(Omar Marques/Getty Images)

Ungheria e Polonia hanno messo il veto sul nuovo bilancio europeo

Sono contrarie al nuovo meccanismo per far rispettare lo stato di diritto nei paesi europei, e quindi hanno bloccato l'intero bilancio: alcuni sostengono sia solo un bluff

(Omar Marques/Getty Images)

Nella riunione di oggi del Consiglio dell’Unione Europea, l’organo comunitario che comprende i rappresentanti dei governi dei 27 stati membri, Ungheria e Polonia hanno posto il veto su uno dei pilastri del nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, valido fra 2021 e 2027. A causa del veto di oggi non è stato possibile ratificare l’accordo sull’intero bilancio, che comprende anche il cosiddetto Recovery Fund. L’accordo sarà discusso di nuovo nel Consiglio Europeo che si terrà fra il 9 e il 10 dicembre, l’organismo dove siedono i capi di stato e di governo.

«Se l’Ungheria metterà davvero il suo veto ci sarà una nuova crisi», aveva avvertito prima della riunione un diplomatico europeo parlando con Reuters. «Siamo tornati in crisi», ha certificato una fonte europea alla corrispondente del Financial Times dalle istituzioni europee, Mehreen Khan.

Ungheria e Polonia avevano anticipato il loro veto dopo che Consiglio e Parlamento avevano trovato un accordo – che non richiedeva l’unanimità in sede di Consiglio – sul nuovo meccanismo per far rispettare lo stato di diritto, un altro importante pezzo del nuovo bilancio. Ungheria e Polonia sono due stati a guida semi-autoritaria che da anni si oppongono a controlli più stringenti sui fondi europei, che ricevono in quantità ingente e utilizzano per rafforzare il controllo sull’economia e la politica da parte della propria classe dirigente.

Con l’entrata in vigore del nuovo meccanismo, che oggi è stato approvato nella stessa riunione perché per via di una questiona tecnica non richiedeva l’unanimità, entrambi otterranno quasi sicuramente sanzioni o riduzioni dei propri fondi.

Scendendo nei particolari, il voto di oggi è avvenuto nel COREPER di secondo livello, cioè la riunione dei capi delle ambasciate all’UE dei vari paesi membri, considerati alla stregua di ministri dei governi. Ungheria e Polonia si sono opposte alla misura sulle cosiddette Risorse Proprie: cioè la nuova legge che permetterà all’Unione Europea di emettere titoli comunitari da collocare sul mercato finanziario e finanziare così il Recovery Fund e altri importanti pezzi del nuovo bilancio pluriennale.

– Leggi anche: La trattativa sul nuovo bilancio europeo, spiegata

Non è chiaro cosa succederà nelle prossime settimane: diversi funzionari europei sono convinti che Ungheria e Polonia potrebbero cedere, magari di fronte alla prospettiva di ottenere ancora più soldi, anche perché non possono permettersi di ricevere i fondi del nuovo bilancio in ritardo. L’economia ungherese, infatti, sta in piedi soprattutto grazie ai fondi europei. Dall’attuale bilancio pluriennale 2014-2020 ha ottenuto quasi 30 miliardi di euro: un’enormità, in un paese che ha un PIL annuale da 160 miliardi.

Altri ritengono che i due paesi non cederanno finché il nuovo meccanismo per far rispettare lo stato di diritto non sarà modificato e diluito, dato che col compromesso attuale – uscito comunque piuttosto annacquato dai negoziati fra Parlamento, che chiedeva misure più severe, e Consiglio – rischiano seriamente di perdere accesso a parte dei fondi.

Una terza opzione sul tavolo – ne ha scritto l’analista economica Silvia Merler su Twitter – è che gli altri 25 paesi minaccino di separare il Recovery Fund dal bilancio, istituendolo con un trattato intergovernativo simile a quello con cui nacque il MES. In questo modo Polonia e Ungheria verrebbero tagliate fuori: cosa che ovviamente non possono permettersi, data la loro dipendenza dai fondi europei. Altri, come l’ex funzionario della BCE Lucas Guttenberg, ritengono che spostare il Recovery Fund al di fuori del bilancio non sarebbe così semplice, e lo esporrebbe agli stessi problemi di cui soffre il MES (la cui ultima linea di credito per arginare le conseguenze economiche della pandemia non è stata utilizzata da nessuno).

Nei prossimi giorni si capirà quale sarà la strategia dei governi europei più influenti, fra cui soprattutto quello tedesco (che ha lavorato attivamente agli accordi sul bilancio europeo, dato che da qualche mese mantiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE). «Il potere di veto è obsoleto per l’UE e dannoso per chi la esercita», ha commentato il ministro italiano per gli Affari Europei, Enzo Amendola, aggiungendo che sul Rocovery Fund e il nuovo bilancio «non si può perdere tempo».