Jimmy Butler dei Miami Heat, a destra, e LeBron James dei Los Angeles Lakers, a sinistra, durante una partita della stagione regolare a novembre. (Sean M. Haffey/Getty Images)
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  • mercoledì 30 Settembre 2020

Guida alle finali NBA

Cominciano stanotte tra i Los Angeles Lakers di LeBron James, favoriti, e i Miami Heat di Jimmy Butler, sorprendenti

Jimmy Butler dei Miami Heat, a destra, e LeBron James dei Los Angeles Lakers, a sinistra, durante una partita della stagione regolare a novembre. (Sean M. Haffey/Getty Images)

Questa notte alle 3 (ora italiana) si giocherà la prima partita delle finali della NBA, il più importante campionato di basket americano, tra i Los Angeles Lakers di LeBron James e i Miami Heat, che a sorpresa sono stati la migliore squadra della costa Est eliminando ai playoff squadre assai più quotate. I Lakers sono i grandi favoriti, ma gli Heat si sono dimostrati solidissimi e brillanti, e in grado di mettere in difficoltà un po’ chiunque. La serie si giocherà come al solito al meglio delle 7 partite – vince la prima squadra che ne vince 4 – e si disputerà all’interno della cosiddetta “bolla”, cioè il resort di Disney World in Florida all’interno del quale è stata organizzata la fase finale della stagione, per concluderla nonostante la pandemia da coronavirus.

I Lakers, la seconda squadra più vincente della storia della NBA dopo i Boston Celtics, tornano alle finali oltre dieci anni dopo l’ultima volta, quando vinsero proprio contro i Celtics. Erano i tempi del secondo ciclo vincente della squadra guidata da Kobe Bryant, il più forte giocatore di basket degli anni Duemila, morto in un incidente aereo lo scorso gennaio. Dopo anni di risultati deludenti, due anni fa i Lakers avevano preso James proprio per riportare la squadra alla vittoria: dopo una prima stagione straordinariamente deludente, quest’anno i Lakers sono stati una delle migliori squadre dell’agguerrita costa Ovest nella stagione regolare, e ai playoff hanno dimostrato di essere probabilmente la squadra più in forma.

Anche gli Heat non bazzicavano le finali da un po’: dal 2014, quando persero contro i San Antonio Spurs. Prima, avevano vinto due titoli consecutivi (e prima ancora avevano perso un’altra finale) grazie a una squadra fortissima in cui c’erano Dwyane Wade, Chris Bosh e lo stesso James, che ritrova quindi la sua ex squadra. Ma se allora gli Heat erano una squadra costruita per macinare titoli, quest’anno sono arrivati in finale sorprendendo un po’ tutti. Erano stati infatti soltanto la quinta migliore squadra della costa Est, e non contano tra le proprie file nessun vero campione indiscusso. Il loro miglior giocatore è senz’altro Jimmy Butler, guardia 31enne che nei suoi dieci anni di carriera aveva dimostrato di essere molto forte: ma in pochi immaginavano potesse essere tanto determinante da trascinare una squadra sfavorita in finale.

Per la prima volta nella storia, peraltro, si incontreranno in finale due squadre che l’anno prima non erano arrivate ai playoff. Sarà poi la nona finale negli ultimi dieci anni in cui giocherà James (l’unica che ha saltato è stata, per l’appunto, quella dell’anno scorso). Ma non è l’unico personaggio ricorrente della serie: Andre Iguodala, ala degli Heat, è alla sua sesta finale consecutiva avendo giocato le cinque precedenti con i Golden State Warriors. Erik Spoelstra, l’allenatore degli Heat, è invece alla sua quinta finale in carriera. E Pat Riley, presidente degli Heat, raggiunge in qualche modo una finale per il sesto decennio consecutivo: negli anni Settanta vinse un titolo da giocatore dei Lakers; tra gli anni Ottanta e i Duemila vinse o arrivò in finale da allenatore dei Lakers, dei New York Knicks e degli Heat; e negli anni Dieci e Venti del Duemila ci è arrivato da presidente.

