(AP Photo/Daniel Ochoa de Olza, File)
  • Mondo
  • lunedì 14 Dicembre 2020

Trump potrebbe avere peggiorato lo scontro tra Marocco e Fronte Polisario

Riconoscendo la sovranità marocchina sul Sahara occidentale, in cambio della normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele

(AP Photo/Daniel Ochoa de Olza, File)

Il 10 dicembre il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato su Twitter la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Marocco e Israele, comunicando così che il Marocco sarebbe diventato il quarto paese arabo a riconoscere Israele dopo Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan. Per convincere il governo marocchino, Trump aveva dovuto fare una promessa importante: cioè riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, la regione nel sud del paese che è in parte controllata dal Fronte Polisario, movimento nazionalista che da più di 40 anni chiede l’indipendenza dal governo centrale.

Secondo alcuni esperti, gli scontri tra soldati marocchini e Fronte Polisario, che erano già ricominciati lo scorso mese dopo la fine di un cessate il fuoco durato quasi trent’anni, potrebbero ora intensificarsi, e coinvolgere in vari modi anche i paesi vicini.

Lo scontro iniziò nel 1975, quando il Marocco annetté il Sahara occidentale dopo il ritiro della Spagna dalla regione. Il Fronte Polisario – che l’ONU riconosce come rappresentante legittimo del popolo sahrawi, cioè quello che vive in alcune parti del deserto del Sahara occidentale – cercò di resistere al potere marocchino, ma fu costretto a ritirarsi da molti territori: i soldati marocchini erano più numerosi, e meglio armati. Nel 1991, quando il Marocco controllava due terzi del Sahara occidentale e il Fronte Polisario la restante parte, l’ONU favorì un cessate il fuoco che si basava sulla promessa che si sarebbe tenuto un referendum sull’indipendenza. Sono passati quasi trent’anni ma il referendum non c’è mai stato: a causa delle resistenze del Marocco.

Nel corso degli anni, il governo marocchino ha cercato di popolare la sua parte di Sahara occidentale (quella più a ovest, che si affaccia sull’oceano Atlantico), attraverso la concessione di sussidi e agevolazioni fiscali, anche con l’obiettivo di influenzare l’eventuale referendum: in diverse occasioni è stato accusato di reprimere i manifestanti e torturare gli attivisti sahrawi. La parte marocchina è la più ricca dell’intera regione, grazie alla presenza di fosfati nel sottosuolo e di grandi quantità di pesce nelle acque di fronte alle coste, e quella che ospita tutti i principali centri urbani. Il Fronte Polisario controlla invece una striscia di territorio molto più inospitale, che non ha particolari risorse e che confina a est con la Mauritania e con l’Algeria. Nell’intero Sahara occidentale, che è grande all’incirca come il Regno Unito, vivono oggi circa 600mila persone.

Dopo quasi trent’anni di cessate il fuoco, lo scorso mese erano ricominciati gli scontri tra le due parti.

Il Fronte Polisario aveva accusato il governo marocchino di avere violato l’accordo del 1991 dopo che il Marocco aveva mandato propri soldati all’interno della zona demilitarizzata al confine sud del paese, una specie di “zona cuscinetto” che divide il Sahara occidentale dalla Mauritania. Il Marocco era intervenuto per mettere fine alle proteste di alcuni manifestanti sahrawi che stavano bloccando una strada molto importante per il commercio diretto verso l’Africa subsahariana, regione verso la quale vengono esportati molti beni marocchini.

«Siamo ora in uno stato di guerra aperta», ha detto Sidi Omar, rappresentante del Fronte Polisario all’ONU: «Stiamo sparando ad obiettivi statici del Marocco lungo il muro [il muro di sabbia lungo 2.700 chilometri che divide la regione]. Il nostro obiettivo è ancora la liberazione del Sahara occidentale. Non volevamo questa guerra, ma il Marocco è stato incoraggiato dall’inazione della comunità internazionale».

La situazione potrebbe complicarsi ancora di più dopo l’annuncio di Trump della normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Marocco e Israele, con il quale gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale. La decisione degli Stati Uniti è un’importante vittoria per il Marocco, che negli ultimi anni aveva cercato di legittimare il suo controllo sul Sahara occidentale spingendo paesi arabi e africani ad aprire consolati nella parte della regione non controllata dal Fronte Polisario. Dall’altra parte, l’annuncio di Trump potrebbe far aumentare molto le frustrazioni della popolazione sahrawi, spingendo il Fronte Polisario a intensificare il conflitto, soprattutto per l’assenza di una soluzione politica all’orizzonte.

Riccardo Fabiani, direttore della sezione Nord Africa del think tank International Crisis Group, ha detto al Financial Times che la mossa di Trump ha reso ancora più difficile risolvere l’attuale scontro armato tra le parti, anche perché «renderà i giovani sahrawi più arrabbiati, mobilitati e impegnati a risolvere il conflitto attraverso la forza». Il Fronte Polisario, ha aggiunto Fabiani, «ha realizzato che il processo di pace non esiste più e che l’attenzione internazionale sta scemando», anche a causa di un atteggiamento sempre più filo marocchino del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Hannah Rae Armstrong, esperta del conflitto nel Sahara occidentale, ha detto al Wall Street Journal: «Questa è una questione che richiede attenzione, che ha bisogno di una risoluzione, e che sta arrivando a un punto di ebollizione».

Per il momento la guerra si sta combattendo a bassa intensità. Le cose comunque potrebbero cambiare e uno dei rischi più grossi è che il conflitto possa andare fuori controllo. Gli scontri potrebbero arrivare a coinvolgere l’Algeria, che è il principale sostenitore del Fronte Polisario e che ospita il governo in esilio Repubblica araba democratica dei sahrawi (quella autoproclamata dal Fronte Polisario). Più in generale la guerra potrebbe destabilizzare parte del Nord Africa e dell’Africa occidentale. La situazione in questo pezzo di continente è già parecchio complicata: in Libia si sta combattendo una guerra civile che negli ultimi anni è diventata sempre più una guerra d’altri, per esempio, e il Mali sta cercando da tempo di sconfiggere i gruppi jihadisti che operano in diverse zone del paese.