(© 2020 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved /Melinda Sue Gordon)
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  • martedì 1 Settembre 2020

“Tenet”, spiegato

Spiegato per quanto possibile, almeno: domande e risposte su cosa succede e quando succede, per cominciare, e poi entropie, inversioni, paradossi

(© 2020 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved /Melinda Sue Gordon)

Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, è nei cinema dal 26 agosto e solo in Italia lo hanno già visto oltre 300mila di spettatori. Fatta eccezione, forse, per quelli fortissimi in fisica e paradossi temporali, sono oltre 300mila le persone con almeno qualche dubbio sul film e su tutto quello che ci succede dentro. Per loro, e per tutti i confusi che arriveranno poi, abbiamo messo un po’ di ordine agli eventi e risposto ad alcune delle domande che potrebbero girare nella testa dopo la visione. Ne parliamo dopo l’immagine. Per chi non vuole spoiler, invece, è meglio tornare a questa casella.

(© 2020 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved / Melinda Sue Gordon)

Quello che succede
In seguito agli eventi iniziali ambientati all’Opera di Kiev, il Protagonista (non sappiamo mai il suo nome e tutti lo chiamano “il Protagonista”) viene reclutato da Tenet, un’organizzazione segreta, e viene informato del fatto che al mondo esistono degli oggetti invertiti. Insieme a lui, noi spettatori scopriamo quindi che gli oggetti invertiti arrivano dal futuro e che Andrei Sator, il cattivo, è in combutta con qualcuno nel futuro. Intanto, il Protagonista inizia anche a collaborare con Neil, un uomo con una laurea in fisica e buona dimestichezza con le azioni da scavezzacollo, che tra l’altro sembra conoscere piuttosto bene gusti e abitudini del Protagonista.

Per arrivare a Sator, il Protagonista entra in contatto, e in confidenza, con sua moglie Kat, scoprendo tra l’altro che Kat tutto vorrebbe tranne che stare con Sator, ma che lo fa perché lui la ricatta. Tutta la missione nel Freeport dell’aeroporto di Oslo serve al Protagonista per guadagnarsi la fiducia di Kat rubando il finto Goya dipinto da Arepo con cui Sator la ricatta, ma finisce per essere determinante anche perché lì c’è anche un tornello: un dispositivo che sta all’inversione così come la DeLorean di Ritorno al Futuro sta ai viaggi nel tempo.

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Dopo aver capito come funzionano i tornelli per l’inversione il Protagonista scopre che anche le persone, così come gli oggetti, possono essere invertite, andando cioè all’indietro, in direzione contraria rispetto a quella del resto del mondo. Dopo essersi fatto spiegare un po’ come si fa e cosa comporta per un essere umano entrare e uscire da uno di quei tornelli, il Protagonista decide di invertirsi. Lo fa per salvare la vita a Kat, colpita da un proiettile invertito (e quindi radioattivo, oltre che nocivo come lo è un normale proiettile) ma ancora di più per evitare che nel corso della rapina di Tallinn gli uomini di Sator si impossessino di quello che il Protagonista – e noi con lui – crede essere plutonio.

Come scopriamo ben presto sia noi che il Protagonista, non c’è però nessun plutonio. Quello che Sator vuole – e riesce a ottenere grazie a una manovra a tenaglia temporale – è un pezzo (l’ultimo che gli manca) dell’Algoritmo, un dispositivo formato da nove parti che è in grado di invertire l’entropia del mondo intero, distruggendo certamente tutto quello che è stato e, forse, dando una possibilità di sopravvivenza a chi, nel futuro, si trova in un mondo al collasso.

Sator, infatti, è in contatto con qualcuno che dal futuro vuole invertire il mondo intero: dato che lui stesso ha una malattia terminale non ha nulla in contrario e ha anzi deciso di aiutare chi dal futuro vuole distruggere il passato, così che a morire non sia solo lui ma chiunque si trova al mondo con lui. Una volta riuniti i nove pezzi dell’Algoritmo – creati nel futuro ma nascosti nel passato – la morte di Sator attiverebbe una serie di eventi che permetterebbero a chi sta nel futuro di attivare l’Algoritmo, invertire il mondo e distruggere così facendo tutto ciò che è esistito prima.

Fallito il recupero del pezzo dell’Algoritmo e visto che “quello che è successo è successo”, Neil e il Protagonista elaborano un nuovo piano insieme a Kat. Decidono tutti e tre di invertirsi e andare indietro nel tempo: Kat per salvarsi dalla pallottola che l’ha colpita e poi per tornare a un momento passato con lo scopo di ritardare il suicidio di Sator; Neil e il Protagonista per andare a Stalask-12, la città fantasma russa, e tentare a loro volta una manovra a tenaglia temporale per fermare l’attivazione dell’Algoritmo e per impossessarsi dei pezzi che lo compongono.

