La sonda giapponese Hayabusa-2 ha toccato il suo asteroide

A oltre 240 milioni di chilometri da noi, si è posata brevemente sulla sua superficie per recuperare frammenti che ci consegnerà sulla Terra

Il primo contatto della sonda Hayabusa-2 con l'asteroide Ryugu, in un'elaborazione grafica (JAXA)

A oltre 240 milioni di chilometri da noi, la sonda spaziale giapponese Hayabusa-2 si è posata brevemente sull’asteroide Ryugu, dopo avere già effettuato un contatto col corpo celeste lo scorso febbraio. La missione spaziale curata dall’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) finora è stata un successo: se tutto procederà secondo i piani, consentirà di trasportare sulla Terra materiale roccioso ottenuto dall’interno dell’asteroide, per poterlo studiare e ottenere nuove informazioni sulle origini del nostro sistema solare.

Hayabusa-2 ha iniziato la sua missione nel 2014, dopo un lancio eseguito presso il centro spaziale di Tanegashima, un’isola del Giappone meridionale. Ha poi viaggiato per miliardi di chilometri, sfruttando la spinta orbitale di diversi pianeti per avvicinarsi a Ryugu e inseguirlo nel suo viaggio interplanetario.

Ryugu è un asteroide che nel suo punto più largo raggiunge gli 800 metri circa di diametro. È di tipo C (carbonioso), la varietà più diffusa tra gli asteroidi conosciuti, ed è particolarmente scuro e quindi difficile da osservare a distanza. Fu osservato per la prima volta nel 1999.

L’asteroide Ryugu (JAXA)

Gli asteroidi sono ciò che è rimasto dopo i turbolenti processi che portarono alla formazione del nostro sistema solare. I ricercatori pensano che contengano elementi e molecole che potrebbero avere innescato i meccanismi di formazione della vita sul nostro pianeta: acqua, composti del carbonio e metalli. Dalla loro analisi si possono quindi scoprire e capire molte cose su ciò che accadde miliardi di anni fa, quando ancora il nostro pianeta si stava formando.

A inizio anno, Hayabusa-2 aveva utilizzato piccole cariche esplosive e un proiettile per scalfire la superficie di Ryugu, creando un piccolo cratere. L’operazione, molto delicata, era andata a buon fine e ora la sonda si è posata brevemente sulla superficie per recuperare alcuni frammenti. Il contatto con l’asteroide è avvenuto intorno alle 3:30 del mattino (ora italiana). Pochi minuti dopo, Hayabusa-2 ha ripreso quota, allontanandosi nuovamente dal suo asteroide. Per ora JAXA non ha potuto confermare con certezza l’avvenuto prelievo di materiale.

I ricercatori della JAXA hanno fatto posare brevemente Hayabusa-2 a circa 20 metri dal piccolo cratere che aveva creato, evitando di finirci dentro. Una manovra simile era già stata eseguita a febbraio, quindi i responsabili della missione hanno fatto numerose valutazioni e simulazioni, prima di decidere di rischiare nuovamente con una manovra che, se fosse andata storta, avrebbe potuto danneggiare la sonda. Terminate le attività intorno all’asteroide, Hayabusa-2 intraprenderà un nuovo viaggio per tornare sulla Terra, con un rientro previsto per dicembre del 2020.

Una missione della NASA, OSIRIS-REx, lanciata nel settembre del 2016, cercherà di fare qualcosa di analogo il prossimo anno, prelevando un campione dell’asteroide Bennu. L’esperienza con Hayabusa-2 potrà offrire ai ricercatori della NASA, che hanno collaborato anche con la missione giapponese, informazioni preziose per la loro impresa.

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