Un'immagine della capsula contenente il materiale dell'asteroide diffusa dall'Agenzia spaziale giapponese

I frammenti di asteroide raccolti dalla sonda Hayabusa-2 sono arrivati sulla Terra

E potrebbero fornire nuove informazioni sull'origine del nostro sistema solare: la missione spaziale giapponese è stata un successo

Un'immagine della capsula contenente il materiale dell'asteroide diffusa dall'Agenzia spaziale giapponese

Una capsula contenente preziosi frammenti di roccia dell’asteroide Ryugu è atterrata sabato sera vicino a Woomera, nell’Australia meridionale. I frammenti erano stati raccolti dalla sonda spaziale giapponese Hayabusa-2, che si era posata sull’asteroide nel luglio 2019, dopo avere effettuato un contatto col corpo celeste il precedente febbraio. La capsula con dentro il materiale roccioso ottenuto dall’interno dell’asteroide era stata poi rilasciata da Hayabusa-2 mentre la sonda ritornava verso la Terra: entrata nell’atmosfera, si è appoggiata al suolo grazie a un paracadute.

La capsula è stata recuperata dopo avere iniziato a trasmettere un segnale con le informazioni sulla sua posizione. Il recupero è stato effettuato da un team incaricato dall’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) in collaborazione con l’Agenzia spaziale australiana. Il Giappone ha detto che il materiale all’interno della capsula si trova in «perfetto stato». I frammenti di roccia, dicono gli scienziati, potrebbero fornire nuove informazioni sull’origine del nostro sistema solare.

La capsula è stata poi trasportata in elicottero in una struttura in Australia, dove il materiale al suo interno sarà sottoposto a esami preliminari, prima di venire trasferito in aereo in Giappone.

Il recupero della capsula è stato possibile anche grazie alla stretta cooperazione tra Giappone e Australia. Megan Clark, che è a capo dell’Agenzia spaziale australiana, ha detto: «Il nostro lavoro di appoggio a JAXA non sarà completo fino a che non vedremo il campione lasciare in sicurezza l’Australia e arrivare in Giappone». Clark ha aggiunto: «Poi il campione comincerà a raccontare la sua storia e ci rivelerà alcune cose meravigliose su come l’acqua arrivò sulla Terra e come potremmo esserci formati».

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Hayabusa-2 aveva iniziato la sua missione nel 2014, dopo un lancio eseguito presso il centro spaziale di Tanegashima, un’isola del Giappone meridionale. Aveva poi viaggiato per miliardi di chilometri, sfruttando la spinta orbitale di diversi pianeti per avvicinarsi a Ryugu e inseguirlo nel suo viaggio interplanetario.

Ryugu è un asteroide con una dimensione massima di 800 metri circa. È di tipo C (carbonioso), la varietà più diffusa tra gli asteroidi conosciuti, ed è particolarmente scuro e quindi difficile da osservare a distanza. Fu osservato per la prima volta nel 1999.

L’asteroide Ryugu

Gli asteroidi sono ciò che è rimasto dopo i turbolenti processi che portarono alla formazione del nostro sistema solare. I ricercatori pensano che contengano elementi e molecole che potrebbero avere innescato i meccanismi di formazione della vita sul nostro pianeta: acqua, composti del carbonio e metalli. Dalla loro analisi si possono quindi scoprire e capire molte cose su ciò che accadde miliardi di anni fa, quando ancora il nostro pianeta si stava formando.

All’inizio del 2019, Hayabusa-2 aveva utilizzato piccole cariche esplosive e un proiettile per scalfire la superficie di Ryugu, creando un piccolo cratere. L’operazione, molto delicata, era andata a buon fine e a luglio i ricercatori della JAXA avevano fatto posare brevemente Hayabusa-2 a circa 20 metri dal piccolo cratere che aveva creato, evitando di finirci dentro, per recuperare alcuni frammenti. Pochi minuti dopo, Hayabusa-2 aveva ripreso quota, allontanandosi nuovamente dal suo asteroide.

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Dopo avere rilasciato la capsula, la sonda Hayabusa-2 è invece ripartita per un’altra missione: viaggerà verso un asteroide più piccolo, che dovrebbe raggiungere nel 2031.