Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista durante la trasmissione "In mezz'ora", Roma, 25 febbraio 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Che succede nel Movimento 5 Stelle

Da tempo, si parla di tensioni tra due diverse aree interne soprattutto sulla guida del partito e sulle future alleanze, ma c'entrano anche la gestione dei fondi, Rousseau e il ruolo di Davide Casaleggio

Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista durante la trasmissione "In mezz'ora", Roma, 25 febbraio 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Il Movimento 5 Stelle è il partito di maggioranza relativa in Parlamento e il principale sostegno politico del governo di Giuseppe Conte, ma non se la passa molto bene. Alle ultime regionali ha ottenuto risultati scarsi e ha perso molti consensi, in questo momento non ha un leader – è guidato provvisoriamente dal reggente Vito Crimi, dopo le dimissioni di Luigi Di Maio – ed è ormai da tempo che si parla, su varie questioni, di tensioni e rotture.

Semplificando, è possibile dire che al suo interno esistano in questo momento due fronti contrapposti: uno più istituzionale e governista e l’altro che mette in discussione, tra le altre cose, la stessa alleanza con il Partito Democratico. Del primo fanno parte Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e fino a pochi mesi fa capo politico del partito, e Vito Crimi; dell’altro Davide Casaleggio, presidente dell’Associazione Rousseau, e Alessandro Di Battista, che aveva deciso di non ricandidarsi alle ultime elezioni politiche e che è stato a lungo uno dei più popolari dirigenti del Movimento 5 Stelle. Un momento fondamentale per capire come andranno le cose all’interno del partito saranno gli “stati generali”.

Gli “stati generali”
I cosiddetti “stati generali” per eleggere il nuovo capo politico e riorganizzare il partito si sarebbero dovuti tenere in primavera, ma poi sono stati rinviati. A metà ottobre sono iniziati su Zoom con una serie di incontri provinciali (per città grandi come Roma) e regionali. Si concluderanno il 14 e 15 novembre con un appuntamento nazionale online, al quale prenderanno parte 305 rappresentanti scelti direttamente dai territori. I temi al centro della discussione, stando al programma, sono principalmente tre: agenda politica, organizzazione e struttura del partito, principi e regole. I documenti regionali su questi tre punti saranno poi la base per il confronto di metà novembre, al termine del quale verrà prodotto un documento conclusivo.

Il partito dovrebbe, tra le altre cose, decidere il ruolo di Davide Casaleggio per quanto riguarda la gestione della cassa e la piattaforma Rousseau (la piattaforma internet utilizzata per le votazioni interne al Movimento). Dovrebbe discutere di chi vuole alla guida (un capo politico o un organo collegiale), se mettere in discussione oppure no il limite ai due mandati (questione che in molti vorrebbero rimandare perché rischierebbe di spaccare il gruppo parlamentare, mettendo in crisi anche la maggioranza di governo) e dovrebbe prendere una decisione sulle future alleanze.

L’area critica di Di Battista e l’area governista di Di Maio
Negli ultimi anni, Alessandro Di Battista ha criticato spesso la gestione e le scelte di Luigi Di Maio, fino a pochi mesi fa capo politico del partito. A fine settembre, in diretta su Facebook, aveva commentato i risultati delle elezioni regionali sostenendo che il partito stesse attraversando il peggior momento di crisi della sua storia. Qualche giorno dopo, in un’intervista a Piazza Pulita, aveva detto che l’alleanza «strutturale» con il Partito Democratico era «la morte nera» e che con una legge elettorale proporzionale – proposta dalla maggioranza di governo e il cui testo base era stato scritto già a gennaio dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, esponente del Movimento 5 Stelle – il M5S stesso avrebbe rischiato di diventare come l’UDEUR, il partito fondato da Clemente Mastella, a suo dire «buono più per la gestione di poltrone e di carriere». Nell’intervista, Di Battista aveva anticipato alcuni temi contenuti in un post di Davide Casaleggio pubblicato a inizio ottobre sul Blog delle Stelle, l’organo ufficiale del Movimento 5 Stelle.

Nel post, che si intitola “Noi Siamo Movimento”, Casaleggio sostanzialmente accusava la dirigenza di aver snaturato il M5S e citava il «partitismo» riferendosi ai metodi e alle organizzazioni dei partiti di una volta, quelli che a suo dire prendono «i finanziamenti pubblici», non credono che ci sia un limite ai mandati parlamentari e creano «strutture stipendiate per ex eletti».

Le critiche di Di Battista e Casaleggio sono condivise anche da nove tra parlamentari, europarlamentari e amministratori, tra cui l’ex ministra Barbara Lezzi e l’europarlamentare Ignazio Corrao. In una nota, in vista degli “stati generali”, i nove hanno dichiarato di voler fare «una scelta di campo» e di aver deciso dunque «di lavorare insieme ad Alessandro Di Battista». Senza mettere in discussione il sostegno al governo, dicono di essere contrari «all’ipotesi ventilata da alcuni di legare il Movimento strutturalmente ad un partito di establishment come il Pd» e di voler dunque tornare ai «valori identitari del Movimento 5 Stelle». Tra i firmatari della nota ci sono gli europarlamentari Ignazio Corrao, Eleonora Evi, Rosa D’Amato e Piernicola Pedicini che, in occasione del voto sulla riforma europea della politica agricola, hanno votato in dissenso con la linea ufficiale del gruppo M5S: oltre a loro ha votato diversamente dal gruppo anche Laura Ferrara.

