La mascotte dei New York Mets in una recente partita di campionato (Jim McIsaac/Getty Images)
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  • giovedì 17 Settembre 2020

C’è un nuovo padrone nello sport a New York

Il manager della finanza che ha ispirato la serie televisiva "Billions" sta acquistando gli sgangherati New York Mets per oltre 2 miliardi di dollari

La mascotte dei New York Mets in una recente partita di campionato (Jim McIsaac/Getty Images)

Nel ricco ed esigente mondo dello sport professionistico newyorkese, i New York Mets sono probabilmente i più sfortunati. La squadra di baseball del distretto del Queens non è né famosa né ricca come i New York Yankees — i vincenti per eccellenza — eppure la vicinanza tra le due organizzazioni fa sì che le aspettative sui Mets siano sempre troppo alte. Questo equivoco è alla base delle sfortune e del trattamento riservato alla squadra, che non vince le World Series della Major League dal 1986 e da allora ha abituato i suoi tifosi a stagioni lunghe e deludenti, come è accaduto anche quest’anno.

«Questa squadra mi costringe a bere» (Getty Images)

Per quasi vent’anni i Mets sono stati di proprietà del costruttore Fred Wilpon, che ne ha detenuto la maggioranza insieme alla famiglia e al presidente Saul Katz, altro imprenditore edile newyorkese noto anche per i suoi legami con Bernie Madoff. Con il passare del tempo, però, la loro gestione è diventata sempre più stanca e meno ambiziosa, motivo per cui le due famiglie hanno deciso di vendere. A inizio anno, tuttavia, la promettente trattativa iniziata con il manager della finanza Steven A. Cohen era fallita a causa delle complicate richieste dei Wilpon, che avrebbero voluto mantenere la presidenza e un ruolo attivo nella dirigenza per i cinque anni successivi alla vendita.

Nel frattempo la squadra ha dovuto gestire imprevisti già prima dell’inizio della stagione. Durante la pausa invernale, per esempio, il contratto del nuovo allenatore, Carlos Beltran, è stato annullato a causa del suo coinvolgimento nello scandalo dei “segnali rubati” degli Houston Astros emerso lo scorso novembre. Il direttore generale dei Mets, Brodie Van Wagenen, aveva spiegato a suo tempo che al momento dell’ingaggio nessuno aveva pensato di rivolgere a Beltran qualche domanda a riguardo nonostante il caso fosse già ampiamente discusso, dando così una pessima idea dell’organizzazione dietro la squadra.

Ryan Cordell dei Mets (Rich Schultz/Getty Images)

L’ultima stagione, compromessa prima del suo inizio, non sembrava poter portare nulla di buono, ma nelle ultime settimane le trattative per la vendita della società a Cohen non solo sono ripartite, ma sono arrivate alla chiusura. Cohen ha raggiunto un accordo per la vendita del 95 per cento delle quote per un valore stimato in circa 2 miliardi di dollari. Perché l’acquisto si concluda è necessaria l’approvazione degli altri proprietari del campionato, un passaggio ritenuto però scontato dal fatto che Cohen è già un piccolo azionista dei Mets. Se non fosse stato per la sua posizione precedente, difficilmente le altre squadre della Major League avrebbero approvato il suo ingresso.

Se infatti i dirigenti del campionato speravano da tempo di poter avere un’altra squadra altamente competitiva a New York — il mercato più appetibile del paese — Cohen è una figura controversa della finanza americana e potrebbe diventare di gran lunga il proprietario più ricco di tutta la Major League, nonché il secondo nel professionismo americano dopo l’ex amministratore delegato di Microsoft, Steve Ballmer, che possiede i Los Angeles Clippers in NBA.

Steven E. Cohen nel 2019 al Lincoln Center (Getty Images/Lincoln Center)

Anche se nello sport americano la disponibilità dei proprietari non è strettamente collegata ai risultati, il patrimonio di Cohen stimato in 14 miliardi di dollari supererebbe di ben tre volte quello di Ted Lerner, proprietario dei Washington Nationals, il più ricco del campionato. Oltre a questo, Cohen è stato uno dei manager più sfrontati e influenti della finanza americana negli ultimi decenni. Originario di Long Island, iniziò a guadagnare con il trading già da studente e negli anni Duemila arrivò a coprire il 2 per cento di tutti gli scambi nella borsa di New York. Secondo le descrizioni di Business Insider, gli investimenti di Cohen seguivano una strategia molto aggressiva basata sull’acquisto di grandi quantità di azioni — fino a 20 milioni in un solo giorno — vendute poi rapidamente e in brevi intervalli di tempo.

Le sue origini piccole borghesi e la sfrontatezza nella finanza sono finite per ispirare la creazione di Bobby Axelrod, il protagonista della serie televisiva Billions interpretato da Damian Lewis, un trader aggressivo e “non allineato”. Nella carriera di Cohen c’è inoltre un grosso caso giudiziario, altra cosa in comune con il personaggio di Axelrod. Sette anni fa la sua società, la SAC Capital Advisors, fu accusata di insider trading (uso di informazioni riservate) da Preet Bharara, il procuratore di Manhattan noto per il suo impegno contro la corruzione e per le indagini nell’alta finanza. Grazie all’uso di informazioni riservate fuoriuscite da un’azienda farmaceutica, la società di Cohen evitò una perdita di 700 milioni dollari, ma commise un reato per il quale venne multata di 1.8 miliardi di dollari.

Per gli effetti della condanna, Cohen dovette rifondare la società, che oggi si chiama Point 72 Asset Management, e gli fu vietata la gestione di capitali privati fino al 2018. Da allora è tornato a operare liberamente nel mercato finanziario americano, ma continua ad essere comunemente associato alla condanna della sua vecchia società. Anche per questo c’è chi crede che i suoi recenti investimenti nell’arte e nello sport siano anche un modo per riabilitare la sua figura pubblica.