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  • mercoledì 11 dicembre 2013

Il più grande truffatore del secolo

Bernard Madoff fu arrestato cinque anni fa: con il più grande "schema Ponzi" della storia rubò ai suoi investitori 65 miliardi di dollari

L’11 dicembre del 2008, cinque anni fa, uno dei finanzieri più famosi di Wall Street fu arrestato con l’accusa di aver organizzato una gigantesca frode. Era Bernard Madoff, che il 12 marzo del 2009 fu condannato per undici diversi reati finanziari. Secondo i giudici Madoff aveva organizzato una delle più grandi truffe finanziarie della storia, la più grande dopo quella del gigante dell’energia Enron, secondo Forbes. Gli investitori che si erano affidati a lui per la gestione dei loro risparmi persero circa 65 miliardi di dollari.

Lo “schema Ponzi”
Il giorno prima di essere arrestato, Madoff confessò ai figli Mark e Andrew che la sua società di brokeraggio e consulenza, la Bernard L. Madoff Investment Securities LLC, si basava completamente su un gigantesco “schema Ponzi”, una truffa inventata da un immigrato italiano negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento (qui potete trovare un lungo articolo del New Yorker che racconta la storia dei più grandi schemi Ponzi della storia).

Carlo Ponzi, poi americanizzato in Charles Ponzi, nacque a Lugo, in provincia di Ravenna, nel 1882. Secondo quanto raccontò lui stesso, sbarcò negli Stati Uniti nel 1903 con in tasca due dollari e cinquanta centesimi. Il resto, i risparmi che aveva messo insieme nel corso della sua vita, se lo era giocato durante il viaggio in nave.

Dagli Stati Uniti, nel 1907, si trasferì a Montreal, in Canada, dove iniziò a lavorare per il Banco Zarossi, una banca fondata da un altro italiano, Luigi Zarossi. Il Banco prometteva ai suoi correntisti un rendimento del 6 per cento, il doppio di quello che praticavano le banche all’epoca. Dopo pochi anni si scoprì che Zarossi truccava i conti della sua società e Ponzi fu arrestato e condannato a 20 mesi di prigione per aver falsificato un assegno. Nel 1911 tornò negli Stati Uniti e dopo poco venne arrestato di nuovo per aver organizzato l’arrivo nel paese di immigrati irregolari italiani. Dopo due anni di prigione trascorsi ad Atlanta si trasferì a New York.

Ponzi fece un gran numero di lavori per cercare di sopravvivere e fondò diverse piccole imprese che finirono tutte molto male. Probabilmente in questo periodo gli venne l’idea dello schema che da allora porta il suo nome. Tutto partiva da un’idea che sembrava geniale: sfruttare un’apparente falla nel sistema postale degli Stati Uniti per comprare in Italia francobolli americani a basso prezzo e rivenderli negli Stati Uniti a prezzo molto più alto. Il sistema non funzionò mai ma Ponzi non si arrese: cominciò a parlare della sua idea a moltissimi immigrati italiani, promise rendimenti superiori al 400 per cento e cominciò a raccogliere denaro. In pochi anni raccolse milioni di dollari. Il suo sistema basato sull’acquisto di francobolli, però, continuava a non funzionare. Ponzi era quindi costretto a pagare i rendimenti che aveva promesso ai suoi primi investitori con i soldi che investivano i nuovi arrivati.

Ponzi riusciva a ottenere denaro sfruttando l’ingenuità degli immigrati italiani. Aveva una grande abilità retorica, era carismatico, si vestiva in modo appariscente e, almeno in apparenza, era davvero ricchissimo. Lo schema, però, non poteva durare a lungo. Ponzi pensava di comprare una catena di banche oppure una compagnia marittima con i cui profitti ripagare finalmente i suoi investitori, ma la catena si ruppe prima di arrivare a quel punto. A un certo punto gli interessi che doveva pagare superarono i depositi dei nuovi investitori e la sua truffa fu scoperta. Ponzi fu arrestato e rimpatriato in Italia. Morì nel 1934, in un ospizio per poveri di Rio de Janeiro, in Brasile.

Chi era Bernard Madoff
Come Charles Ponzi, anche Madoff scelse le sue vittime tra i membri della sua stessa comunità: gli americani di origine ebraica. Madoff nacque da una famiglia di ebrei di origine polacca a New York nel 1938. Si laureò in Scienze politiche e nel 1960 fondò la Bernard L. Madoff Investment Securities LLC, la società di cui sarebbe stato presidente fino all’arresto.

All’inizio la società era piccolissima. Il capitale era costituito dai risparmi che aveva ottenuto lavorando come bagnino e installatore di irrigatori, oltre che dal prestito del padre di sua moglie. Si trattava di una società di brokeraggio che operava fornendo liquidità a chi voleva acquistare titoli e obbligazioni alla borsa di New York. Fu una delle prime compagnie a utilizzare i computer per le operazioni di brokeraggio ed anche per questo motivo, nel corso degli anni, riuscì a ritagliarsi uno spazio tra le grandi società finanziarie di New York.

I suo clienti erano principalmente amici e conoscenti del padre della moglie. Il processo ha dimostrato che le attività illegali cominciarono negli anni Novanta, ma secondo gli investigatori risalivano ad almeno vent’anni prima. La strategia di Madoff era completamente diversa da quella di Ponzi: Madoff non prendeva di mira persone a digiuno di finanza proponendogli rendimenti incredibili, ma faceva il contrario.

