Una donna partecipa a una protesta contro Alexander Lukashenko fuori dal Parlamento Europeo a Bruxelles, 15 settembre 2020 (AP Photo/Francisco Seco)

Cosa c’entrano Cipro e la Bielorussia?

Il primo dei due paesi sta tenendo in ostaggio l'intera Unione Europea sulle sanzioni da applicare al secondo: c'è di mezzo anche la Turchia

Una donna partecipa a una protesta contro Alexander Lukashenko fuori dal Parlamento Europeo a Bruxelles, 15 settembre 2020 (AP Photo/Francisco Seco)

Da settimane l’Unione Europea è pronta ad applicare ulteriori sanzioni al governo autoritario della Bielorussia, accusato con prove credibili di brogli elettorali alle ultime presidenziali e violenze nei confronti dei propri oppositori politici. Tutti i 27 paesi sono d’accordo nel congelare i beni e vietare l’ingresso nel territorio dell’Unione a 40 persone vicine al governo bielorusso, tranne uno, fra i più piccoli: Cipro.

Da diversi giorni i diplomatici ciprioti spiegano che non approveranno le sanzioni nei confronti della Bielorussia – che richiedono l’unanimità in sede di Consiglio dell’Unione Europea, l’organo in cui siedono i rappresentanti dei 27 governi – a meno che l’Unione approvi delle sanzioni anche contro la Turchia, che da qualche tempo sta portando avanti una politica molto aggressiva nel Mediterraneo orientale, e con cui Cipro è in cattivi rapporti da decenni.

Diversi osservatori hanno definito «un ricatto» la decisione di Cipro, e sottolineano come sia molto raro che un paese utilizzi il suo potere di veto per forzare una decisione su un’altra questione, completamente slegata: in sede di Consiglio, soprattutto in politica estera, si lavora su equilibri molto delicati, e la proliferazione di veti incrociati renderebbe praticamente impossibile il lavoro diplomatico.

Al momento, in effetti, è tutto bloccato. Un tentativo di trovare un compromesso portato avanti mercoledì è fallito. Lunedì è in programma una riunione del Consiglio Affari Esteri, che riunisce tutti i ministri degli Esteri dei 27 paesi, ma sembra che un accordo sia ancora lontano. Laurence Norman, corrispondente dalle istituzioni europee del Wall Street Journal, scrive che il dibattito è ancora «polarizzato» e che ci sono scarse possibilità di trovare una soluzione prima del Consiglio Europeo – l’organo che riunisce i capi di stato e di governo e detta l’agenda politica – fissato per il 24-25 settembre.

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«L’Unione Europa rischia l’irrilevanza: c’è in ballo la nostra credibilità», ha detto una fonte diplomatica europea contattata da Reuters.

La situazione di Cipro è critica da decenni a causa della difficile convivenza fra i greci ciprioti e i turchi ciprioti. Nel 1975 i turchi insediarono un governo indipendente nel nord dell’isola che portò, nel 1983, all’autoproclamazione della Repubblica turca di Cipro del Nord, che tuttavia è stata riconosciuta soltanto dalla Turchia. Ancora oggi Nicosia è una città divisa in due ed è la capitale sia di Cipro del Nord sia della Repubblica di Cipro, cioè il paese europeo che chiamiamo più semplicemente Cipro.

L’anno scorso la Turchia ha iniziato a esplorare il tratto di mare che Cipro considera come propria zona economica esclusiva in cerca di giacimenti di gas naturale, molto ricchi nella zona. Anche la Grecia sostiene che nelle sue esplorazioni la Turchia invada spesso le sue acque, e a fine agosto la tensione era improvvisamente aumentata a causa di un incidente fra una nave turca e una greca.

Cipro e la Grecia condividono le preoccupazioni con diversi paesi della regione, fra cui per esempio Egitto e Israele, ma hanno ben pochi alleati all’interno dell’Unione Europea. A febbraio, dietro pressione di Cipro, l’Unione Europea aveva approvato delle sanzioni nei confronti di due dipendenti della compagnia petrolifera dello stato turco, ma furono considerate così leggere che Bloomberg le definì «largamente simboliche». Una proposta cipriota per estendere le sanzioni nei confronti della Turchia è stata presentata a giugno ma in queste settimane ha guadagnato pochissimi consensi, per ragioni note: nonostante sia un regime autoritario, il governo turco è un importante alleato europeo per quanto riguarda la sicurezza – il patto per bloccare l’immigrazione dal Medio Oriente, stretto nel 2016, è ancora valido – e la Turchia ha importanti legami culturali con diversi paesi europei, fra cui anche la Germania. Per tutte queste ragioni l’Unione Europea è da qualche anno molto cauta nelle sue azioni contro la Turchia.

In questo momento Cipro sta provando a forzare la mano, e i suoi diplomatici stanno spiegando di non avere altre alternative per provare a convincere l’Unione Europea a inasprire le sanzioni nei confronti della Turchia. Molto difficilmente riuscirà a farlo, ma al momento non è chiaro cosa potrebbe accettare in cambio del ritiro del veto nei confronti delle sanzioni alla Bielorussia, chieste con forza anche dal Parlamento Europeo (che nel caso potrebbero entrare in vigore «nel giro di qualche giorno», riferiscono fonti diplomatiche al Guardian).

Per molti analisti, casi come questo evidenziano la scarsa efficacia dell’approccio in politica estera dell’Unione Europea: dato che la maggior parte delle decisioni viene presa dal Consiglio, che deve trovare una posizione condivisa da 27 governi diversi, le misure prese arrivano spesso in ritardo, quando arrivano, e sono frutto di compromessi trovati al ribasso. «Dobbiamo introdurre un voto a maggioranza su temi specifici come i diritti umani e le sanzioni», ha detto la fonte di Reuters, avanzando una richiesta che circola da anni fra gli esperti che vorrebbero una Unione Europea più attiva nella politica estera, anche a costo di una minore coesione interna.