(Twitter/Greenpeace)
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  • giovedì 8 Ottobre 2020

In Kamchatka è in corso un disastro ambientale

Sulle spiagge della penisola russa sono stati trovati migliaia di animali morti: la causa non è ancora conosciuta

(Twitter/Greenpeace)

Negli scorsi giorni migliaia di animali marini morti sono stati ritrovati sulle spiagge della Kamchatka, la penisola sul mare di Bering, nell’oceano Pacifico, all’estremo oriente della Russia. Secondo le prime analisi a causare la morte degli animali sarebbe stato l’inquinamento del mare, in cui sono stati trovati idrocarburi e fenolo, un derivato del benzene, ben oltre i limiti massimi consentiti. Per l’associazione ambientalista Greenpeace, che ha parlato di «un disastro ecologico», le cause dell’inquinamento sono al momento ignote, ma si ipotizza che possa aver avuto origine da una discarica.

La Kamchatka è una penisola grande come l’Italia, ma è abitata da appena 300 mila persone. Si trova nell’estremo oriente della Russia, è lunga più di 1.200 chilometri e larga 500 nel suo punto di massima estensione. Martedì una squadra di Greenpeace Russia è andata nella regione per raccogliere testimonianze sulla situazione: Vasily Yablokov, un membro della squadra, ha detto che in diverse aree si poteva vedere «una schiuma giallastra sulla superficie del mare» e che, oltre a ciò, «l’acqua stessa era opaca».

Yablokov ha aggiunto che una massa di sostanze inquinanti «si muove lungo la costa non solo in superficie, ma anche in profondità». Greenpeace Russia inoltre ha spiegato che, dopo le prime verifiche, le autorità locali hanno detto che l’acqua conteneva una quantità di prodotti petroliferi quattro volte superiore ai limiti massimi consentiti e il fenolo in concentrazione 2,5 volte più alta rispetto ai limiti.

Nei video diffusi sui social network si vedono sulle spiagge decine di polpi, foche e altri animali marini morti. I residenti locali che frequentano quelle spiagge, e in particolare i surfisti, hanno manifestato sintomi da intossicazione come vomito, febbre, eruzioni cutanee e palpebre gonfie. Alcuni surfisti hanno detto di aver cominciato a sentirsi male circa tre settimane fa, a metà settembre. Rasul Gadzhiev, un surfista locale, ha detto alla BBC che uscendo dall’acqua aveva sentito un forte bruciore agli occhi. Alcuni surfisti hanno subito lesioni della cornea.

L’amministrazione regionale della Kamchatka mercoledì ha detto che ulteriori analisi sono in corso, che si stanno raccogliendo campioni dalle spiagge e dai fiumi, e che si stanno utilizzando anche droni per cercare le possibili origini dell’inquinamento. L’amministrazione ha confermato che già a fine settembre c’erano state segnalazioni che dicevano che le acque di alcune spiagge della Kamchatka avevano cambiato colore, con una spessa schiuma lattiginosa sulla superficie, e che avevano un forte odore sgradevole.

A seguito delle prime analisi gli scienziati incaricati delle indagini, durante un incontro con il governatore della Kamchatka Vladimir Solodov, hanno detto che la maggior parte degli animali sul fondo del mare sono morti. «Sulla spiaggia non abbiamo trovato nessun grande animale o uccello marino morto», ha detto lo scienziato Ivan Usatov. «Tuttavia, durante le immersioni, abbiamo scoperto che c’è una moria di massa di benthos (organismi che vivono sul fondo) a profondità comprese tra 10 e 15 metri. Il 95 per cento degli animali è morto. Alcuni grandi pesci, gamberetti e granchi sono sopravvissuti, ma sono pochi».

Gli scienziati hanno inoltre detto che l’area contaminata sarebbe molto più grande di quella che hanno esaminato, e stanno valutando se l’inquinamento possa essere dovuto alla fuoriuscita di sostanze tossiche da una vicina discarica, ma non si hanno ancora prove certe. In un comunicato ufficiale il governo russo ha detto che è stato aperto un procedimento penale sulle cause dell’inquinamento e che proseguono le analisi sui campioni prelevati.