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  • Mercoledì 5 agosto 2020

Cosa sappiamo dell’enorme esplosione a Beirut

Sembra essere stata provocata da un incendio iniziato in un deposito di oltre duemila tonnellate di nitrato di ammonio: ci sono più di 100 morti e migliaia di feriti

I danni al porto di Beirut (AP Photo/Hussein Malla)
I danni al porto di Beirut (AP Photo/Hussein Malla)

Martedì pomeriggio c’è stata un’enorme esplosione nel porto di Beirut, la capitale del Libano, forse causata dalla detonazione di una grande quantità di nitrato di ammonio, composto chimico che viene utilizzato come fertilizzante e per costruire bombe. L’esplosione è stata la più distruttiva di tutta la storia del Libano: «è stata scioccante anche per una città che ha visto 15 anni di guerra civile, attentati suicidi, bombardamenti israeliani e omicidi politici», ha scritto Associated Press. Secondo il centro di ricerca tedesco di geoscienza GFZ, l’esplosione ha causato un terremoto di magnitudo 3.5 che si è sentito fino a Cipro, circa 200 chilometri di distanza.

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Per ora non c’è un bilancio finale di morti e feriti, anche perché ci sono ancora molti dispersi: si parla di decine di persone uccise – un centinaio, ha detto la Croce Rossa del Libano – e di circa 4mila feriti. Le informazioni sull’esplosione, inoltre, sono ancora parziali.

Secondo fonti dei servizi di sicurezza citate da Reuters e alcuni media locali, l’incendio che ha causato l’esplosione sarebbe iniziato durante i lavori di saldatura che erano in corso nel magazzino che conteneva il nitrato di ammonio. Il presidente libanese, Michel Aoun, ha parlato di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio che erano state sequestrate dalle autorità sei anni fa, e che poi erano state lasciate nel porto senza che venissero gestite con le necessarie misure di sicurezza. Il nitrato di ammonio è usato principalmente come fertilizzante ad alto contenuto di azoto e nella maggior parte dei casi è abbastanza economico da produrre; è anche un componente chiave di un esplosivo industriale usato nelle miniere, nelle cave e nelle costruzioni civili: di per sé non è considerato particolarmente volatile o pericoloso, ma in determinate condizioni può diventarlo.

Attenzione, alcune immagini sono forti.

Aoun non ha specificato cosa ci facesse quella quantità di nitrato di ammonio nel porto di Beirut sei anni dopo il sequestro, ma ha parlato di una situazione «inaccettabile».

L’esplosione è avvenuta dopo che per diversi minuti dalla zona del porto si era alzata una grossa colonna di fumo. Diversi testimoni hanno raccontato di avere visto anche una nuvola di fumo di colore arancione, che appare quando viene rilasciato biossido di azoto – un gas altamente tossico – nelle esplosioni che coinvolgono nitrati. Alcune televisioni locali hanno detto che potrebbe essere stato coinvolto anche un magazzino di fuochi d’artificio, ma non ci sono ancora conferme. L’incendio, comunque, è andato avanti per ore anche dopo l’esplosione, rendendo estremamente complicato il lavoro dei soccorritori.

(EPA/IBRAHIM DIRANI)

L’esplosione ha provocato danni enormi nella zona del porto, e in altre parti di Beirut. «Anche a quattro chilometri di distanza dal centro dell’esplosione, tutti gli edifici hanno subìto danni ad alcune delle loro finestre», ha scritto sul Guardian il giornalista Martin Chulov, esperto di terrorismo.

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Chulov, che come molti altri giornalisti occidentali che si occupano di Medio Oriente vive a Beirut, ha parlato di «rovina apocalittica». Ha raccontato di strade ricoperte di vetro, di macchine e alberi distrutti e di pozzanghere di sangue nelle strade: «Le tracce di sangue sono quelle di macchine e moto che hanno portato i feriti nelle cliniche e negli ospedali» della città, e che in pochissimo tempo sono stati investiti dall’emergenza. Diversi ospedali sono stati danneggiati dall’esplosione, come per esempio il St. George University Hospital, nel quartiere di Achrafieh, dove tra le altre cose è saltata l’elettricità e decine di feriti sono stati soccorsi sulla strada di fronte all’entrata.

Sunniva Rose, giornalista che lavora per Le Figaro e The National (giornale degli Emirati Arabi Uniti), ha raccontato a BBC che martedì sera l’esercito stava ancora bloccando l’accesso al porto per paura di una seconda grande esplosione. «C’era ancora fumo nel cielo. L’intera città era nera. Era molto difficile andare in giro, molte persone erano coperte di sangue. Ho visto una donna di 86 anni venire curata da un medico che era appena corso fuori da casa sua con un kit di pronto soccorso in mano. […] È scoppiato un pandemonio nel mio appartamento, tutti i vetri si sono frantumati. Il danno è stato enorme. Anche la facciata di un centro commerciale a due chilometri di distanza è stata completamente distrutta».

(AP Photo/Hassan Ammar)

«Settimane di bombardamenti prolungati non avevano causato la stessa quantità di danni, nemmeno durante l’apice della guerra civile», ha scritto Chulov.

Nonostante il governo libanese abbia parlato espressamente dell’ipotesi che l’esplosione sia avvenuta in un deposito di nitrato di ammonio, nelle ultime ore sono circolate diverse teorie alternative. Alcuni hanno citato per esempio le recenti tensioni tra Israele ed Hezbollah, gruppo islamista sciita radicale che opera per lo più nel sud del Libano, e ipotizzato un attacco di Israele, che però tramite fonti anonime ha smentito (il governo israeliano ha detto che non commenta “notizie straniere” e ha offerto la sua assistenza al Libano tramite intermediari internazionali). Poco dopo l’esplosione, il presidente statunitense Donald Trump ha definito quello che era successo un «attacco», ma è stato poi contraddetto da altri membri del suo governo, tra cui funzionari del dipartimento della Difesa citati da CNN.

L’esplosione di martedì è avvenuta in un momento estremamente critico per il Libano. Da tempo l’economia libanese è in profonda crisi e la situazione è peggiorata con la pandemia da coronavirus. Moltissime persone hanno perso il lavoro e la loro casa, oltre che i loro risparmi, a causa del crollo del valore della valuta locale.

L’ultima grossa esplosione che aveva colpito il Libano risale al febbraio 2005, quando l’allora primo ministro libanese, Rafiq Hariri, fu ucciso da un’autobomba fuori da un hotel di Beirut. Il verdetto del processo contro le persone accusate dell’omicidio di Hariri – quattro membri di Hezbollah – è previsto venerdì, tra due giorni, a L’Aia, nei Paesi Bassi.