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  • mercoledì 3 aprile 2019

Il fascino dei New York Yankees, sconfinato

In che modo la squadra di baseball del Bronx è diventata talmente popolare da sconfinare oltre il baseball e la dimensione sportiva

Aroldis Chapman, lanciatore dei New York Yankees, alla seconda partita di campionato contro i Detroit Tigers (Sarah Stier/Getty Images)

La nuova stagione della Major League Baseball è iniziata a fine marzo. In circa sette mesi si deciderà la squadra vincitrice della 150ª stagione del baseball professionistico nordamericano, un anniversario che arricchirà il valore del titolo messo in palio a ottobre nelle World Series, le finali del campionato. I centocinquant’anni del baseball professionistico vengono contati dalla fondazione della prima squadra, i Cincinnati Reds, datata 1869. Sette anni dopo seguì l’istituzione del primo campionato professionistico, la National League. L’attuale Major League Baseball nacque nel 1903 dall’unione della National League con l’altro campionato fondato nel frattempo, l’American League.

Non ci sono dubbi nel ritenere i New York Yankees la miglior squadra in questi centocinquant’anni di baseball professionistico. Detengono infatti tutti i maggiori primati del campionato, per distacco. Hanno vinto 18 volte la loro divisione, 40 volte le finali di lega e 27 volte le World Series, sedici in più della seconda squadra più titolata, i Saint Louis Cardinals. Le vittorie degli Yankees sono inoltre legate ad alcuni dei più grandi giocatori di tutti i tempi, come Babe Ruth, Lou Gehrig, Joe DiMaggio e Yogi Berra, entrati nella cultura americana e per questo noti anche a chi non conosce il baseball.

Nel corso dei decenni il prestigio della squadra del quartiere newyorchese del Bronx – da cui il soprannome “Bronx Bombers” – ha favorito il raggiungimento di una popolarità globale e rafforzato il brand così tanto da renderlo pressoché indipendente dall’ambito sportivo, e immune all’andamento della squadra. C’è chi possiede un indumento con il marchio degli Yankees (probabilmente un berretto, la cui diffusione si deve proprio alla squadra) senza avere chiaro chi siano questi Yankees e come si giochi a baseball, e altri ancora che non possiedono nessun cappellino ma quel marchio lo vedono e lo saprebbero descrivere pur non conoscendo né gli Yankees né il baseball.

Nel mondo dello sport professionistico la popolarità globale del marchio Yankees rappresenta un punto irraggiungibile. Solo a New York infatti si sono create col tempo le condizioni che hanno elevato uno stemma sportivo – la “N” e la “Y” sovrapposte disegnate nel 1877 da Louis Tiffany, figlio del fondatore della gioielleria – a marchio internazionale.

(Getty Images)

Gli Yankees non vincono le World Series da dieci anni, parecchio. L’assenza di un titolo da così tanto tempo non incide però negativamente sul valore della squadra né sulla sua immagine vincente. Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti esattamente a un anno fa – dopo una delle stagioni più deludenti – il valore degli Yankees è stimato in 4 miliardi di dollari: l’otto per cento in più dell’anno precedente e più di ogni altra squadra della Major League. Nello sport professionistico solo Dallas Cowboys, Manchester United, Real Madrid e Barcellona valgono più degli Yankees.

La fetta più grossa (48 per cento) dei 4 miliardi di dollari è rappresentata dal valore del mercato primario della squadra, che beneficia degli oltre venti milioni di abitanti dell’area metropolitana più influente al mondo, quella di New York. Un altro 20 per cento (838 milioni di dollari) è rappresentato dallo Yankee Stadium, l’impianto nel Bronx da oltre 52.000 posti, ricostruito dieci anni fa, che nella passata stagione ha registrato 3.482.855 presenze in 162 incontri per una media di circa 42.998 spettatori a partita (il prezzo medio di un biglietto è circa 62 dollari). La terza fetta della valutazione complessiva (704 milioni di dollari) è data dal valore del brand, mentre l’ultima (535 milioni) dalle entrate prettamente sportive, cioè quelle provenienti dalla Major League.

