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  • giovedì 20 Agosto 2020

«Non lasciate che ci tolgano la democrazia»

Nella terza serata della convention del Partito Democratico statunitense, Barack Obama ha rivolto il discorso più preoccupato e spaventato della sua carriera

Ci sono stati tanti interventi e momenti notevoli nella terza e penultima serata della convention del Partito Democratico, tra cui il discorso con cui Kamala Harris è diventata ufficialmente la prima donna non bianca candidata alla vicepresidenza nella storia degli Stati Uniti, ma quello più forte e che più farà discutere è stato l’intervento dell’ex presidente Barack Obama. Per la prima volta nella storia del paese, un ex presidente ha accusato esplicitamente il suo successore di minacciare direttamente la democrazia degli Stati Uniti: sulla base dei suoi comportamenti di questi quattro anni ma anche della preoccupazione che il presidente Donald Trump possa cercare di alterare il risultato con metodi scorretti, e rifiutarsi di accettare un’eventuale sconfitta.

Non è una preoccupazione priva di fondamento: le recenti decisioni del servizio postale americano sono state lette da molti osservatori indipendenti come un tentativo di Trump di limitare l’esercizio del voto, e soprattutto lo stesso Trump ha già detto più volte che non sa ancora se accetterà l’esito delle elezioni, e che potrà perdere solo se i suoi avversari imbroglieranno. Ma Obama – solitamente parco, misurato, persino freddo – non si era mai espresso in termini così tetri e preoccupati come ha fatto la scorsa notte parlando dal National Constitution Center di Philadelphia.

«L’esito di queste elezioni riecheggerà per generazioni. […] Vi chiedo di credere nella vostra capacità di far sì che i pilastri fondamentali della nostra democrazia possano durare ancora. Perché questo è quello che c’è in gioco. La nostra democrazia. […] Non possiamo permetterlo. Non lasciate che vi tolgano il vostro potere. Non lasciate che ci tolgano la democrazia. Votate il più presto possibile e assicuratevi che i vostri cari facciano lo stesso. Fate quello che gli americani hanno fatto per due secoli, anche in tempi più duri di questo: continuate a marciare, andate avanti. […] Qualsiasi possibilità di progresso dipende interamente dall’esito di queste elezioni. Questa amministrazione ha mostrato di essere pronta a distruggere la nostra democrazia pur di vincere. Quindi dobbiamo darci da fare».

Durante il suo intervento Obama ha molto criticato Trump per i risultati del suo governo, accusandolo di non aver mai messo gli interessi del paese davanti ai propri soprattutto durante l’epidemia: «170.000 americani morti, milioni di posti di lavoro in fumo, i nostri peggiori impulsi scatenati senza freni, la nostra reputazione nel mondo compromessa, le nostre istituzioni democratiche minacciate come mai prima di oggi». E poi si è speso a lungo in parole di elogio nei confronti di Joe Biden, il candidato del Partito Democratico, che lui stesso scelse dodici anni fa come vicepresidente, descrivendolo come una persona empatica e per bene. «Joe mi ha reso un presidente migliore, e ha il carattere e l’esperienza per renderci un paese migliore».

– Leggi anche: Trump vuole sabotare le poste?

L’intera serata, negli interventi e nei momenti che hanno preceduto il discorso di Obama, ha sottolineato la grande posta in palio di queste elezioni secondo i Democratici, dando voce a molti americani che hanno raccontato le loro esperienze con la minaccia delle armi da fuoco, le conseguenze del cambiamento climatico, la violenza domestica, il crudele sistema che regola l’immigrazione, la precarietà economica. Una delle prime persone a intervenire è stata Gabrielle Giffords, l’ex deputata dell’Arizona che nel 2011 fu ferita gravemente da un colpo di pistola sparatole alla testa da pochi centimetri.

Tra gli altri ha parlato poi Hillary Clinton, che ha raccontato come in questi quattro anni molti le abbiano detto «non pensavo sarebbe andata così» oppure «avrei dovuto votare», ma «questa non è un’elezione da tentennamenti». Anche Clinton ha invitato con forza gli elettori a organizzarsi per votare per posta il prima possibile, per facilitare lo scrutinio ed evitare un risultato incerto che Trump potrebbe tentare di forzare dalla sua parte.

E c’era anche Elizabeth Warren, che al termine di un segmento sull’economia ha pronunciato un discorso ricco di proposte concrete, con un passaggio concentrato soprattutto sull’importanza degli asili come infrastruttura necessaria alla ripresa economica.

Il discorso di Obama ha preceduto quello che ha chiuso la serata, con cui Kamala Harris è diventata ufficialmente la prima donna nera candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Alternando lo stesso tono preoccupato di chi l’ha preceduta a uno più ottimista, Harris ha raccontato la propria storia personale e familiare ed è sembrata rivolgersi soprattutto alle donne e madri afroamericane, insistendo molto sulle diseguaglianze razziali, sul razzismo strutturale della società americana e sulle violenze della polizia.

La convention dei Democratici si concluderà giovedì sera, quando in Italia saranno le 3 del mattino di venerdì, con gli interventi tra gli altri di Cory Booker, Pete Buttigieg, Tammy Baldwin, Tammy Duckworth, Michael Bloomberg e infine il discorso di Joe Biden. La convention del Partito Repubblicano si terrà la settimana prossima da lunedì a giovedì, nello stesso formato “virtuale” di quella dei Democratici.