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  • giovedì 9 Luglio 2020

La Corte Costituzionale ha giudicato illegittima la norma del primo “decreto sicurezza” che preclude ai richiedenti asilo l’iscrizione all’anagrafe

La Corte Costituzionale ha giudicato illegittima la norma del primo cosiddetto “decreto sicurezza” del 2018 – voluto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini e approvato dal primo governo Conte – che preclude agli stranieri richiedenti asilo l’iscrizione all’anagrafe.

La Corte ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai tribunali di Milano, Ancona e Salerno e, in attesa del deposito della sentenza, l’ufficio stampa della Corte ha fatto sapere che «la disposizione censurata non è stata ritenuta dalla Corte in contrasto con l’articolo 77 della Costituzione sui requisiti di necessità e di urgenza dei decreti legge. Tuttavia, la Corte ne ha dichiarato l’incostituzionalità per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti».

Cosa sono i “decreti sicurezza”
I cosiddetti “decreti sicurezza” sono due note e controverse leggi approvate dal primo governo guidato da Giuseppe Conte in materia di immigrazione, e sostenute soprattutto dall’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Il primo “decreto sicurezza” è entrato in vigore il 5 ottobre 2018 e interviene soprattutto sul sistema di accoglienza italiano. La principale misura contenuta nel decreto è l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, una forma di protezione molto diffusa della durata di due anni, sostituita da altri permessi più specifici e praticamente impossibili da ottenere. Poche settimane dopo il ministero dell’Interno ha emesso inoltre un bando di gara per i centri di accoglienza che di fatto depotenzia il sistema complessivo stanziando meno soldi per i centri più diffusi, i cosiddetti CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria).

Il secondo “decreto sicurezza” – chiamato anche “decreto sicurezza bis” e approvato con molte rimostranze del presidente della Repubblica – modifica invece le norme che riguardano gli sbarchi dei migranti soccorsi in mare. L’articolo 1 assegna nuovi poteri al ministro dell’Interno – cioè lo stesso Salvini, all’epoca – come la possibilità di vietare l’ingresso nelle acque territoriali italiane alle navi che violano le leggi italiane in materia di immigrazione. È la cosiddetta politica dei “porti chiusi”. L’articolo 2 del decreto garantisce invece al governo la possibilità di comminare ingenti multe per i comandanti delle navi che ignorano il divieto di ingresso previsto all’articolo 1. La violazione del divieto comporta una multa compresa fra i 150mila e il milione di euro e la confisca della nave. Il “decreto sicurezza bis” prevede anche nuovi fondi per il rimpatrio dei migranti irregolari, cioè senza alcun tipo di permesso per rimanere in Italia.

– Leggi anche: I “decreti sicurezza” sono un fallimento

(ANSA/ ETTORE FERRARI)