Un elefante attraversa una strada che porta verso lo Zambia, Botswana, luglio del 2014 (AP Photo)
  • Mondo
  • venerdì 4 Settembre 2020

Ci sono due teorie sulle misteriose morti di massa degli elefanti

Più di 350 sono stati trovati morti qualche mese fa in Botswana: potrebbero essere stati uccisi da un'alga o da un virus dei roditori, spiega il Guardian

Un elefante attraversa una strada che porta verso lo Zambia, Botswana, luglio del 2014 (AP Photo)

Fra la primavera e l’inizio dell’estate più di 350 elefanti sono morti in circostanze misteriose nel nord del Botswana, lo stato dell’Africa meridionale che ha la maggiore concentrazione di esemplari al mondo. La notizia era stata ripresa in tutto il mondo perché numeri del genere sono enormi per una comunità tutto sommato abbastanza piccola: in Botswana vivono circa 156mila elefanti, e si temeva che la causa della morte, qualunque fosse, potesse estendersi e minacciare anche il resto degli esemplari.

Nelle ultime settimane non sono state registrate altre morti di massa – sembra che gli elefanti sopravvissuti siano scappati dal luogo dove sono stati trovati i corpi, nel delta del fiume Okavango – e gli scienziati hanno provato a capire cosa possa avere causato quelle individuate negli scorsi mesi. Il Guardian, uno dei giornali che ha coperto meglio la storia, ha fatto il punto sugli sforzi delle autorità locali e della comunità scientifica, e spiegato che al momento le teorie principali sulle morti sono due: l’ipotesi che gli elefanti siano stati uccisi col cianuro dai bracconieri d’avorio è stata scartata perché gli esemplari morti sono stati ritrovati con le zanne ancora al loro posto.

Christine Gosden, che insegna medicina molecolare all’università di Liverpool, spiega di essersi interessata al caso dopo averne letto sul Guardian, e ha teorizzato che la morte degli elefanti sia dovuta a una neurotossina chiamata β-N-metilammino-L-alanina (o BMAA) prodotta da alcune alghe. Gosden spiega di avere notato una certa corrispondenza fra gli strani comportamenti osservati negli elefanti poco prima che morissero – alcuni esemplari giravano in tondo per poi cadere a terra – con quelli di balene e delfini che si ammalano a causa della neurotossina in questione: «parliamo di mammiferi di grandi dimensioni che si comportano più o meno nello stesso modo: sembrano persi e disorientati», spiega Gosden.

Altri scienziati sono più scettici e sottolineano che di norma la BMAA si trova in acqua marina, e che va capito se la quantità presente nelle pozze formate dal fiume Okavango sia sufficiente per uccidere un animale di dimensioni enormi come l’elefante (anche se grazie alle loro proboscidi gli elefanti possono ingerire centinaia di litri d’acqua al giorno, quindi potenzialmente assorbire una quantità maggiore di tossine).

La seconda ipotesi è che gli elefanti siano morti per il virus che provoca l’encefalomiocardite, trasportato soprattutto dai roditori. Animali del genere potrebbero avere frequentato gli stessi ambienti degli elefanti perché negli scorsi mesi c’è stato un incremento delle coltivazioni di mais e saggina.

I roditori, che se ne nutrono, potrebbero avere diffuso il virus nei loro escrementi, che poi sono stati mangiati inavvertitamente dagli elefanti (che a differenza della maggior parte degli erbivori mangiano tutta la pianta, compresa la radice e la terra che rimane attaccata). Il Guardian scrive che il virus che provoca l’encefalomiocardite è un patogeno piuttosto noto che in passato aveva già provocato alcune morie di elefanti, fra cui una che colpì 64 esemplari nel Parco nazionale Kruger, in Sudafrica.

Di norma, però, il virus colpisce soprattutto i maschi, come l’83 per cento degli elefanti morti al Kruger: sembra invece che le recenti malattie in Botswana abbiano riguardato maschi e femmine in modo trasversale. Il governo del Botswana, inoltre, sostiene di avere escluso questa ipotesi perché non ha ritrovato alcuna anormalità nei tessuti del cuore studiati fra gli esemplari morti (anche se non è chiaro quanti ne abbiano prelevati).

Uno dei problemi principali nell’individuazione della causa della morte è proprio la difficoltà nello studiare i campioni prelevati dagli elefanti morti. Il Guardian scrive che la maggior parte del materiale prelevato sta iniziando a marcire, dato che non si è riusciti a trasportarlo in un laboratorio specializzato: di conseguenza nessun esperto di fama mondiale ha potuto studiarlo direttamente.