Una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord, in Danimarca Claus Bonnerup/Polfoto via AP)

La Danimarca ha fatto un grande passo contro i combustibili fossili

Non approverà altre concessioni per cercare giacimenti di petrolio e gas naturale e raggiungerà la "neutralità climatica" entro il 2050

Una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord, in Danimarca Claus Bonnerup/Polfoto via AP)

La Danimarca vieterà la ricerca di nuovi giacimenti di petrolio e di gas naturale nel Mare del Nord, come parte di un più vasto progetto di riduzione dell’estrazione dei combustibili fossili e delle loro emissioni entro il 2050. Non approverà quindi nuove concessioni, che consentono alle aziende di cercare e produrre gas naturale e petrolio; quelle già emesse resteranno valide fino al 2050. È una delle misure più drastiche approvate finora da un paese produttore di greggio: la Danimarca infatti è il più grande produttore di petrolio dell’Unione Europea (anche se ne produce molto meno di Norvegia e Regno Unito che, pur geograficamente vicini, non fanno parte dell’Unione Europea).

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Il ministro dell’Ambiente danese, Dan Jorgensen, ha detto: «stiamo mettendo fine all’era dei combustibili fossili», «questa decisione avrà conseguenze in tutto il mondo».

In Danimarca ci sono 55 piattaforme estrattive e 20 giacimenti di gas naturale e petrolio: secondo l’Agenzia dell’energia danese, quest’anno il paese avrà prodotto una media di oltre 100mila barili di petrolio e gas naturale al giorno. Nel 2019 l’industria energetica ha rappresentato l’1,1 per cento del PIL nazionale, e secondo il governo rinunciarci costerà al paese 13 miliardi di corone danesi, pari a 1,75 miliardi di euro. Si tratta «di una piacevole aggiunta, ma non rappresenta il cuore dell’economia», ha spiegato l’economista capo della Banca danese, Las Olsen, e lo ha confermato anche la crisi portata dal coronavirus.

Nel terzo trimestre del 2020, infatti, l’economia danese si è contratta del 4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019: non è stata quindi travolta dal crollo del costo del petrolio come le economie che ne sono fortemente dipendenti, ad esempio quelle della Nigeria e dell’Iraq.

La Danimarca è uno dei paesi più impegnati nella lotta al cambiamento climatico. Nel 1990 si era impegnata a ridurre del 70 per cento la quantità di emissioni di gas serra entro il 2030 ed era stato tra i primi a sfruttare l’energia eolica: per esempio sono danesi le aziende Ørsted, il più grande produttore di parchi eolici in mare aperto e negli oceani, e Vestas Wind Systems AS, che realizza turbine eoliche. La Danimarca prevede anche di aumentare l’energia eolica in mare aperto entro il 2030 e si è impegnata a raggiungere, entro il 2050, la “neutralità climatica” o “emissioni zero”, cioè l’equilibrio tra emissioni e assorbimento di anidride carbonica.

Altri paesi, come il Regno Unito e la Francia, hanno firmato leggi per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e lo stesso ha fatto la Cina fissando come termine il 2060. Le misure successive prese dalla Danimarca, come il blocco della ricerca di nuovi giacimenti, sono però senza precedenti.

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La decisione di ridurre e infine chiudere l’industria petrolifera e di gas naturale, mette a rischio circa 4.000 posti di lavoro, quasi tutti lungo la costa occidentale del paese. Il ministro Jorgensen ha ricordato che si apriranno nuove opportunità, sia nel settore dell’energia eolica sia perché si potrebbero utilizzare i giacimenti di petrolio e gas naturale per immagazzinare le emissioni, e servirà manodopera per farlo.