(AP Photo/Dmitri Lovetsky)
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  • lunedì 17 Agosto 2020

La nuova enorme manifestazione in Bielorussia

Secondo diversi giornali è stata la più partecipata nella storia del paese, mentre il presidente autoritario Lukashenko sembra sempre più isolato

(AP Photo/Dmitri Lovetsky)

Domenica 16 agosto a Minsk, la capitale della Bielorussia, c’è stata un’enorme manifestazione di protesta contro il governo autoritario del presidente Alexander Lukashenko, accusato fra le altre cose di aver manipolato le elezioni di domenica scorsa per ottenere il sesto mandato presidenziale. Quello di ieri è stato il settimo giorno di fila di proteste, e diversi giornali hanno scritto che la manifestazione è stata probabilmente la più partecipata nella storia del piccolo paese stretto fra i paesi baltici, la Polonia, l’Ucraina e la Russia.

Secondo una stima citata dal New York Times in piazza c’erano circa 200mila persone: un numero enorme per un paese che ha poco meno di dieci milioni di abitanti, e dove le più recenti manifestazioni di protesta sono state represse con la violenza e migliaia di arresti da parte delle forze di sicurezza. Ieri, invece, il clima «era quello di una festa», scrive il New York Times.

«Per la prima volta in 26 anni sembra di vivere in un paese europeo», ha detto da un piccolo palco Maria Kolesnikova, l’unica delle tre donne che guidano l’opposizione a essere rimasta nel paese dopo il voto di domenica: «Più insistiamo con le proteste e prima avverrà il cambiamento», ha aggiunto Kolesnikova. Soltanto poche centinaia di persone sono riuscite ad ascoltare la sua voce, dato che non era stato montato alcun tipo di palco: gli organizzatori non erano pronti a gestire una folla del genere.

– Leggi anche: Le proteste in Bielorussia serviranno a qualcosa?

Poche ore prima della manifestazione, Lukashenko aveva parlato durante una manifestazione di sostegno nei suoi confronti, a cui erano presenti diversi dipendenti statali – alcuni dei quali arrivati a Minsk grazie a pullman messi a disposizione del governo – oltre ai suoi sostenitori più fedeli. «Secondo i dati ufficiali al comizio hanno partecipato 65mila persone», scrive il Guardian, «ma la stima è tanto implausibile quanto l’80 per cento di voti che Lukashenko sostiene di aver raccolto alle ultime elezioni».

In un minaccioso e breve discorso, Lukashenko ha sostenuto senza fornire prove che i paesi occidentali stessero incoraggiando le proteste per rovesciare il suo governo, e che mezzi militari della NATO si fossero già radunati ai confini del paese. In uno dei momenti più surreali del suo discorso, poi diventato virale, Lukashenko ha rivendicato come una grande qualità l’assenza di libertà e democrazia in Bielorussia.

Nei giorni precedenti alle elezioni presidenziali in pochi si aspettavano che il voto sarebbe stato regolare: le proteste sono cominciate già domenica quando sono stati diffusi i primi exit poll, che davano Lukashenko come sicuro vincitore (la Bielorussia non ha permesso l’ingresso di osservatori internazionali e diversi paesi europei si sono rifiutati di accettare come veritiero il risultato delle elezioni). La polizia aveva reagito con estrema durezza, usando da subito grande violenza contro i manifestanti e arrestandone quasi 7.000 in pochi giorni. Venerdì circa 2.000 persone sono state liberate e moltissime di loro hanno raccontato di violenze e torture subite.

Da giorni, però, emergono segnali che fanno pensare che l’apparato militare e amministrativo non sostenga più Lukashenko in maniera compatta. La manifestazione di domenica non è stata interrotta dalle forze di sicurezza – forse anche perché vastissima – e nei giorni scorsi era diventata virale la protesta di alcuni ex soldati che hanno pubblicato video in cui buttavano via le loro vecchie divise, esprimendo vergogna per il comportamento dell’esercito e delle forze di sicurezza. In settimana c’erano stati anche diversi scioperi dei lavoratori delle grandi industrie statali del paese, dove solitamente il sostegno per Lukashenko è alto.

Poche ore prima delle proteste di domenica, aveva espresso solidarietà con i manifestanti anche l’ambasciatore bielorusso in Slovacchia, Igor Leshchenya. In un video pubblicato dalla rivista bielorussa Nasha Niva, Leshchenya ha detto di essere «shockato» dalle violenze applicate contro i manifestanti, e paragonato la repressione del governo a quello dell’Unione Sovietica nei primi anni dell’amministrazione di Josif Stalin.

Non è ancora chiaro se le manifestazioni di protesta costringeranno Lukashenko a lasciare pacificamente il suo incarico: nel weekend il presidente si è sentito più volte col presidente russo Vladimir Putin, suo alleato, che ha garantito sostegno militare nel caso in cui la situazione dovesse precipitare. La Russia ha tutto l’interesse a sedare un movimento di protesta che chiede maggiore democrazia all’interno di un paese che di fatto è rimasto un proprio satellite, ma molto dipenderà anche da quanto decideranno di spendersi i leader occidentali ed europei.

Nei giorni scorsi l’Unione Europea ha deciso di applicare nuove sanzioni nei confronti di alcuni leader bielorussi, e ieri l’alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Josip Borrell, ha twittato che l’Unione Europea sta dalla parte dei manifestanti, ma è ancora presto per capire cosa potrà succedere nelle prossime settimane.