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  • Sabato 21 novembre 2020

Ci sono novità su una delle persone più ricercate dell’Asia

Il finanziere malaysiano Jho Low fuggì nel 2015 dopo aver sottratto miliardi di dollari con la complicità del primo ministro di allora. Al Jazeera sostiene di sapere dove si trovi

Manifestanti nel 2018 a Kuala Lumpur, la capitale della Malaysia, rappresentano Jho Low come un pirata. (AP Photo/Sadiq Asyraf, File)
Manifestanti nel 2018 a Kuala Lumpur, la capitale della Malaysia, rappresentano Jho Low come un pirata. (AP Photo/Sadiq Asyraf, File)

La rete televisiva al Jazeera ha pubblicato pochi giorni fa un documentario in due puntate sul finanziere malaysiano Jho Low, una delle persone più ricercate di tutta l’Asia per il suo coinvolgimento in un enorme scandalo finanziario che riguarda il fondo di investimenti 1MDB. Low, che è considerato l’ideatore di un furto di miliardi di dollari, è in fuga da anni, mentre molte altre persone coinvolte nello scandalo sono in prigione o sotto processo. Nel documentario, c’è una registrazione in cui Low parla dei suoi affari e tenta di trattare per il ritiro delle accuse contro di lui (è una notizia, perché dal momento della fuga Low ha comunicato in pubblico prevalentemente tramite il suo sito internet, con messaggi scritti dai suoi avvocati). Al Jazeera, inoltre, sostiene che il finanziere sarebbe rifugiato a Macao.

Lo scandalo 1MDB scoppiò nel 2015, dopo che il Wall Street Journal e alcuni giornali locali della Malaysia si accorsero che il fondo d’investimento creato dal governo per sostenere lo sviluppo economico del paese era in forte debito, e che centinaia di milioni di dollari che avrebbero dovuto essere investiti in realtà si trovavano in conti riconducibili al primo ministro malaysiano Najib Razak e ai suoi sodali e collaboratori, tra cui Jho Low. Il fondo 1MDB era stato fondato nel 2009 e l’anno successivo, con l’ascesa al potere di Najib, era stato rinominato 1MDB e trasformato in un veicolo di investimento che, almeno secondo i piani, avrebbe dovuto finanziare progetti di sviluppo economico in Malaysia. Il fondo si sarebbe dovuto finanziare tramite l’emissione di bond. Jho Low, un giovane finanziere già vicino alla famiglia Najib, non ha mai avuto incarichi ufficiali all’interno di 1MDB, ma è considerato l’ideatore di tutto il progetto. Le indagini lo descrivono come un consigliere di Najib con molto potere decisionale.

Il primo e più celebre affare di 1MDB fu l’investimento di un miliardo di dollari nella semisconosciuta compagnia petrolifera saudita PetroSaudi, approvato nel 2010: 1MDB e PetroSaudi avrebbero dovuto formare una joint venture per realizzare progetti di sviluppo del settore dell’energia. Del miliardo promesso, però, soltanto 300 milioni arrivarono a PetroSaudi: gli altri 700 finirono in conti non legati al progetto, che poi, si scoprirà, erano collegati a Najib. Negli anni successivi 1MDB condusse altri affari poco chiari che adesso i tribunali stanno analizzando e che non hanno portato sviluppo e prosperità alla Malaysia. Per farlo, si indebitò enormemente, anche all’estero, ed emise alcuni bond grazie ai servizi della banca americana Goldman Sachs, che guadagnò centinaia di milioni di dollari in commissioni.

L’ex primo ministro malaysiano Najib Razak dopo la sua condanna a luglio. (Credit Image: © Kepy/ZUMA Wire)

Quando lo scandalo fu scoperto, nel 2015, 1MDB era indebitato per 11 miliardi di dollari e un tribunale svizzero ha stimato che quattro miliardi sarebbero stati sottratti e sarebbero finiti in conti correnti controllati da Najib e altre persone, tra cui Jho Low. Secondo altre stime i miliardi sottratti sarebbero sette. Najib avrebbe usato questi soldi per finanziare le sue campagne elettorali, ma anche per sostenere uno stile di vita lussuoso: quando la polizia perquisì la sua casa, nel 2018, sequestrò beni di lusso per un valore complessivo di 270 milioni di dollari, tra cui 284 scatole contenenti borse firmate, 30 milioni di dollari in contanti e una gran quantità di gioielli.

Ma le spese più eccessive furono quelle di Jho Low, che, secondo le accuse, usò i soldi sottratti per pagarsi una vita di enorme lusso e molto pubblicizzata. Tra le altre cose, in quel periodo Low era famoso per le feste con molti personaggi famosi internazionali, si comprò case di lusso in molte città del mondo, dipinti di Monet e di Basquiat, un superyacht da oltre 90 metri che chiamò Equanimity. Inoltre – questa è probabilmente la cosa per cui è più celebre in occidente – assieme al figliastro di Najib, Riza Aziz, finanziò alcuni film di Hollywood, tra cui The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio.

