La coda fuori da un seggio elettorale a Des Moines, Iowa. (Mario Tama/Getty Images)
  • Mondo
  • martedì 3 Novembre 2020

La situazione negli stati in bilico

Cosa dicono i sondaggi sugli stati contesi tra Donald Trump e Joe Biden, che saranno decisivi alle elezioni statunitensi di oggi

La coda fuori da un seggio elettorale a Des Moines, Iowa. (Mario Tama/Getty Images)

Come è noto, le elezioni presidenziali degli Stati Uniti non si tengono con un unico voto nazionale: i candidati competono dentro i singoli stati americani, e diventa presidente chi ottiene la vittoria in abbastanza stati – e in stati grandi abbastanza – da ottenere 270 “grandi elettori”, le persone messe in palio da ogni stato che poi andranno formalmente a eleggere il presidente a dicembre. Questo passaggio è puramente formale: ai fini di capire chi vincerà e chi no i “grandi elettori” si possono considerare come dei punti. Il totale dei punti in palio è 538, vince chi se ne aggiudica almeno 270.

– Leggi anche: Come possono vincere Trump e Biden: le strategie

Sulla base dei precedenti e dei dati dei sondaggi, in circa 40 stati è già possibile dire chi vincerà fra Donald Trump e Joe Biden: in entrambi i casi però gli stati sicuri non sono abbastanza per arrivare a 270 grandi elettori. Per questo motivo la campagna elettorale e le attenzioni dei media si concentrano sui cosiddetti stati in bilico, cioè gli stati nei quali Biden e Trump sono vicini e che quindi possono andare da una parte o dall’altra. Saranno questi stati di fatto a decidere chi diventerà presidente. Sul piano strategico, Biden parte da una posizione migliore: potendo contare su più stati sicuri rispetto a Trump, gli basta vincere in tre o quattro di questi stati in bilico per diventare presidente. Trump invece deve vincere in quasi tutti, come fece nel 2016.

Vediamo la situazione stato per stato. I dati sui sondaggi sono una media ponderata e realizzata da FiveThirtyEight, uno dei più accurati siti americani che aggregano e valutano i sondaggi politici.

Texas – 38 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Trump +1,2%
È stato considerato a lungo lo stato conservatore per eccellenza, ma da diversi anni non è più così: l’arrivo di milioni di persone dagli altri stati americani, attratti da un’economia molto dinamica, l’aumento della popolazione latinoamericana e il peso delle aree urbane sempre più grandi ha permesso ai Democratici di guadagnare molto terreno. Barack Obama nel 2012 perse in Texas con un margine di 16 punti, Hillary Clinton nel 2016 con un margine di 9 punti, nel 2018 un candidato del Partito Democratico al Senato arrivò a due punti dalla vittoria. Quest’anno l’affluenza sarà altissima, dato che questa è la più contesa campagna elettorale in Texas da cinquant’anni: i voti espressi in anticipo o per posta hanno già superato il totale dei voti espressi nel 2016.

Florida – 29 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +2,5%
C’è uno stato in bilico più in bilico della Florida? La composizione demografica di questo stato rende le elezioni sempre molto equilibrate – le ultime tre presidenziali sono state decise da distacchi inferiori ai tre punti percentuali – e nel 2000 un risultato molto equilibrato portò l’esito del voto davanti alla Corte Suprema. Ci sono molti bianchi anziani, che una volta in pensione si trasferiscono in Florida da ogni parte d’America in cerca di clima mite e strutture rivolte agli anziani; c’è una grande area urbana attorno a Miami ma anche una grande area rurale, il cosiddetto Panhandle; ci sono molti latinoamericani di origini cubane e venezuelane, che tendono a votare per il Partito Repubblicano.

Pennsylvania – 20 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +4,6%
È il più grande e popoloso fra i tre stati nordorientali che quattro anni fa furono vinti a sorpresa da Donald Trump, e quello al centro degli ultimi giorni di campagna elettorale. Ha due grandi aree urbane attorno a Philadelphia e Pittsburgh dove i Democratici sono molti forti, ma anche un’estesa area rurale centrale dove i Repubblicani vanno per la maggiore. Un tempo era una roccaforte dei Democratici ma il progressivo spostamento a destra della classe operaia dello stato – soprattutto uomini bianchi senza un alto titolo di studio – ha reso i Repubblicani sempre più competitivi.

Ohio – 18 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Trump +0,7%
Una volta era lo stato in bilico per eccellenza, ora non più: in Ohio si osserva lo stesso spostamento a destra della classe operaia bianca, ma senza grandi aree urbane o forti presenze di minoranze etniche che altrove riequilibrano la situazione. Quattro anni fa Trump vinse con otto punti di vantaggio, ma Biden ha recuperato consensi tra gli elettori bianchi e ha reso la partita contendibile.

Georgia – 16 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +1,1%
Negli ultimi 36 anni soltanto una volta – nel 1992, con Bill Clinton – un candidato dei Democratici ha vinto in Georgia. Ma la Georgia è uno stato con un’ampia popolazione afroamericana e i Democratici hanno lavorato molto negli ultimi anni per aumentare il coinvolgimento e la rappresentanza degli elettori neri in Georgia. Nel 2018 la loro candidata a governatrice, Stacey Abrams, non vinse per appena lo 0,4 per cento dei voti.

