(POOL EPA / EPA/OLIVIER HOSLET / POOL)

L’Unione Europea ha imposto sanzioni a 40 politici e funzionari bielorussi

Per le elezioni "rubate" e la successiva repressione, ma non al dittatore Lukashenko

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L’Unione Europea ha annunciato venerdì di avere imposto sanzioni mirate a 40 politici e funzionari bielorussi considerati vicini al dittatore Alexander Lukashenko, che però non è stato incluso nella lista delle persone sanzionate. Le sanzioni sono state approvate per la manipolazione del risultato delle elezioni presidenziali tenute lo scorso agosto, e per la successiva repressione compiuta dal regime contro gli oppositori di Lukashenko, accusato di avere “rubato” il voto per poter rimanere al potere. Poco dopo anche gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni mirate contro otto funzionari bielorussi. La Bielorussia ha detto che come ritorsione imporrà sanzioni contro l’Unione Europea, ma al momento non sono stati diffusi altri dettagli.

Le sanzioni europee, che sono già entrate in vigore, sono dirette tra gli altri contro il ministro dell’Interno bielorusso, Yuri Karaev, e il comandante delle forze di risposta rapida, Alexander Valerievich Bykov, che l’Unione ha accusato di avere compiuto arresti arbitrari e torture nei confronti dei manifestanti pacifici antigovernativi. È stata sanzionata anche la presidente della Commissione elettorale bielorussa, Lidia Mikhailovna Yermoshina, accusata di avere compiuto atti di intimidazione verso gli elettori e di avere manipolato il risultato elettorale. Le sanzioni prevedono tra le altre cose il divieto di viaggiare nell’Unione Europea e il congelamento dei conti bancari.

Tra le persone sanzionate non c’è Alexander Lukashenko, considerato il principale responsabile delle violenze e della repressione contro i manifestanti. L’esclusione di Lukashenko potrebbe essere stata voluta dall’Unione Europea per mantenere aperta la possibilità di un accordo tra il dittatore bielorusso e le opposizioni su eventuali nuove elezioni.

L’Unione Europea discuteva dell’approvazione delle sanzioni alla Bielorussia da settimane, ma la decisione finale era stata rimandata per l’opposizione di Cipro. Il governo cipriota, infatti, aveva detto che non avrebbe appoggiato le sanzioni nei confronti della Bielorussia a meno che l’Unione Europea non avesse approvato sanzioni anche contro la Turchia, che da qualche tempo sta portando avanti una politica molto aggressiva nel Mediterraneo orientale, e con cui Cipro è in cattivi rapporti da decenni. Il voto di Cipro era fondamentale, perché le sanzioni richiedono l’unanimità in sede di Consiglio dell’Unione Europea, l’organo in cui siedono i rappresentanti dei 27 governi dei paesi membri. Non è chiaro il motivo per cui Cipro abbia cambiato idea.

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Oltre alle sanzioni annunciate contro l’Unione Europea, la Bielorussia ha adottato diverse misure in risposta alle sanzioni europee. Ha detto di voler cancellare tutti gli accrediti di giornalisti stranieri nel paese – i quali ora dovranno rifare la domanda da capo – e di avere convocato i propri ambasciatori in Polonia e Lituania; ha inoltre chiesto a questi due paesi di ridimensionare la grandezza delle loro missioni diplomatiche a Minsk, la capitale della Bielorussia.