Kat – la Kat del futuro che si è invertita, è guarita dalla ferita del proiettile invertito, ed è tornata indietro fino ad arrivare sulla barca – finisce con l’uccidere Sator e il Protagonista riesce nel suo intento, grazie però a un sacrificio di Neil, che dopo essersi invertito due volte per fare tutto quel che serviva fare ai fini della missione, si prende un proiettile per lui.

Visto che le cose non sempre succedono nell’ordine con cui le vediamo, il Protagonista ha comunque modo di congedarsi da Neil prima dell’ultima inversione di quest’ultimo. Il Protagonista capisce così che Neil sta per immolarsi per salvare l’intera missione, e scopre che è lui stesso, in futuro, il creatore di Tenet e il responsabile del reclutamento, tra gli altri, di Neil. Nel passato di Neil, infatti, c’è una lunga conoscenza tra lui e il Protagonista, anche se il Protagonista (o perlomeno la sua versione che noi vediamo nel film) non lo sa e crede di aver conosciuto Neil solo da poco. Invece – come si capisce dal dettaglio arancione dello zaino – Neil non solo lo salva a Stalask-12, ma lo aveva già salvato a Kiev. Resta da capire (nel senso che non l’abbiamo capito e non viene esplicitamente spiegato) quanto-come-e-dove Neil sia stato in inversione prima di poter incontrare il Protagonista a Mumbai e ordinare una Coca Cola per lui.

Tenet finisce con il Protagonista che, dopo gli eventi visti nel film, salva Kat e suo figlio da una donna (Priya) che voleva ucciderli.

Quando succede
Il problema, con Tenet, è che ci sono momenti in cui un personaggio è presente in due versioni nello stesso momento, e altri in cui ad agire nello stesso contesto sono gruppi di persone che viaggiano in due direzioni temporali opposte. Un buon punto di partenza, per provare a orientarsi, magari in funzione di una seconda visione, è fare caso all’importanza di una data, “il 14” (non si sa di che mese o anno). È la data in cui Sator intende seppellire l’Algoritmo così da farlo trovare agli uomini del futuro con cui è in combutta, e quindi la data dello scontro finale (quello della squadra blu e della squadra rossa, ognuna con dieci minuti di tempo). Ma il 14 è anche la data degli eventi all’opera di Kiev e del confronto tra Sator e Kat sulla barca in Vietnam. Tutto ciò che succede a Oslo e a Tallinn serve, in breve, a far sì che ogni cosa sia al suo posto, e che tutti siano in vita, in questa data. Come ha scritto Screen Rant, «se si esclude l’epilogo, Tenet inizia e finisce il 14». Per chi dovesse essere ancora spaesato, possono tornare utile questo grafico o quest’altro ancora (ma potrebbero creare più dubbi di quanti ne risolvano).

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L’inversione
Il concetto di inversione del tempo postulato da Tenet prevede lunghe e complicate implicazioni fisiche, solo in parte accennate dal film, per esempio quando Neil cita le teorie dei fisici Richard Feynman e John Wheeler. Senza metterci a parlare di entropia, per capire quel che serve capire relativamente a Tenet, basta dire che, nel film, l’inversione viene resa possibile da una tecnologia futura ma che è attuabile anche dal passato, a patto di avere a disposizione un opportuno tornello.

Ai fini della storia, un oggetto invertito non crea troppi problemi; una persona invertita, invece, può fare molte cose: compreso salvare il mondo o agire per distruggerlo. Le persone invertite, però, devono prendere particolari precauzioni: perché si trovano ad agire contromano rispetto al resto del mondo e alle sue leggi (da cui le fiamme che creano ghiaccio) e perché devono evitare di respirare l’ossigeno di quel mondo (da cui la necessità delle mascherine, tra l’altro utili – a noi spettatori – per capire chi è nel giusto senso temporale e chi invece sta andando controcorrente). Quando un personaggio è in inversione vuol dire che in un determinato momento esistono, da qualche parte, almeno due versioni di quel personaggio: una che va in avanti, l’altra che va indietro. La cosa principale è evitare un contatto fisico di alcun tipo tra le due versioni, che avrebbe come conseguenza la distruzione di entrambi o, ancora meglio, l’annientamento. Le maschere di chi è in inversione servono a respirare; le tute servono a proteggere i loro corpi da eventuali contatti con altre versioni di loro stessi.

Come ha spiegato Dan of Geek, attraverso l’inversione così come è in Tenet, «se vuoi andare indietro nel tempo fino a una settimana fa, devi entrare in un tornello, passare una settimana in inversione e poi entrare di nuovo in un tornello per tornare a muoverti in avanti». Quindi, «se tu volessi uccidere Hitler prima che scoppi la Seconda guerra mondiale dovresti vivere 81 anni al contrario».