A seguito di questo episodio, alcuni giornali hanno ipotizzato che la scissione del M5S potesse partire proprio da Bruxelles o che potesse esserci, comunque, una scissione all’interno del gruppo al parlamento europeo. Quest’ultima possibilità è stata definita «concreta», da Corrao. Precisando che «quello che accade al Parlamento europeo non c’entra niente con quello che succede a Roma», Corrao ha comunque spiegato che «c’è una parte che è rimasta sul programma e sulle battaglie ambientaliste che abbiamo portato avanti in questi anni e una parte che bussa ai gruppi di potere dell’establishment. Tutto legittimo ma le posizioni sono diventate sempre più distanti».

Nel frattempo, Luigi Di Maio ha presentato su Facebook una “mappa” per il futuro del Movimento, indicando una linea politica ben precisa: quella, di fatto, dell’ala governista che rappresenta e di cui fa parte anche Crimi, e che è molto lontana dalle posizioni di Di Battista e di chi gli è vicino. Di Maio ha chiesto che il M5S venga guidato da un organo collegiale e non da un capo politico, ha parlato di «alleanze programmatiche per avere nuovi sindaci e presidenti di Regione M5S» e ha fatto riferimento alla necessità di collocare «chiaramente il Movimento in una famiglia europea, per poter essere più incisivi nelle decisioni che riguardano la nostra Nazione e il nostro continente» (i parlamentari del M5S non sono iscritti ad alcun gruppo, cosa che limita moltissimo la loro attività parlamentare). Tra i punti per lui fondamentali, Di Maio ha infine incluso il finanziamento diretto degli attivisti, questione che da settimane oppone la dirigenza del partito a Davide Casaleggio.

Rousseau: soldi e dati
Rousseau è un normalissimo sito internet con una specie di “area riservata” a cui hanno accesso gli iscritti certificati del Movimento 5 Stelle: possono partecipare a una serie di attività del partito e alle votazioni interne. Rousseau non è uno strumento di proprietà del Movimento 5 Stelle né è gestito direttamente dal partito. È invece in mano all’Associazione Rousseau, un’associazione senza scopo di lucro fondata da Gianroberto Casaleggio e ora controllata da suo figlio Davide insieme ad altri soci. E da tempo è al centro di diverse controversie interne.

A metà ottobre, Luigi Di Maio aveva chiesto esplicitamente che «la cassa attualmente gestita da Rousseau passasse al movimento», aggiungendo che parte di quei fondi dovesse arrivare ai territori e agli attivisti. L’associazione aveva replicato che i circa 1,3 milioni di euro derivanti dai contributi dei parlamentari e dalle donazioni private, venivano utilizzati per garantire una serie di servizi agli iscritti e agli eletti, e che comunque le cifre gestite erano inferiori a quelle derivanti dai trasferimenti da parte del Parlamento ai gruppi e che i gruppi amministrano per conto loro. Il 25 ottobre, il Movimento ha comunque deciso di non affidare a Rousseau, ma alla società torinese Avventura Urbana, il compito di seguire i lavori degli “stati generali” da sintetizzare poi in un documento conclusivo.

L’altra questione legata a Rousseau riguarda la gestione dei dati. «Da giorni» spiega Repubblica «è in corso un braccio di ferro per portare la banca dati della piattaforma Rousseau, con i suoi circa 180 mila iscritti, nella disponibilità del Movimento. E sottrarla – col suo carico di nomi e recapiti – al controllo dell’associazione Rousseau, ovvero del suo titolare unico: Davide Casaleggio». All’associazione resterebbe comunque un’altra banca dati, quasi doppia in termini di dati rispetto a quella degli iscritti, e che comprende tutti i simpatizzanti che si sono registrati al Blog delle Stelle. Secondo alcuni giornali, gli iscritti al blog potrebbero essere la base di un ipotetico futuro movimento, nato da una scissione.

Nonostante gli “stati generali” siano già in corso (e siano stati comunque criticati anche per il modo in cui sono stati organizzati), la senatrice ed ex ministra Barbara Lezzi, l’europarlamentare Ignazio Corrao e Alessandro Di Battista ne hanno chiesto il rinvio: «Chi ha incarichi pubblici non dovrebbe in questo momento neppure avere un minuto di distrazione mentale dovuta a questioni interne. Io la vedo così» ha detto Di Battista. Vito Crimi, in una nota, ha però spiegato che in questo momento bisogna essere «solidi e compatti» e che la data non cambia: gli “stati generali” si concluderanno, come previsto, il 14 e 15 novembre. Politicamente, la proposta di Di Battista è stata interpretata come volontà di guadagnare tempo in vista di una futura scissione, e la risposta di Crimi come volontà di non voler concedere vantaggi alla corrente avversaria.