La regina Elisabetta II riceve la governatrice generale di Barbados, Sandra Mason, per un'udienza privata a Buckingham Palace, a Londra, il 28 marzo 2018. (Steve Parsons - WPA Pool/ Getty Images)
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  • mercoledì 16 Settembre 2020

Elisabetta II non sarà più la regina di Barbados

Il governo del paese ha detto che è arrivato il momento di "lasciarsi alle spalle il passato coloniale" e che Barbados diventerà una repubblica entro novembre 2021

La regina Elisabetta II riceve la governatrice generale di Barbados, Sandra Mason, per un'udienza privata a Buckingham Palace, a Londra, il 28 marzo 2018. (Steve Parsons - WPA Pool/ Getty Images)

Barbados, paese dei Caraibi che fu colonia inglese fino al 1966, ha annunciato l’intenzione di trasformarsi in una repubblica entro la fine del 2021, e quindi di non volere più la regina Elisabetta II del Regno Unito come capo di stato. Lo ha spiegato la governatrice generale di Barbados, che rappresenta la regina Elisabetta II, leggendo un discorso scritto dalla prima ministra di Barbados, Mia Amor Mottley. La dichiarazione spiega che per il paese è arrivato il momento di governarsi in maniera totalmente indipendente: «la gente di Barbados vuole un capo di stato di Barbados». La decisione arriva oltre cinquant’anni dopo che Barbados aveva ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito.

Barbados fa parte del Commonwealth, ovvero quei paesi che avevano fatto parte dell’Impero Britannico e che – seppur oggi indipendenti – hanno mantenuto legami più o meno formali con la corona inglese, e di cui la regina Elisabetta II è la monarca costituzionale. Malgrado non sia coinvolta negli affari quotidiani del governo di Barbados, significa che la regina ha ancora un ruolo istituzionale e tra le altre cose può nominare il governatore generale, che è la persona incaricata di rappresentare la corona britannica a Barbados.

È stata proprio la governatrice generale, Sandra Mason, a comunicare la volontà del paese di diventare una repubblica: lo ha fatto durante il cosiddetto “Throne Speech”, il discorso con cui vengono presentati gli obiettivi del governo prima di una sessione parlamentare e che – benché preparato dal governo stesso – solitamente viene pronunciato da un sovrano o da un suo rappresentante.

La regina Elisabetta II durante una visita a Barbados, nel 1977. (AP Photo)

Nel discorso che ha scritto la prima ministra Mottley, in carica dal 2018, si legge che la transizione di Barbados da monarchia parlamentare a repubblica avverrà entro il 30 novembre 2021, l’anniversario dei 55 anni dall’indipendenza di Barbados dal Regno Unito. Secondo Mottley, l’intenzione di diventare repubblica è l’«attestato di fiducia definitivo nei confronti dell’identità del paese» e di ciò che Barbados è «in grado di ottenere», nonché il «logico passo successivo verso la piena sovranità» del paese.

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L’annuncio di Barbados arriva in un momento in cui la situazione del paese sembra particolarmente solida. Secondo una fonte vicina alla monarchia britannica citata in maniera anonima da BBC, la decisione «non è arrivata di punto in bianco» ed «è stata discussa e dibattuta in molte occasioni».

Barbados si trova circa 450 chilometri a nord del Venezuela, ha 285mila abitanti ed è uno dei paesi più prosperi di tutta la regione. Fino a qualche decennio fa la sua economia si sosteneva principalmente sull’esportazione dello zucchero, ma negli ultimi anni si sono sviluppati moltissimo turismo e servizi, tanto che Barbados è il dodicesimo paese per costo della vita nella classifica di Forbes del 2020.

L’isola venne occupata dai portoghesi all’inizio del Sedicesimo secolo e fu colonia inglese dal 1625 al 1966, quando ottenne l’indipendenza dopo aver conquistato autonomie più ampie, cinque anni prima. Tra le altre cose, nel suo discorso la prima ministra ha citato Errol Barrow, il primo ministro di Barbados dopo l’indipendenza dal Regno Unito, secondo cui il paese non doveva «indugiare sui fondamenti coloniali». La dichiarazione di Mottley, infatti, dice che per Barbados «è arrivato il momento di lasciarsi completamente alle spalle il passato coloniale».

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L’idea che Barbados potesse diventare una repubblica c’era già dagli anni Settanta. Nel 1979 venne istituita una commissione che aveva il compito di valutare la fattibilità del programma, ma alla fine venne mantenuta la forma governativa di monarchia parlamentare costituzionale retta dal sovrano del Regno Unito. Dal 2000 si cominciò a discutere di un possibile referendum per trasformare il paese in repubblica, ma la proposta non venne portata avanti. Nel 2015 anche l’allora primo ministro, Freundel Stuart, aveva detto che Barbados avrebbe dovuto diventare una repubblica «nel futuro molto prossimo» e che non era giusto che a capo del paese ci fosse una donna bianca, che aveva quel ruolo per via di secoli di conquiste coloniali.

Quasi tutti i paesi che sono stati colonie del Regno Unito hanno mantenuto legami con la corona britannica anche dopo aver ottenuto l’indipendenza. I paesi dei Caraibi che facevano parte del Commonwealth e che sono diventati repubbliche negli anni Sessanta e Settanta sono Trinidad e Tobago, Dominica e Guyana. Tra quelli che formalmente dipendono ancora dalla corona britannica, invece, la Giamaica è il paese che ha annunciato in più occasioni di voler rimuovere Elisabetta II dalla funzione di capo di stato.