I parlamentari pro-democrazia di Hong Kong, lunedì 9 novembre, dopo una conferenza stampa in cui avevano annunciato che si sarebbero dimessi in massa se qualcuno di loro fosse stato espulso (AP/Vincent Yu)
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  • mercoledì 11 Novembre 2020

A Hong Kong tutti i parlamentari di opposizione si dimetteranno

La decisione è stata presa dopo che il governo aveva espulso altri quattro parlamentari democratici con l'accusa di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale

I parlamentari pro-democrazia di Hong Kong, lunedì 9 novembre, dopo una conferenza stampa in cui avevano annunciato che si sarebbero dimessi in massa se qualcuno di loro fosse stato espulso (AP/Vincent Yu)

Mercoledì tutti i membri dell’opposizione democratica del parlamento di Hong Kong hanno annunciato che si dimetteranno dopo che il governo ha espulso quattro parlamentari pro-democrazia dal parlamento con l’accusa di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale. I quattro parlamentari sono stati espulsi dopo che il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo cinese ha approvato una risoluzione che permette al governo di Hong Kong di destituire direttamente dal loro incarico, aggirando il sistema giudiziario, i parlamentari che sostengano l’indipendenza di Hong Kong dalla Cina.

La risoluzione prevede l’espulsione dal parlamento per chiunque si rifiuti di riconoscere la sovranità della Cina su Hong Kong o cerchi aiuto da «paesi stranieri per interferire negli affari della regione» così come «altri atti che mettano in pericolo la sicurezza nazionale». I quattro parlamentari espulsi sono Alvin Yeung, Kwok Ka-ki, Dennis Kwok e Kenneth Leung.

A tutti e quattro i parlamentari, e ad altri 8 membri dell’opposizioni tra cui l’attivista Joshua Wong, era già stato impedito di candidarsi alle elezioni legislative originariamente previste  per il 6 settembre, ma rinviate in seguito al peggioramento della situazione dell’epidemia da coronavirus.

Le autorità avevano spiegato che le esclusioni dalle elezioni erano state decise perché i 12 candidati non si erano dimostrati leali alla costituzione di Hong Kong e al governo Cinese, citando tra le altre cose la promozione dell’indipendenza di Hong Kong e l’opposizione alla legge sulla sicurezza nazionale che ha dato alla Cina maggiori poteri negli affari interni di Hong Kong.

Il Consiglio Legislativo, il parlamento monocamerale di Hong Kong, è composto da 70 membri: 35 sono eletti, 30 sono attribuiti in base al voto di piccoli gruppi di interesse (banche, associazioni di imprenditori e commercianti) e 5 sono assegnati ai consiglieri distrettuali.

Alla fine di giugno il Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo, il massimo organo legislativo cinese, aveva approvato la controversa legge sulla sicurezza nazionale che ha dato alla Cina un maggiore controllo su Hong Kong. Il provvedimento aveva ottenuto il via libera definitivo dal Comitato con un voto unanime e proprio alla vigilia del 23esimo anniversario del ritorno di Hong Kong alla Cina.

La nuova legge prevede l’istituzione di una commissione per la gestione della sicurezza nazionale che risponda direttamente al governo di Pechino. La legge prevede che la polizia locale possa arrestare chiunque sia accusato di compiere «attività terroristiche» e atti di «sedizione, sovversione e secessione», formule che molti hanno interpretato come un tentativo di reprimere le proteste a favore della democrazia che andavano avanti da circa un anno a Hong Kong.