Un manifestante sventola una bandiera del Kirghizistan durante le proteste contro i risultati delle ultime elezioni parlamentari, a Bishkek, in Kirghizistan, lunedì 5 ottobre 2020 (AP/Vladimir Voronin)
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  • mercoledì 7 Ottobre 2020

Che succede in Kirghizistan

Dopo le proteste di lunedì e l'annullamento delle elezioni, il primo ministro si è dimesso e il presidente Jeenbekov ha detto di essere pronto a fare lo stesso

Un manifestante sventola una bandiera del Kirghizistan durante le proteste contro i risultati delle ultime elezioni parlamentari, a Bishkek, in Kirghizistan, lunedì 5 ottobre 2020 (AP/Vladimir Voronin)

Il primo ministro del Kirghizistan Kubatbek Boronov si è dimesso dopo che martedì la Commissione elettorale aveva invalidato i risultati delle elezioni parlamentari di domenica. La decisione è arrivata in seguito alle grandi proteste dei manifestanti che avevano contestato i risultati, denunciando brogli e compravendita di voti. Le elezioni erano state vinte dai partiti Birimdik e Mekenim Kirghizistan, entrambi di centrosinistra, che sostengono il presidente socialdemocratico Jeenbekov. Oltre al primo ministro Boronov si è dimesso anche Dastan Jumabekov, il presidente del parlamento.

Martedì, in una sessione straordinaria del parlamento, che durante la notte era stato occupato dai manifestanti, è stato nominato primo ministro Sadyr Zhaparov, uno dei fondatori del partito nazionalista d’opposizione Mekenchil. Zhaparov era stato liberato lunedì dal carcere dai manifestanti, dove stava scontando una condanna a 11 anni e sei mesi per aver preso in ostaggio un funzionario governativo nel 2013.

Anche il presidente Sooronbay Jeenbekov ha detto di essere pronto a dimettersi. Durante le proteste Jeenbekov aveva detto alla BBC, in un’intervista telefonica esclusiva da un nascondiglio segreto, che «l’obiettivo principale dei manifestanti non era annullare i risultati delle elezioni», ma rimuovere lui dal potere. Il presidente si era detto pronto ad annullare il risultato prima ancora che arrivasse l’annuncio ufficiale della Commissione elettorale. Poi aveva aggiunto che era «pronto ad affidare la responsabilità a leader forti, a prescindere dal gruppo a cui appartengono», dichiarandosi anche disposto ad aiutare chi lo sostituirà, ma senza farne il nome.

Lunedì nella capitale Bishkek c’erano stati scontri, che erano andati avanti tutta la notte, in cui una persona era morta e quasi 600 erano state ferite, soprattutto tra i manifestanti. Secondo i media locali sarebbero stati circa 4mila i manifestanti nella capitale Bishkek, mentre proteste minori ci sarebbero state in altre zone del paese. Nella capitale, per disperdere la folla la polizia aveva utilizzato cannoni ad acqua, lacrimogeni e granate assordanti. Le proteste erano iniziate lunedì dopo che erano stati diffusi i risultati delle elezioni parlamentari in cui soltanto quattro partiti su sedici erano riusciti a eleggere propri rappresentanti nel parlamento kirghiso.

Nella notte fra lunedì e martedì un gruppo di manifestanti aveva fatto irruzione nel parlamento, distruggendo documenti che erano stati gettati fuori dagli edifici. I manifestanti erano riusciti a liberare dal carcere l’ex presidente Almazbek Atambayev e alcuni ex alti funzionari. Il 23 giugno 2020 Atambayev era stato condannato da un tribunale kirghiso a 11 anni e due mesi di prigione per le responsabilità nel rilascio del criminale Aziz Batukaev, avvenuto nel 2013. Inoltre, nel 2019 era stato accusato di omicidio e di aver causato disordini di massa.

Alle elezioni il partito filogovernativo Birimdik aveva ottenuto oltre il 26 per cento dei voti, il partito Mekenim Kirghizistan, considerato anch’esso vicino al governo uscente, aveva ottenuto più del 24 per cento dei voti. Soltanto altri due partiti hanno avevano superato la soglia del 7 per cento necessaria per ottenere seggi in parlamento, di cui uno solo dichiaratamente d’opposizione rispetto al governo uscente. Secondo la commissione di monitoraggio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che lunedì aveva diffuso un rapporto sulle elezioni, i diritti e le libertà fondamentali sono stati nel complesso rispettati, ma ha anche definito “credibili” le accuse di compravendita di voti.