Lo Yankee Stadium durante la prima partita della stagione (Sarah Stier/Getty Images)

Gli Yankees sono gestiti dalla stessa proprietà da oltre quarantacinque anni. Nel 1973 l’armatore George Steinbrenner li comprò per meno di 9 milioni di dollari dalla rete televisiva CBS, la cui gestione decennale fu la più deludente di sempre. Steinbrenner a New York divenne il proprietario più popolare del baseball professionistico, per la quantità di soldi che spese nella squadra, per il suo pessimo carattere – si definiva “un burbero figlio di puttana che comanda con il terrore” – e perché non sempre rispettava le regole (fu allontanato due volte dalla Major League: nel 1974 per donazioni illegali alla campagna presidenziale di Richard Nixon, nel 1990 per aver fatto seguire e spiare un suo giocatore). Per Larry Lucchino, storico proprietario dei Boston Red Sox, i più grandi rivali in Major League, con Steinbrenner gli Yankees divennero “l’impero del male”.

Nei trentasette anni della sua presidenza – la più lunga nella storia della squadra – gli Yankees vinsero sette World Series e collezionarono primati su primati grazie agli ingaggi di alcuni dei migliori giocatori del baseball moderno, da Reggie Jackson fino all’ultima generazione vincente, quella dei vari Mariano Rivera, Derek Jeter e Alex Rodriguez. Il monte ingaggi annuale della squadra passò da 14 milioni di dollari nel 1985 a 54 nel 1996. Continuò a crescere ancora, anno dopo anno – sfruttando il crescente successo commerciale del baseball – e negli anni Duemila sfondò il tetto dei 200 milioni di dollari.

Steinbrenner possedeva attività solide e redditizie già prima di acquistare gli Yankees, che quindi gestì più come un hobby che come un’azienda. Era solito intromettersi direttamente nella gestione della squadra, spesso in modo impulsivo ed eclatante (fu lui che impose il divieto ai giocatori di farsi crescere la barba), trovando però ragione nei risultati. In quasi quattro decenni ridiede alla squadra il lustro perso negli anni Sessanta facendola diventare una delle più vincenti nello sport professionistico e legando per sempre il suo nome e le caratteristiche divise a righe al successo, un fattore determinante per il valore globale raggiunto dal brand.

Secondo vari studi, il marchio degli Yankees viene associato all’idea della squadra vincente per eccellenza, ma è anche alimentato dalla lunga storia e dal fascino legato alla città di New York. Lo stemma, inoltre, non invecchia mai e rappresenta l’equilibrio perfetto fra il logo di una squadra professionistica e quello di un marchio d’abbigliamento: il suo stile è leggero, serio e al tempo stesso poco ingombrante, anche per il fatto di essere monocromatico. Per questo motivo può essere applicato su qualsiasi capo, in tanti modi diversi. Possiede quindi tutte le caratteristiche per essere apprezzato sia dagli sportivi che dai semplici consumatori.

(Getty Images)

Nel 2010, anno della morte di Steinbrenner, gli Yankees sono passati sotto il controllo del fratello maggiore Hank e del figlio Hal. Il contraccolpo causato dalla gestione impulsiva e vincente del capostipite alla fine si è verificato nell’ultimo decennio. Le enormi spese sostenute dalla squadra per gli ingaggi hanno richiesto un periodo di austerità legato anche alle regole finanziarie imposte dalla lega, abbondantemente superate. Le stagioni tra il 2015 e il 2017 hanno rappresentato probabilmente il punto più basso raggiunto nell’era moderna dalla squadra, che a differenza degli anni precedenti non ha dato mai l’impressione di poter arrivare alle World Series.

Annate così anonime sono comunque servite per gettare le basi dell’atteso ritorno al vertice degli Yankees. L’anno scorso l’ingaggio del battitore Giancarlo Stanton, a cui è stato offerto un contratto da 25 milioni di dollari a stagione, ha rinvigorito la squadra, impreziosita poi da altri giocatori di qualità come Gary Sanchez, Aaron Judge e Luis Severino, e dal più esperto lanciatore Aroldis Chapman, ingaggiato dopo aver portato i Chicago Cubs alla storica vittoria del 2016. Nella passata stagione si sono già visti dei progressi, e lo ha notato anche la lega. Se gli Yankees partecipano alle finali tutto il campionato ne trae vantaggio: soltanto la loro presenza aumenta sia il pubblico alle partite che il numero di telespettatori globale.

In Italia l’intera stagione della Major League Baseball sarà trasmessa come lo scorso anno da Dazn, la piattaforma streaming online accessibile in abbonamento. Su Dazn il primo mese di iscrizione è gratuito, poi si pagano 9,99 euro mensili con rinnovo automatico che però si può annullare in qualsiasi momento. Il Post ha un’affiliazione con Dazn e ottiene un piccolo ricavo se decidete di provarlo partendo dal link di questa pagina.