I Lakers hanno avuto finora vita piuttosto facile ai playoff. Dopo aver perso la primissima partita contro i Portland Trail Blazers, hanno vinto le 4 successive quasi fosse una formalità. Al secondo turno hanno incontrato gli Houston Rockets, una delle squadre più temute e piena di campioni, che però ha giocato un brutto basket e non si è rivelata all’altezza delle aspettative: i Lakers hanno vinto la serie di nuovo per 4 a 1. La prova più complicata è stata la serie contro i Denver Nuggets, una squadra che era stata capace di ribaltare le due serie precedenti dopo essere andata sotto per 3 a 1, grazie alle prodezze del centro serbo Nikola Jokic e della guardia Jamal Murray. I Lakers hanno vinto di nuovo per 4 a 1, ma faticando un po’: gara 2 è stata risolta da uno spettacolare canestro allo scadere di Davis, mentre in gara 5 James ha dovuto tirare fuori una delle sue migliori prestazioni degli ultimi anni per chiudere la pratica.

Gli Heat invece hanno giocato da subito dei playoff grandiosi, eliminando 4 a 0 gli Indiana Pacers (che in stagione regolare erano andati meglio) e soprattutto battendo per 4 a 1 al secondo turno i Milwaukee Bucks, che erano stati la migliore squadra dell’Est, erano i favoriti ad arrivare in finale e potevano contare su quello che è stato per il secondo anno di fila MVP della stagione, il greco Giannīs Antetokounmpo. Alle finali di Conference hanno incontrato poi i Boston Celtics, che dopo aver eliminato i Toronto Raptors campioni in carica, e con i Bucks fuori dai giochi, erano i grandi favoriti a Est. Ma gli Heat hanno vinto in sei partite.

Butler è stato sicuramente la chiave dei successi ottenuti fin qui dagli Heat, ma hanno contribuito anche il giovane centro Bam Adebayo, il rookie Tyler Herro e l’esperta guardia slovena Goran Dragic, che a 34 anni è tornato determinante come non lo era da tempo. Gli Heat sono stati premiati da un attacco molto ben bilanciato, con una ricca varietà di soluzioni offensive, e da una difesa a zona solida e capace di tenere a bada Antetokounmpo. Spoelstra è considerato un allenatore flessibile e molto capace nelle letture e nell’adattare la squadra agli avversari, e si pensa che sfiderà i Lakers a tirare da fuori, cercando prima di tutto di evitare le penetrazioni di James.

Anche i Lakers si sono dimostrati una squadra forte in difesa, e possono contare su una rosa piena di esperienza e talento: oltre a James e Davis, hanno brillato nei playoff in particolare il centro Dwight Howard – che torna in finale 11 anni dopo la sua ultima volta, con gli Orlando Magic – e il playmaker Rajon Rondo. James da parte sua ha dimostrato grande impegno e volontà di sacrificio per la squadra. Al contrario della scorsa stagione, è sembrato in gran forma fisica e mentale, ed è tornato a dimostrare la sua proverbiale determinazione a vincere.

La sua stagione e quella dei Lakers sono state poi stravolte dalla morte improvvisa di Bryant, che ha shockato la NBA e in particolare i suoi storici tifosi, ma che è poi diventato un incentivo ulteriore a vincere il titolo in questa strana stagione. Dopo il suo arrivo a Los Angeles James era diventato intimo amico di Bryant, di cui di fatto era stato erede come indiscusso miglior giocatore del decennio.

Le questioni personali non finiscono qui, perché James ha un passato vincente ma anche un po’ burrascoso con gli Heat, che lasciò secondo molti prematuramente per tornare ai Cleveland Cavaliers (la squadra della sua città) e portarli alla vittoria, operazione riuscita nel 2016. Dopo quel titolo, James confessò che quando se ne andò da Miami qualcuno – si pensa fosse Riley – gli disse che stava facendo il più grande errore della sua vita. Ma nonostante qualche rancore, James è sempre il giocatore che portò due titoli alla squadra, che non aveva una grande tradizione di vittorie e che quindi lo ricorda come uno dei suoi giocatori più importanti di sempre.