(Immagine da Wikimedia)

Una cosa tra “Tenet” e Umberto Eco

La storia del Quadrato del Sator: una serie di parole nota da centinaia di anni ma di cui si parla più spesso dal secolo scorso

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Tenet, nei cinema da mercoledì, è un film complicato. Già dai primi trailer, usciti mesi fa, si era capito che avrebbe avuto in qualche modo a che fare con il tempo e il suo scorrere, e a ben pochi era sembrato un caso che il titolo fosse un palindromo, una parola che resta uguale anche se letta al contrario. Qui avanti se ne parla: chi vuole andare al cinema senza sapere davvero niente, è meglio non prosegua. Chi vuole arrivarci informato e un po’ più attrezzato per capirlo – ma comunque senza spoiler –può proseguire per ancora un po’ di paragrafi, fino al relativo avviso.

Già da prima dell’uscita del film molti avevano anche intuito che Tenet avrebbe in qualche modo toccato o anche solo citato il Quadrato del Sator, una serie di cinque parole che rappresenta un palindromo particolare, perché oltre a poter essere letto da sinistra a destra e da destra a sinistra (come succede per esempio con la frase “ai lati d’Italia”) si può anche leggere dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Si fa prima a vederlo che a spiegarlo:

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

Il Quadrato del Sator (che qui sopra è un rettangolo, certo, ma non cambia niente) è un’iscrizione latina piuttosto nota tra gli appassionati di parole, cruciverba o anagrammi. Ne ha scritto più di una volta Stefano Bartezzaghi e c’è anche un libro di Umberto Eco del 2006 dal titolo Sator arepo eccetera. Se ne parla più diffusamente da quasi un secolo, cioè da quando nel 1925 un’epigrafe riportante le cinque parole in questione, messe in quella particolare disposizione, fu trovata a Pompei.

Negli anni sono stati trovati numerosi Quadrati di Sator, dalla Spagna alla Siria, dall’Inghilterra all’Ungheria; a volte sulle lapidi, altre come semplice graffito, spesso nelle chiese o nei monasteri. Quasi sempre sono quadrati veri e propri, ma succede anche che le venticinque lettere che formano le cinque parole siano disposte a cerchio o con altre forme più creative. I quadrati di Sator ritrovati a Pompei sembrano essere comunque i più antichi, perché certamente risalenti a prima dell’eruzione del 79 d.C. che ricoprì – e conservò – la città.

In molti hanno provato a interpretare il significato del quadrato di Sator, che qualcuno ha assimilato ai quadrati magici numerici, quelli in cui la somma delle cifre di ogni riga, colonna o diagonale deve essere sempre uguale. Per forza di cose, comunque, le interpretazioni sono passate dalla traduzione delle parole latine, alcune delle quali sono particolarmente ambigue.

SATOR, dice chi si è occupato del quadrato, potrebbe voler dire “seminatore” ma, in base ad altre analisi, potrebbe anche essere una parola associata a Giove o Saturno e, andando ancora oltre, a un qualche “padre” o “creatore”, anche in accezione cristiana.

AREPO è la parola su cui ci sono i dubbi più grandi. Perché è considerata un hapax legomenon (una parola che, finora, è comparsa solo una volta e solo in un contesto, senza che i linguisti possano quindi metterla in relazione con altre occorrenze) e le principali ipotesi sono che si tratti semplicemente di un nome proprio, oppure di un acronimo (anche in questo caso si è spesso andati a cercare possibili acronimi con significati legati alla cristianità) o, secondo un’altra ipotesi, potrebbe voler significare “aratro” o comunque essere legata al contesto contadino.

TENET è facile, è il verbo latino tenere, alla terza persona singolare dell’indicativo presente: significa “tiene”, “guida”.

OPERA può avere più significati ma i due più associati alle interpretazioni dell’iscrizione di cui fa parte sono “con cura” e, più semplicemente, “le opere”.

ROTAS sono banalmente “le ruote”.

Molto in breve – tenendo a mente che non esiste un significato giusto, e che magari nemmeno ne esiste uno solo – la frase SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS può essere qualcosa di molto terra-terra come “il seminatore tiene con cura le ruote dell’aratro” o, allargando non poco i significati di certe parole, qualcosa di simile alla frase, riportata dalla versione italiana Wikipedia, “Il seminatore nel campo governa le ruote celesti”.

Le cose si possono complicare ancora di più, perché c’è chi ha proposto una possibile lettura “bustrofedica” nella quale, come spiega Treccani, la direzione di lettura «cambia da riga a riga, cioè da sinistra a destra, poi da destra a sinistra, e così via, come i buoi che arano». Riguardando quindi il quadrato…

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…la lettura sarebbe: SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS. Sempre le stesse parole, ovviamente, ma in un ordine diverso. Complicando ancora di più le cose – poi basta, promesso – c’è anche chi ha provato ad anagrammare il palindromo, notando che si forma due volte la parola PATERNOSTER (“padre nostro”) lasciando fuori due A e due O (che qualcuno ha provato a far corrispondere all’alfa e all’omega, l’inizio e la fine).

Ma, di nuovo, non è detto che tra i tanti significati possibili (quelli di questo articolo sono solo una sorta di sintesi) debba esserci un solo e unico significato. Magari già ai tempi il quadrato fu concepito per essere criptico o anche solo giocoso (magari mettendo la parola “AREPO” giusto per far tornare il tutto). Come spiegò anni fa Bartezzaghi su Treccani, con riferimento proprio ad “AREPO”:

Esegeti di vario tipo e spessore si sono esercitati su questo vero e proprio hápax legòmenon, riportandolo ad altre forme esistenti, con esiti mistici ed esoterici assai rilevanti. Che si tratti, in realtà, di un bifronte nonsense della parola Opera, e che compaia nel quadrato solo al fine di completarlo, è un’opinione considerata deludente (anche se condivisa da molti archeologi e, modestamente, da me).

Sempre Bartezzaghi, critico verso ogni tentata interpretazione mistica del quadrato, scrisse nel 2000 su Repubblica:

Si vede che non avete presente quel libretto di Margherita Guarducci intitolato Misteri dell’alfabeto. Enigmistica degli antichi cristiani, uscito da Rusconi nel 1989. La professoressa Guarducci è stata una grande archeologa e ha decifrato criptiche iscrizioni nei sotterranei di San Pietro. Del Sator Arepo diceva: “è un gioco”. Un recente libro di Rino Cammilleri (Il quadrato magico, Rizzoli) parla invece di “ispirazione divina”: il clima è cambiato.

Per chi non ha ancora visto Tenet, è meglio non andare oltre l’immagine, perché stanno per arrivare degli spoiler.

(© 2020 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved / Melinda Sue Gordon)

Per chi il film invece già l’ha visto, ecco dove, in Tenet, sono le parole del quadrato. Come molti avranno di certo notato, “Sator” è il cognome dell’oligarca russo, il cattivo. “Arepo” è il cognome del falsario che realizza il quadro di Goya. L’opera (di Kiev) è il luogo in cui inizia il film o, volendo, quella di Arepo è “un’opera d’arte”. La Rotas, infine, è l’azienda responsabile della sicurezza dei quadri nel freeport di Oslo. Quindi, con un po’ di flessibilità sui casi delle declinazioni latine delle parole, Sator Tiene le Opere di Arepo nella Rotas.

Tra l’altro, Pompei è nominata, seppur mai mostrata, nel film.