(Jean-Christophe Bott/Keystone via AP)
  • Mondo
  • sabato 17 Ottobre 2020

In Svizzera ci si comincia a preoccupare

I casi di coronavirus sono in forte aumento, ci sono sempre più ricoveri e mancano regole comuni su mascherine e distanziamento

(Jean-Christophe Bott/Keystone via AP)

Nelle ultime 24 ore in Svizzera, un paese con 8,5 milioni di abitanti, ci sono stati 3.105 nuovi positivi al coronavirus, e la progressione del contagio sta facendo preoccupare le autorità. Come già avviene in molti paesi europei, da qualche giorno i casi quotidiani sono al massimo storico: durante la prima ondata, la scorsa primavera, i positivi non erano mai stati più di 1.400 al giorno. Come altrove, i dati non sono paragonabili, e per esempio i morti continuano a essere relativamente pochi: venerdì sono stati 5.

Ma, dicono gli esperti, se l’aumento dei casi non sarà rallentato la situazione negli ospedali potrebbe presto peggiorare. Secondo i dati forniti quotidianamente dalle autorità federali svizzere, venerdì il tasso di positività dei tamponi, cioè la percentuale dei tamponi positivi sul totale, è stato dell’11,6 per cento. Un numero abbastanza alto, e molto in crescita: soltanto una settimana prima, il 9 ottobre, era del 6,5 per cento.

– Leggi anche: Il tasso di positività dei tamponi, spiegato

Giovedì a Berna c’è stato un vertice di crisi tra governo e cantoni sulla pandemia, il cui obiettivo esplicito era quello di evitare un nuovo lockdown. Durante la conferenza stampa dopo il vertice, Alain Berset, che è uno dei sette membri del Consiglio federale svizzero ed è a capo del dipartimento che si occupa di sanità, ha detto che «da qualche giorno ci troviamo davanti a una nuova dinamica, che è molto negativa e molto forte. Da una settimana circa la situazione in Svizzera si sta deteriorando più rapidamente che altrove» e che «queste cifre non ce le aspettavamo già a metà ottobre, bensì più tardi». Berset ha detto anche che i ricoveri in ospedale sono «in aumento», ma che la situazione è sotto controllo.

Le cose da sapere sul coronavirus

I medici degli ospedali, sentiti dai media svizzeri, sono tendenzialmente più preoccupati: come ha scritto Reuters, Jerome Pugin, capo del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale universitario di Ginevra (HUG), ha detto giovedì sera alla tv pubblica svizzera: «Dobbiamo avere il coraggio di usare il termine “seconda ondata”. Si parla molto di casi positivi, ma quello che vediamo è che le ospedalizzazioni stanno raddoppiando, triplicando e quadruplicando qui all’HUG, e i pazienti cominciano a tornare in terapia intensiva». Rudolf Hauri, che è il presidente dell’associazione dei medici cantonali, ha detto al giornale Tages-Anzeiger: «Temo che vedremo un forte aumento delle ospedalizzazioni nelle prossime due settimane».

– Leggi anche: Cosa sta succedendo a Milano

Nonostante la preoccupazione, dopo il vertice di crisi di giovedì il governo federale ha deciso di non prendere nessuna misura aggiuntiva: le autorità hanno soltanto invitato i cittadini a mantenere le misure di igiene e di distanziamento. Dopo la prima ondata, infatti, a partire da giugno in Svizzera le misure anti contagio sono state rimosse praticamente tutte. Una delle ultime, il divieto di organizzare eventi sopra ai 1.000 partecipanti, è stata eliminata il 1° ottobre, seppure con qualche eccezione e previa approvazione dei cantoni.

Attualmente il governo federale ha reso obbligatorio l’utilizzo delle mascherine soltanto sui mezzi pubblici: tutte le altre misure dipendono dai singoli cantoni, che per molto tempo dopo la prima ondata sono stati restii a promulgare norme severe: fino a pochi giorni fa, la mascherina era obbligatoria nei luoghi chiusi come i negozi e altri spazi chiusi soltanto in circa la metà dei 26 cantoni. Le cose stanno cambiando con l’aumento molto preoccupante dei contagi, anche se la situazione è ancora molto varia.

Il cantone di Basilea Città, per esempio, prevedeva l’obbligo di indossare la mascherina soltanto in negozi e centri commerciali, ma adesso l’ha esteso anche a tutti gli altri luoghi al chiuso, come ristoranti, istituzioni culturali e luoghi di culto. A Zurigo, l’obbligo di utilizzo della mascherina nei bar e ristoranti dove non tutti i coperti sono a sedere è cominciato il 15 ottobre. A Ginevra l’utilizzo della mascherina è stato esteso a tutti i luoghi chiusi, e agli eventi pubblici non possono partecipare più di 15 persone. Nel canton Ticino, da lunedì 19 ottobre sarà obbligatorio portare la mascherina nelle scuole superiori, a meno che non sia garantito un distanziamento di almeno un metro e mezzo.

– Leggi anche: Gli anziani e il vaccino contro il coronavirus

Venerdì la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità, dopo una riunione straordinaria, ha chiesto al governo federale di emanare norme comuni e valide per tutto il paese su utilizzo delle mascherine, distanziamento e lavoro da remoto. Anche se le decisioni sui provvedimenti da prendere spettano ai cantoni, infatti, il governo della Confederazione può comunque ordinare misure a livello federale. Virginie Masserey, responsabile del controllo delle malattie infettive presso l’Ufficio federale della sanità pubblica, ha detto che il governo agirà nei prossimi giorni.

Qualche giorno fa, Berset ha detto che c’è la possibilità che in caso di peggioramento della situazione si facciano lockdown localizzati. Anche questa decisione però spetta ai singoli cantoni.

Sempre venerdì, il governo federale ha stretto un accordo con l’azienda farmaceutica AstraZeneca per l’acquisto di 5,3 milioni di dosi di vaccino contro la COVID-19. Il contratto è basato sull’accordo stretto tra la Commissione Europea e AstraZeneca per la fornitura di 400 milioni di dosi e ha come tramite il governo svedese: anche se la Svizzera non fa parte dell’UE, la Svezia ordinerà dosi in eccesso e le rivenderà senza profitto. Ad agosto, il governo aveva concluso un accordo con la società di biotecnologie statunitense Moderna per la vendita di 4,5 milioni di dosi di un altro tipo di vaccino.