Il regista Spike Lee al Madison Square Garden per una partita dei Knicks (Getty Images)
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  • domenica 16 Febbraio 2020

Knicks e Mets non se la passano bene

Dopo anni di sconfitte e cattive gestioni, due delle più importanti squadre di New York non vengono più prese sul serio e stanno provando a cambiare

Il regista Spike Lee al Madison Square Garden per una partita dei Knicks (Getty Images)

Arrivati a circa metà della stagione NBA, i New York Knicks hanno ottenuto 17 vittorie in 55 partite giocate: il peggior inizio di campionato della loro storia. Sono terzultimi nella loro conference e quasi certamente termineranno la settima stagione consecutiva con più sconfitte che vittorie, naturalmente senza giocare i playoff.

A una mezz’ora di strada dal Madison Square Garden — il famoso palazzetto di Manhattan dove giocano i Knicks — lo scorso novembre i New York Mets hanno invece concluso uno dei peggiori decenni della loro storia nella Major League Baseball. I fallimenti dello sport professionistico newyorkese continuano nel football, dove i poco considerati New York Jets non concludono una stagione vincente in NFL da cinque anni e non vedono i playoff dal 2010.

È una cosa strana: come mai le squadre più importanti di una delle città più rilevanti del mondo fanno così fatica?

Un tifoso dei Mets al Yankee Stadium (Getty Images)

Le uniche realtà rilevanti e competitive della capitale economica degli Stati Uniti sono gli Yankees e i Giants, rispettivamente nel baseball e nel football: nemmeno loro vedono però un titolo nazionale dal 2011 — anno in cui i Giants vinsero il loro ultimo Super Bowl — nonostante le grosse spese che sostengono ogni stagione.

In generale lo sport a New York non se la passa molto bene e le squadre newyorkesi sono generalmente poco considerate a livello nazionale, nonostante si trovino al centro della più grande area economica degli Stati Uniti, talmente grande da mantenere alcune di queste organizzazioni ai posti più alti nelle valutazioni di mercato anche in mancanza di risultati.

È il caso dei Knicks, la cui recente valutazione stimata in 4 miliardi di dollari li rende la quinta organizzazione sportiva al mondo per valore. Allo stesso tempo, però, i Knicks sono ormai considerati una specie di barzelletta.

Oltre ad aver vinto soltanto due titoli, negli anni Settanta, vengono spesso criticati per le loro discutibili scelte dirigenziali. Una delle più recenti risale a un anno fa, quando Kristaps Porzingis, l’unico vero grande talento in squadra (all’epoca infortunato), fu coinvolto in uno scambio con tre giocatori dei Dallas Mavericks, nessuno dei quali ha poi saputo incidere nei Knicks: DeAndre Jordan e Wesley Matthews non sono rimasti a New York nemmeno un anno, mentre Dennis Smith Jr. sì, ma con delle prestazioni ritenute totalmente insufficienti.

Porzingis, che a Dallas sta tornando a giocare ai livelli di un tempo, è andato via da New York perché frustrato dalle continue sconfitte della squadra.

Se da una parte le dimensioni dell’area newyorkese danno grandi opportunità economiche alle sue squadre, dall’altra non rendono le cose facili a nessuno: i costi sono alti, la pressione è costante su tutti, dai giocatori ai dirigenti, e la pazienza è poca.

Le difficoltà di Knicks e Mets vengono dunque amplificate da soluzioni sbagliate o per lo meno poco comprensibili, spesso risposte frettolose a problemi profondi. I tifosi chiedono da tempo le cessioni delle due proprietà, considerate inadeguate anche dalle leghe a cui appartengono: l’attuale dirigenza dei Knicks, per esempio, venne definita in passato come un cattivo esempio di gestione dall’allora commissario della lega David Stern.

Il proprietario dei Knicks è James Dolan, figlio del fondatore della televisione via cavo Cablevision e proprietario della Madison Square Garden Company, società a cui fanno capo le proprietà del Madison Square Garden, dei Knicks e dei New York Rangers di hockey. Sotto la gestione di Dolan, anche i Rangers, una delle squadre fondatrici della National Hockey League, faticarono per molto tempo, salvo poi riprendersi raggiungendo un buon livello di competitività. I Rangers, comunque, non vincono un titolo dal 1994.

James Dolan (Getty Images)

Dopo tante stagioni deludenti, sembrano inevitabili nuovi cambiamenti per lo sport newyorkese, anche perché le leghe professionistiche americane non accettano di buon grado che una città attraente come New York non sia adeguatamente rappresentata.

In NBA la rivoluzione nell’ultimo mercato estivo ha aiutato l’altra squadra di basket di New York, i Brooklyn Nets, a imporsi come squadra di riferimento della città, grazie all’arrivo di campioni come Kevin Durant e Kyrie Irving, che inizialmente sembravano destinati a giocare proprio nei Knicks.

Nel frattempo la risposta di Dolan alle difficoltà dei Knicks è stata ritenuta ancora una volta deludente. A dicembre ha esonerato l’allenatore David Fitzdale — dopo averlo pubblicamente delegittimato — mentre più di recente ha licenziato Steve Mills, presidente e suo assistente da lungo tempo. Al suo posto dovrebbe assumere Leon Rose, agente sportivo influente ma senza nessuna esperienza in un ruolo simile: una scommessa.

Nel baseball i Mets hanno problemi simili. L’ambiente rimprovera alla famiglia proprietaria, i Wilpon, scarso interesse nella gestione della squadra, motivo per cui i figli dei due membri più anziani, entrambi ottantenni, vorrebbero vendere la maggioranza al miglior offerente. Di recente, però, la trattativa iniziata con il miliardario Steven A. Cohen — lo stesso Cohen che nel 2013 pagò una multa di oltre 1 miliardo di dollari per insider trading — è fallita a causa delle complicate richieste della famiglia Wilpon, che vorrebbe tenere la presidenza e un ruolo dirigenziale per cinque anni anche dopo la vendita.

Nella confusione del momento, la squadra si sta preparando alla nuova stagione del baseball, che inizia ad aprile, con diversi problemi.

Il contratto del nuovo allenatore, Carlos Beltran, ingaggiato soltanto due mesi fa, è stato annullato a gennaio a causa del suo coinvolgimento nello scandalo dei “segnali rubati” degli Houston Astros, squadra per la quale aveva giocato fino al ritiro nel 2017. In merito alla questione, il direttore generale dei Mets, Brodie Van Wagenen, ha spiegato che Beltran non ha omesso il suo coinvolgimento nei colloqui sostenuti per diventare allenatore dei Mets, aggiungendo che né lui né la proprietà avevano pensato di fargli qualche domanda a riguardo nonostante si stesse già parlando del caso.