(Stefani Reynolds/Getty Images)
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  • sabato 12 Dicembre 2020

La Corte Suprema ha respinto il ricorso del Texas

I giudici non hanno accolto la causa che chiedeva di annullare il voto delle presidenziali in quattro stati, ribaltando il risultato delle elezioni per fare vincere Trump

(Stefani Reynolds/Getty Images)

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso presentato dal Texas che chiedeva di annullare il risultato delle elezioni presidenziali dello scorso 3 novembre in quattro stati, vinti da Joe Biden: Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e Georgia. La causa era l’ultimo tentativo degli alleati del presidente uscente, Donald Trump, per provare a sovvertire il risultato elettorale. I giudici della Corte hanno stabilito nel tardo pomeriggio di venerdì 11 dicembre (in Italia erano le prime ore del sabato successivo) che la richiesta del Texas fosse priva di basi legali e non accoglibile.

Trump ha commentato la decisione su Twitter dicendo: “La Corte Suprema ci ha veramente deluso. Niente buon senso. Niente coraggio!”. Lunedì 14 dicembre, il Collegio elettorale, cioè i rappresentanti eletti alle presidenziali in ogni stato, si riuniranno per eleggere formalmente Biden.

Il ricorso presentato dal Texas aveva ricevuto il sostegno di altri 17 stati governati dai Repubblicani e di un centinaio di parlamentari Repubblicani ed era stato accolto molto positivamente da Trump, nonostante l’inconsistenza giuridica dell’iniziativa fosse già stata segnalata da numerosi esperti prima che la causa fosse portata davanti alla Corte Suprema. Costituiva comunque un tentativo senza precedenti di annullare senza ragioni la volontà di milioni di elettori.

Ken Paxton, procuratore generale del Texas e politico piuttosto controverso sotto indagine per diversi reati, aveva presentato la causa accusando Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e Georgia di avere compromesso la regolarità delle elezioni permettendo il conteggio dei voti arrivati per posta nei giorni dopo le elezioni, anche se inviati per tempo. A nome del Texas, Paxton aveva sostenuto che queste decisioni, che dipendono comunque dai singoli stati, avessero influenzato il risultato nazionale con conseguenze anche sugli altri stati.

Questo assunto era stato criticato da numerosi giuristi e definito un’ingerenza negli affari interni dei singoli stati, perché la competenza sui regolamenti elettorali spetta a loro. In un certo senso era come se il Texas facesse causa alla Pennsylvania per il modo in cui elegge i propri rappresentanti.

Il ricorso conteneva inoltre argomenti legali molto deboli e con alcune falsità: citava per esempio una stima secondo la quale le possibilità di Biden di vincere in quei quattro stati fossero inferiori a una su un milione di miliardi, affermazione assurda e smentita da tutte le analisi statistiche dedicate all’elezione.

Commentando la decisione della Corte Suprema, un portavoce di Biden ha detto di “non essere sorpreso dal risultato”, considerato il tentativo “senza basi legali” per negare la sconfitta di Trump alle presidenziali.

A cinque settimane dalle elezioni presidenziali, e a un mese dalla proclamazione ufficiosa di Biden, Trump non ha ancora ammesso la sconfitta alle presidenziali e continua a presentare accuse di brogli e irregolarità, che non è mai riuscito a provare. Le decine di cause e ricorsi presentate finora nei tribunali di diversi stati sono state respinte o archiviate. Il processo di transizione tra la sua amministrazione e quella di Biden è cominciata, pur con ritardo e con vari ostacoli che potrebbero compromettere l’efficacia della successione.

Questa settimana è stata superata la scadenza del cosiddetto “safe harbour”, cioè il giorno entro il quale gli stati devono certificare i propri risultati elettorali se vogliono evitare che il Congresso abbia teoricamente il diritto di contestarli. Quasi tutti lo hanno fatto in tempo, riducendo quindi ulteriormente le possibilità che il risultato possa cambiare. Con il voto dei grandi elettori di lunedì, queste possibilità – a questo punto praticamente nulle – saranno sostanzialmente esaurite.