La truffa
All’interno della sua società, parallelamente all’attività di brokeraggio, Madoff aprì una sezione di consulenza e di gestione del risparmio. In questa divisione lavoravano soltanto i suoi familiari e altre persone di assoluta fiducia. Madoff offriva ai suoi clienti rendimenti garantiti intorno al 10 o al 12 per cento: cifre piuttosto alte, ma non impossibili e di sicuro molto lontane dal fantasioso 400 per cento di cui parlava Ponzi. Le persone che si avvicinavano a Madoff pensavano anzi che quel rendimento del 10 per cento fosse una sorta di garanzia: rinunciare a rendimenti più alti per avere rendimenti sicuri.

Quest’idea di “investimento sicuro” fu rafforzata da un trucco che Madoff fu molto abile a sfruttare: farsi gestire i soldi della sua società sembrava impossibile. Chi voleva entrare tra i suoi investitori doveva “conoscere qualcuno che conosceva Bernard”. Un banchiere di Wall Street disse che Madoff era come “una popstar”: era elusivo, non partecipava alla vita pubblica di New York e, per i suoi clienti, sembrava difficilissimo da raggiungere. Non era uno che pregava la gente di dargli dei soldi: si comportava al contrario come quello che doveva essere pregato perché accettasse di investire i risparmi di qualcuno. Si trattava però di un’atmosfera artefatta: in realtà Madoff non era così selettivo e prima dell’arresto aveva oltre 5000 clienti.

La sua società aveva alle dipendenze numerosi agenti il cui lavoro era setacciare i country club, i circoli di golf e altri ritrovi per ricchi dove individuare nuovi potenziali investitori da avvicinare. Una volta avuto accesso a Madoff, gli investitori venivano portati al diciassettesimo piano del Lipstick Building, il palazzo al centro di Manhattan dove Madoff li riceva indossando abiti inglesi di Savile Row e sfoggiando orologi costosi.

Madoff illustrava con calma e pacatezza i rendimenti che avrebbe procurato, garantendo che si trattava di rendimenti modesti ma assolutamente garantiti. In questo modo Madoff riuscì ad avere in gestione denaro da personaggi molto famosi – come Steven Spielberg e Kevin Bacon – e da decine di associazioni benefiche ebraiche, come per esempio la fondazione Elie Wiesel.

Ognuno di questi clienti affidava a Madoff una cifra da gestire. In genere Madoff cominciava le trattative dicendo sempre: «Iniziamo da una piccola cifra, poi se entrambi saremo soddisfatti passeremo a qualcosa di più corposo». In realtà quel denaro non veniva investito né veniva fatto fruttare in alcun modo. Finiva su un conto corrente della Chase Manhattan Bank, da cui lo stesso Madoff lo prelevava quando i clienti chiedevano la restituzione dell’investimento o i dividendi.

La fine di Madoff
A Wall Street nessuno si fidava di Madoff. In tutti i suoi anni di attività nessuna delle principali istituzioni finanziarie fece mai affari con lui. I rendimenti che offriva erano troppo alti. Tutti immaginavano che ci fosse dietro qualcosa di losco anche se nessuno sapeva cosa. Le grandi banche si limitarono a stargli lontano in attesa che qualcosa venisse fuori.

Le autorità di vigilanza per anni non sospettarono nulla e Madoff passò indenne attraverso alcune ispezioni della SEC (l’autorità garante della borsa, equivalente della nostra CONSOB). Per quanto non fosse molto appariscente, Madoff era comunque considerato un personaggio pubblico, un benefattore che aveva devoluto molti milioni di dollari in beneficenza, oltre che alle campagne elettorali del Partito Democratico.

Tra i pochi che si interessarono al suo caso ci fu l’analista finanziario Harry Markopolos che dopo aver passato, racconta lui stesso, appena quattro ore a guardare i conti della società capì che dietro doveva esserci una truffa, probabilmente una specie di schema Ponzi. Markopolos passò diversi anni a cercare di avvertire la stampa e le autorità di cosa ci fosse dietro la società di Madoff, ma senza risultati.

Nel dicembre del 2008 lo schema Ponzi di Madoff si esaurì. Come era accaduto quasi un secolo prima a Charles Ponzi, gli interessi da pagare ai vecchi clienti erano divenuti molto più alti dei nuovi investimenti, complice anche il crollo della banca Lehman Brothers fallita pochi mesi prima. Qualche giorno prima di essere arrestato, Madoff pagò un ultimo bonus di produzione a sé e tutti i familiari. Poi annunciò ai suoi figli che il denaro era finito.

Secondo i legali dello stesso Madoff, furono i suoi due figli a denunciarlo all’FBI e a portare al suo arresto l’11 dicembre 2008. La sua società fallì pochi giorni dopo. Gli investitori persero 65 miliardi di dollari e diverse fondazioni benefiche che avevano affidato a Madoff i loro patrimoni dovettero chiudere. Un anno dopo Madoff fu condannato al massimo della pena previsto per gli 11 reati commessi: 150 anni di prigione. Attualmente Madoff sta scontando la sua condanna nel penitenziario di Butner, in North Carolina.

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