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Il paradosso del nonno
Tenet è un film di viaggi contro il tempo, ma condivide certe questioni con altri film sui viaggi nel tempo. Uno, citato nel film, è il paradosso del nonno, proposto negli anni Quaranta da René Barjavel, scrittore francese di fantascienza. Il film è piuttosto chiaro nel porre il problema (se vado indietro nel tempo e uccido mio nonno prima che nasca mio padre, che ne è di me, nel futuro? E se non esisto nel futuro, come ho fatto a andare indietro a uccidere mio nonno? E se, non esistendo, non ho potuto ucciderlo, allora com’è possibile che io non esista più?) e giustamente possibilista rispetto alle sue implicazioni. Per provare a risolvere il paradosso, sono state formulate la teoria dei multiversi, quella della linea temporale fissa o quella della linea temporale dinamica.

In realtà, però, una risposta vera e propria non c’è: se avesse ragione Stephen Hawking, uno che di fisica teorica se ne intendeva, il paradosso del nonno sarebbe possibile solo con nonni molto molto piccoli.

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La manovra a tenaglia temporale
Una volta capite o quantomeno accettate le premesse dell’inversione, è piuttosto facile comprendere cos’è una manovra a tenaglia temporale, cioè una manovra a tenaglia (o “di aggiramento“) che anziché sfruttare lo spazio sfrutta il tempo. La manovra a tenaglia temporale è un’azione in cui qualcuno dal futuro, in inversione, comunica con qualcuno nel presente, non in inversione, per condividere informazioni e coordinare azioni. O anche, come fa il Protagonista, entrare in un tornello per l’inversione e rivivere al contrario un determinato evento, sapendo già quel che era successo. La manovra a tenaglia temporale è quella che permette a Sator di impossessarsi dell’Algoritmo a Tallinn, ma è anche ciò che permette a Tenet di impedire l’attivazione dell’algoritmo grazie alle due azioni, ognuna da dieci minuti ciascuna, di Stalask-12. Forse non a caso, il nome Ten-neT corrisponde alla parola “Ten” (dieci, in inglese) scritta due volte, la seconda delle quali al contrario.

A ben vedere, inoltre, è l’intero Tenet a raccontare una manovra a tenaglia temporale orchestrata nel futuro per far accadere nel passato determinati eventi necessari a un preciso fine, ossia evitare l’attivazione dell’Algoritmo da parte di qualcuno nel futuro, con l’aiuto, dal passato, di Sator. La battaglia finale di Tenet, quindi, è solo un momento di passaggio tra gli eventi che la precedono e tutti quelli che le seguiranno, ma che sono comunque necessari affinché avvenga e abbia l’esito visto nel film.

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Domande e risposte
Capire a grandi linee Tenet, quello che succede e quando succede, è un conto. Un altro è partire da quella comprensione per formulare ipotesi o elaborare risposte su quanto succede nel film e, ancora di più, sulle sue implicazioni. Ci proviamo, partendo da alcune domande che molti potrebbero essersi fatti guardando il film.

Neil muore a Stalask-12?
Sì, dopo aver vissuto la battaglia finale in un senso la affronta nuovamente nell’altro, in inversione, per assicurarsi che il Protagonista riesca nel suo intento. E per farlo si prende il proiettile che lo uccide. Sappiamo che la persona mascherata a prendersi il proiettile è Neil per via del dettaglio arancione dello zaino.

A un certo punto i Protagonisti sono tre?
I paradossi legati all’inversione fanno sì che ci sia un momento nel corso del film in cui il personaggio principale, il Protagonista, è presente in tre sue versioni. Come ha fatto notare Games Radar, avviene all’aeroporto di Oslo: oltre al Protagonista e a quello che – come scopriamo durante il film – è il Protagonista in inversione (i due che combattono) c’è anche una versione del Protagonista che dopo essere stata invertita ha ripreso il normale flusso del tempo e che si imbatte per caso in Neil.

Ci sono due Kat?
Sì, c’è quella tornata indietro nel tempo che uccide Sator e poi si tuffa dalla barca, e poi c’è quell’altra, che vede una donna (che si scopre poi essere la Kat tornata indietro nel tempo) tuffarsi. È lecito presumere che la Kat che uccide Sator abbia poi dovuto vivere nascosta, fino a un punto in cui le due Kat tornano a essere una Kat. Per un po’ ci sono, allo stesso modo, anche due Sator, solo che uno dei due viene ucciso da Kat.

Neil è il figlio di Kat?
Non si può dire con certezza, ma ha già preso molto piede la teoria secondo cui Neil sia la versione cresciuta del figlio di Kat e di Sator. Il figlio in effetti si chiama Max, ma diversi dettagli – tra cui la grande cura che Neil sembra avere per Kat, una donna di cui in teoria dovrebbe sapere pochissimo – che possono in teoria sostenere questa tesi. Certo, questa tesi richiederebbe a suo supporto la spiegazione di come e quanto Neil, arrivando dal futuro, abbia dovuto restare in inversione prima di potersi muovere comodamente, e senza mascherina, nel mondo.

Il Protagonista lavora “presso se stesso”?
Per certi versi sì, perché come si capisce nel finale è lui, dal futuro, ad aver creato Tenet, l’organizzazione segreta che lo assolda nel passato (o, se preferite, nel presente).