King, e visto quanto in genere piacciono ai lettori e poi agli spettatori, gli adattamenti cinematografici e televisivi di testi di King sono diverse decine, al punto che siamo quasi ai livelli di cane-morde-uomo.

In occasione dell’uscita della serie The Stand (quella nuova, perché ce n’è anche una del 1994), un giornalista del New York Times ha telefonato al 73enne King, che dalla sua casa a Bangor, nel Maine, ha parlato un po’ di alcune delle serie tratte dalle sue storie. King è noto per non risparmiare critiche quando certe cose non gli piacciono (nemmeno se chi le ha fatte è Stanley Kubrick) e infatti se di alcuni adattamenti ha parlato bene, di altri proprio no.

It
Parlando della miniserie del 1990 (in Italia nota anche come It – Il pagliaccio assassino) che diede una notevole spinta alla coulrofobia di tanti, King ha detto che gli piacque molto e che pensa che l’attore Tim Curry fu ottimo nella sua interpretazione del pagliaccio Pennywise. Secondo King, quella serie è anche alla base del successo dei due film, usciti nel 2017 e nel 2019, tratti da quel suo lungo romanzo horror del 1986: «gli spettatori in molti casi sono stati i bambini che si ricordavano della serie tv», ha detto.

 

The Tommyknockers – Le creature del buio
È una miniserie del 1993, tratta da un romanzo di sette anni prima, che King ha raccontato di aver scritto ispirandosi alla storia Il colore venuto dallo spazio di Howard Phillips Lovecraft. «Non mi piacque e non me ne importava in nessun modo», ha detto, prima di aggiungere: «mi sembrò scadente e fatta di fretta, senza cura; e mi sembrò non aver colto il senso del libro». A quanto pare, però, King non ha una grande opinione del suo stesso romanzo, che in passato aveva definito «un libro terribile».

L’ombra dello scorpione
Nel 1994, dopo che le due qui sopra avevano avuto entrambe ottimi risultati, l’emittente ABC decise di produrre anche una miniserie tratta da questo ambizioso romanzo postapocalittico su quel che resta nel mondo dopo che un virus ha ucciso gran parte dell’umanità. King, che si occupò in prima persona dell’adattamento per la televisione e che ottenne che a dirigerlo fosse il suo amico Mick Garris, ne ha parlato bene, paragonando la miniserie L’ombra dello scorpione a serie come Godless e La regina degli scacchi, in quanto tutte e tre coerenti e fedeli al testo originario. «Mick diresse tutto e io scrissi tutto: c’era un solo stile, dall’inizio alla fine».

I Langolieri
Uscita nel 1995, è l’adattamento di uno dei racconti della raccolta Quattro dopo mezzanotte. Anche questa trasmessa e prodotta da ABC e anche questa una miniserie, parla degli strani eventi che accadono intorno ai passeggeri di un aereo in volo verso Bangor, nel Maine. «Vennero davvero a Bangor a girarla» ha detto King «e la cosa mi fece piacere perché contribuì a portare un po’ di lavoro in città». A King piacque anche la sceneggiatura, anche se poi ammette di non ricordare se fu lui a scriverla oppure no. Non fu lui, fu il regista (e sceneggiatore) Tom Holland.

The Shining
Evidentemente non spaventato dal fare per la tv qualcosa che Stanley Kubrick aveva fatto al cinema, e forse rincuorato dall’avere dalla propria parte King, nel 1997 qualcuno provò a rifare Shining. Reiterando la sua ormai nota posizione sull’argomento, King ha detto: «Mettiamola così, non mi piace il film, non mi è mai piaciuto. Lo ammiro, e ammiro Kubrick come regista, ed è una cosa che spesso si dimenticano di precisare quando parlano di me e di quel film. Ma penso che Kubrick non avesse le capacità per fare quella specifica cosa». Riferendosi all’interpretazione di Jack Nicholson, King ha detto che «anziché essere un arco è una linea piatta, perché lui fa il pazzo sin dall’inizio». Secondo lui Steven Weber, protagonista della serie, fece un lavoro migliore e così anche Rebecca De Mornay, la Wendy televisiva che secondo lui «recitò seguendo il libro».

– Leggi anche: Il mattino ha l’oro in bocca

La tempesta del secolo
Uscì nel 1999 e in realtà non è l’adattamento di niente, perché King la scrisse come sceneggiatura fin dall’inizio. «È la mia preferita fra tutte» ha detto lui. In Italia andò in onda su Rai 2, e ora si può vedere su Amazon Prime Video. La storia parla di una bufera di neve e fu girata nel Maine, mentre in effetti stava nevicando.

Rose Red
Uscita nel 2002 e anche questa scritta direttamente per la tv, King se ne occupò nei mesi successivi a un grave incidente stradale e ne ha parlato come di un omaggio a L’incubo di Hill House di Shirley Jackson. Fu una produzione complicata, anche per via della morte (per circostanze esterne rispetto alla produzione) dell’attore David Dukes, che interpretava uno dei protagonisti. Fatto sta che a King questa miniserie non piacque e ne ha detto: «Non riusciva a colpire così come aveva fatto La tempesta del secolo; certe interpretazioni erano un po’… beh, forse era la sceneggiatura».

Under the Dome
Uscì nel 2013 (anche questa trasmessa in Italia su Rai 2) ed è tratta da un romanzo omonimo del 2009 che secondo il New York Times ha delle «premesse irresistibili» perché parla di «una piccola città che viene inspiegabilmente intrappolata sotto una gigantesca e impenetrabile cupola». King ha detto che «partì forte ma poi scivolò nella più completa mediocrità», secondo lui perché la produzione (la CBS) era interessata a fare un«meatloaf» (un polpettone) e nulla più. King ha detto di non avere nemmeno finito di vederla.

Mr. Mercedes
Una serie del 2017 per un romanzo (il primo di una trilogia) del 2014, che King definì il suo primo romanzo del genere hard boiled, un tipo di poliziesco nato negli anni Venti e caratterizzato dalla rappresentazione realistica di sesso e violenza, con lo stesso detective dipinto come un anti-eroe. La serie non è granché nota, e secondo King è un peccato, perché «non l’ha vista nessuno». Finora ne sono state fatte tre stagioni.

Castle Rock
Questa serie, uscita nel 2018, era invece molto più attesa, perché se n’era occupato J.J. Abrams e perché Castle Rock è il luogo di fantasia in cui King ha ambientato quattro romanzi e alcuni racconti. La serie, infatti, è una sorta di unione tra diverse sue storie. King ha raccontato che fu Abrams a proporgli l’idea e che lui fu da subito molto intrigato, anche perché «le persone che se ne occupavano erano grandi fan dei libri». King ha detto che gli sono piaciute anche le due stagioni andate in onda e che gli spiace che la serie non sia stata rinnovata per una terza, proprio ora che secondo lui stava trovando il suo ritmo. «Avrei voluto vederla crescere» ha detto.

The Stand
«Ho visto alcune scene provvisorie» ha detto King a proposito di questa nuova serie «ed è presto per dire cosa ne penso». Senza ovviamente entrare nei dettagli, King, che ha collaborato alla scrittura del copione, ha anche detto di aver cambiato il finale rispetto al libro. Che è una delle cose utili di quando continuano ad adattare per la televisione (o il cinema) le tue storie: «Ho sempre pensato che ci fosse una cosa in più che non avevo detto nel libro, una scena in più che volevo scrivere. Finalmente l’ho fatto, e ne sono felice».