– Leggi anche: Le accuse contro il fondo malese che finanziò Wolf of Wall Street

Quando scoppiò lo scandalo, nel 2015, in Malaysia ci furono enormi proteste di piazza. Najib tentò di rimanere al potere, licenziò il suo vice primo ministro e il procuratore generale che avevano sollevato perplessità sulla vicenda, ma alla fine perse le elezioni contro Mahathir Mohamad, che era già stato primo ministro tra il 1981 e il 2003, governando il paese con metodi autoritari, e che al momento dell’elezione aveva 92 anni. Dopo l’elezione di Mahathir cominciarono le inchieste. Contro Najib sono stati aperti tre processi e gli sono stati attribuiti 42 capi di imputazione in totale, tra cui corruzione, abuso di potere e riciclaggio di denaro. Uno dei processi è finito lo scorso luglio con una condanna a 12 anni (Najib è libero su cauzione, in attesa dell’appello).

Anche Goldman Sachs è stata coinvolta in numerose inchieste, e lo scorso ottobre la sezione malaysiana della banca si è dichiarata colpevole di corruzione, perché avrebbe pagato un miliardo di dollari in tangenti pur di gestire gli affari di 1MDB. Finora, la banca americana ha dovuto pagare quasi 6 miliardi di dollari in rimborsi e multe. A parte la Malaysia, sono aperte inchieste su 1MDB in dieci paesi del mondo, tra cui gli Stati Uniti, la Svizzera, l’Australia, il Regno Unito.

Lo yacht Equanimity, comprato da Jho Low e sequestrato dal governo malaysiano. (EPA/AHMAD YUSNI)

Jho Low, nel frattempo, è sparito. Nell’agosto del 2018 i procuratori malaysiani emisero un mandato d’arresto contro di lui, ma Low aveva già lasciato il paese da tempo. Da allora, non si sa praticamente più niente sul suo conto, anche se circolano molte voci di spostamento su aerei privati in varie località del mondo. Low è ricercato da Malaysia, Stati Uniti e Singapore, e c’è un mandato d’arresto internazionale dell’Interpol contro di lui. Finora le uniche notizie che si hanno su di lui provengono dal suo sito internet, che contiene vari comunicati, prodotti in gran parte dai suoi avvocati. A gennaio del 2020 ha rilasciato un’intervista allo Straits Times, quotidiano di Singapore, in cui nega tutte le accuse.

Il documentario di al Jazeera appena uscito è interessante perché contiene una registrazione inedita risalente al 2018 in cui Low cerca di negoziare con il governo della Malaysia il ritiro delle accuse in cambio della restituzione di enormi capitali — senza però mai ammettere la propria colpevolezza. Non è chiaro con chi stia parlando Low, al Jazeera dice che si tratta di conversazioni telefoniche con funzionari del governo di Mahathir.

Negli audio, Low nega di aver commesso crimini, e addossa gran parte delle responsabilità a Najib, che, dice, in quanto ministro delle Finanze prendeva tutte le decisioni (Najib era primo ministro e ministro delle Finanze ad interim). Fa anche accuse impossibili da provare nei confronti di Najib, come quella di aver speso circa 500 milioni di dollari in gioielli per sé e per la sua famiglia. Conferma anche una delle principali accuse nei confronti di Najib: che il miliardo di dollari trovato nei conti in banca dell’ex primo ministro non sarebbe un dono del re saudita Abdullah bin Abdulaziz, come da lui sostenuto, ma proverrebbe da 1MDB. Accusando Najib, Low cerca di ottenere buone condizioni per se stesso: chiede che in cambio di collaborazione e della restituzione di tutti gli asset la Malaysia rinunci al mandato di cattura internazionale dell’Interpol. Questo non è avvenuto.

– Leggi anche: Il nuovo primo ministro della Malaysia

Al Jazeera, inoltre, ha documenti che proverebbero alcuni spostamenti di Low nel corso dei mesi: nel novembre del 2019, per esempio, si sarebbe spostato con aerei privati da Bangkok a Dubai, passando per Ahmedabad, in India, con un passaporto emesso dal piccolo arcipelago caraibico di Grenada. Low aveva anche passaporti emessi da Saint Kitts and Nevis, un altro stato caraibico, e da Cipro, ma questi ultimi gli sono stati ritirati. Soprattutto, al Jazeera sostiene di aver individuato dove Low abbia il suo rifugio stabile: a Macao, la città cinese semiautonoma e famosa per i casinò. Questa non è una novità: già da tempo il governo malaysiano sostiene che si trovi lì, e la Cina ha sempre negato. Adesso però al Jazeera sostiene di avere fonti solide secondo cui Low sarebbe a Macao «almeno dal febbraio del 2018 nella casa di un esponente di alto livello del Partito comunista cinese». Questa è una notizia, e implicherebbe una protezione esplicita da parte del governo della Cina.

Arrestare Jho Low sarebbe importante per il governo della Malaysia, perché una porzione dei soldi sottratti a 1MDB non è ancora stata recuperata, e gli inquirenti ritengono che l’ex finanziere possa avere informazioni importanti a proposito. Negli ultimi tempi però ci sono dubbi sull’andamento delle inchieste. A febbraio di quest’anno, dopo una crisi politica molto dura e ambigua, Mahathir ha perso l’incarico di primo ministro che aveva ottenuto meno di due anni prima, è stato espulso dal suo partito ed è uscito, a 94 anni, dalla vita politica del paese. La nuova coalizione nazionalista al governo ha tra i suoi alleati il partito di Najib.