Proteste di piazza contro i risultati delle ultime elezioni politiche a Bishkek, Kirghizistan, lunedì 5 ottobre 2020 (AP/Vladimir Voronin)
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  • martedì 6 Ottobre 2020

In Kirghizistan sono state annullate le elezioni

La decisione è stata presa dopo le grandi proteste contro i risultati del voto: negli scontri una persona è morta e quasi 600 sono state ferite

Proteste di piazza contro i risultati delle ultime elezioni politiche a Bishkek, Kirghizistan, lunedì 5 ottobre 2020 (AP/Vladimir Voronin)

In Kirghizistan, dopo che lunedì c’erano state grandi proteste e scontri tra polizia e manifestanti che avevano contestato i risultati delle ultime elezioni parlamentari di domenica, la Commissione Elettorale ha deciso di considerare non valido il voto. Nella mattinata di martedì, lo stesso presidente Sooronbay Jeenbekov aveva chiesto alla Commissione di indagare sulla regolarità del voto e di valutare la possibilità di annullare i risultati.

Negli scontri di lunedì, che sono andati avanti tutta la notte, una persona è morta (non si conosce ancora la sua identità e le circostanze della morte) e quasi 600 sono state ferite, soprattutto tra i manifestanti, che hanno denunciato brogli e compravendita di voti nelle ultime elezioni in cui avevano vinto i partiti Birimdik e Mekenim Kirghizistan, che sostengono l’attuale presidente Jeenbekov.

Secondo i media locali sarebbero stati circa 4mila i manifestanti nella capitale Bishkek, mentre proteste minori ci sarebbero state in altre zone del paese. Nella capitale, per disperdere la folla la polizia ha utilizzato cannoni ad acqua, lacrimogeni e granate assordanti. Le proteste sono iniziate lunedì dopo che erano stati diffusi i risultati delle elezioni parlamentari in cui soltanto cinque partiti su sedici erano riusciti a eleggere propri rappresentanti nel parlamento kirghiso.

Nella notte fra lunedì e martedì un gruppo di manifestanti aveva fatto irruzione nel parlamento, distruggendo documenti che erano stati gettati fuori dagli edifici. Secondo il Guardian martedì mattina i manifestanti sarebbero riusciti a liberare dal carcere l’ex presidente Almazbek Atambayev e alcuni ex alti funzionari. Il 23 giugno 2020 Atambayev era stato condannato da un tribunale kirghiso a 11 anni e due mesi di prigione per le responsabilità nel rilascio del criminale Aziz Batukaev, avvenuto nel 2013. Inoltre, nel 2019 era stato accusato di omicidio e di aver causato disordini di massa.

Il partito filogovernativo Birimdik aveva ottenuto oltre il 26 per cento dei voti. Il partito Mekenim Kirghizistan, considerato anch’esso vicino al governo, aveva ottenuto più del 24 per cento dei voti. Soltanto altri due partiti hanno avevano superato la soglia del 7 per cento necessaria per ottenere seggi in parlamento, di cui uno solo dichiaratamente d’opposizione rispetto al governo uscente. Secondo la commissione di monitoraggio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che lunedì aveva diffuso un rapporto sulle elezioni, «i diritti e le libertà fondamentali sono stati nel complesso rispettati». Tuttavia le accuse di «acquisto di voti» sono «credibili» e «rimangono una seria preoccupazione», secondo la commissione.

Lunedì 12 partiti d’opposizione avevano firmato un documento in cui chiedevano che le ultime elezioni venissero annullate e che si tornasse a votare. Klara Sooronkulova, leader del partito di opposizione Reforma, aveva denunciato «intimidazioni nei confronti degli elettori», oltre che un’illegalità diffusa durante la campagna elettorale. Zhanar Akayev, parlamentare del partito di opposizione Ata Meken, aveva annunciato la creazione di un «consiglio di coordinamento» che dovrebbe riunire le opposizioni nella richiesta di nuove elezioni entro un mese.

Nella serata di lunedì, Birimdik, il partito vincitore delle elezioni, aveva detto di essere disposto a partecipare a nuove elezioni, se venissero proclamate, e aveva invitato gli altri partiti che erano riusciti a entrare in parlamento a fare lo stesso. Il presidente Sooronbai Jeenbekov aveva convocato per martedì mattina un incontro con i leader dei 16 partiti che avevano partecipato alle elezioni di domenica per discutere della situazione.