North Carolina – 15 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +1,8%
Stato di mezzo tra sud e nord, ha sempre avuto una storia difficile da etichettare: fu il più riluttante fra gli stati che dichiararono la secessione nell’Ottocento, fu dominato dai Democratici tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, poi cominciò a votare più stabilmente con i Repubblicani. Da dieci anni a questa parte è diventato meno basato sull’agricoltura e più urbano, e ha attratto molti laureati da ogni parte d’America. Nel 2008 per Obama, nel 2012 per Romney, nel 2016 per Trump: ma sempre con un piccolo distacco.

Michigan – 16 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +8%
È lo stato dell’industria dell’auto e dei più forti sindacati americani, ma è anche lo stato di Detroit e Flint, dove vivono moltissimi afroamericani. Quattro anni fa a sorpresa vinse Donald Trump, con un distacco minimo: diecimila voti su cinque milioni, lo 0,2 per cento.

Arizona – 11 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +2,6%
Uno degli stati del sud ovest che negli ultimi vent’anni sono cresciuti di più economicamente e quindi anche uno di quelli che sono cambiati di più, diventando più giovane, più urbano e più cosmopolita. I Repubblicani hanno dominato a lungo la politica locale ma da qualche anno incontrano sempre maggiori difficoltà: nel 2018 hanno perso uno dei due seggi al Senato, quest’anno probabilmente perderanno anche il secondo.

Wisconsin – 10 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Biden +8,4%
Terzo dei tre stati in cui Trump vinse a sorpresa quattro anni fa, e quello dove oggi sembra messo peggio: ma anche quello dove i Repubblicani hanno ottenuto le maggiori vittorie nell’ultimo decennio. Eppure Biden ha avuto solo ottimi sondaggi dal Wisconsin, e qualche giorno fa uno lo ha dato addirittura 17 punti avanti. È uno dei posti in cui non può permettersi di perdere, se vuole diventare presidente.

Minnesota – 10 grandi elettori – nel 2016 votò per Hillary Clinton – oggi: Biden +9,1%
Uno stato del nord molto bianco di cui si è parlato tantissimo quest’anno: è lo stato dove alla fine di maggio un uomo afroamericano, George Floyd, fu ucciso dalla polizia, dando inizio a grandi e partecipate manifestazioni di protesta contro il razzismo in tutti gli Stati Uniti. Quattro anni fa vinse Hillary Clinton, ma di poco: il Partito Repubblicano aveva dichiarate intenzioni di strapparlo ai Democratici. Fin qui però i sondaggi hanno sempre dato Biden molto avanti.

Iowa – 6 grandi elettori – nel 2016 votò per Donald Trump – oggi: Trump 1,3%
È un piccolo stato rurale e agricolo del Midwest, noto soprattutto per essere il primo da cui cominciano le primarie. Barack Obama vinse due volte in Iowa ma quattro anni fa Trump ottenne una larga vittoria. Pochi pensavano che quest’anno potesse essere contendibile, eppure sembra che lo sia: ma qualche giorno fa il più autorevole sondaggio dello stato ha dato Trump avanti di 7 punti su Biden.

Nevada – 6 grandi elettori – nel 2016 votò per Hillary Clinton – oggi: Biden +4,3%
Per gran parte è vuoto, deserto: ma ha due grandi aree urbane – Reno e Las Vegas – con una folta comunità latinoamericana e una forte presenza dei sindacati. I Democratici vincono da tre presidenziali consecutive ma in questi anni la popolarità di Trump tra i latinoamericani è cresciuta, specialmente tra quelli più anziani, mentre Biden sta faticando con i latinoamericani più giovani.

Nebraska-2 – 1 grande elettore – nel 2016 votò per Donald Trump – Biden +3,8%
Il Nebraska e il Maine assegnano i loro grandi elettori in modo diverso dagli altri stati americani: in parte li danno a chi prende più voti sul piano nazionale, ma poi ne danno uno a ogni candidato che ottenga la maggioranza in ognuno dei collegi in cui è diviso lo stato. Uno di questi, il secondo, comprende l’area urbana di Omaha e da qualche tempo viene conteso tra Repubblicani e Democratici. Nel 2008 vinse Obama, nel 2012 vinse Romney, nel 2016 vinse Trump.

Maine-2 – 1 grande elettore – nel 2016 votò per Donald Trump – Biden +3,2%
Il metodo è lo stesso del Nebraska, il collegio è il secondo: uno dei più grandi collegi rurali di tutto il paese. Dopo aver votato a lungo per i Repubblicani, dagli anni Novanta è passato con i Democratici, ma nel 2016 ebbe la meglio Trump. La popolazione è quasi completamente bianca ed è molto radicato l’allevamento degli astici: i dazi della Cina hanno molto danneggiato gli imprenditori locali, che sono stati coperti di sussidi dall’amministrazione Trump.