• Martedì 30 giugno 2020

I musei a Milano non hanno mai chiuso, circa

Durante il lockdown hanno trovato nuovi modi per coinvolgere il pubblico, con podcast e archivi virtuali: ora però si stanno scontrando con enormi problemi e incertezze

di Michele Pilloni

(ANSA / MATTEO BAZZI)
(ANSA / MATTEO BAZZI)

Durante il periodo di lockdown imposto a causa dell’epidemia da coronavirus, a Milano tra le attività costrette a chiudere al pubblico ci sono stati anche i musei. Nelle settimane di chiusura forzata, diversi musei cittadini hanno concentrato i loro sforzi sulle attività digitali, cercando nuovi modi di coinvolgere e interagire con il pubblico: hanno intensificato le attività sui propri account social, promuovendo podcast e archivi virtuali, e hanno iniziato a lavorare su nuovi progetti digitali d’artista, oltre che migliorare quelli che già avevano.

Triennale Milano, un museo dedicato al design, all’architettura, alle arti visive, sceniche e performative, ha per esempio usato Instagram per realizzare il suo progetto digitale “Decameron”, che nasce da un’idea del curatore di Triennale Design, Joseph Grima: ispirandosi alla raccolta di novelle di Giovanni Boccaccio, ha chiesto ad artisti, musicisti, scrittori, ballerini e giornalisti di realizzare una Storia come fosse una novella contemporanea. Fondazione Prada, un’istituzione culturale fondata nel 1993 dall’azienda di moda Prada, ha pubblicato podcast gratuiti e ha chiesto all’artista Francesco Vezzoli di realizzare su Instagram un progetto online, “Love Stories – A Sentimental Survey by Francesco Vezzoli”.

Alcuni musei civici milanesi, cioè quelli gestiti dal comune, hanno prodotto progetti digitali e sviluppato percorsi di visita online. Sia il Mudec, il Museo delle Culture, che il Museo del Novecento hanno quotidianamente presentato alcune delle loro opere sul proprio canale Instagram, mentre il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea – ha proposto diverse iniziative didattiche.

https://www.instagram.com/p/B9v4mItqsol/

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnica Leonardo Da Vinci ha permesso di scaricare alcuni oggetti e opere d’arte della collezione da utilizzare nel videogioco Animal Crossing, un gioco di simulazione di vita che permette di allestire anche il proprio museo personale. Tra i musei civici, il Museo del Novecento ha iniziato un’esposizione dedicata all’acquisizione del “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo sulla piattaforma di Google Arts and Culture. La Fondazione Pirelli – HangarBicocca, dedicata alla produzione e promozione di arte contemporanea, ha aperto un canale sulla piattaforma Spotify, il noto servizio di riproduzione digitale di musica in streaming.

– Leggi anche: Animal Crossing, il videogioco di Nintendo che va fortissimo

Uno degli oggetti scaricabili dal sito del Museo Nazionale Scienza e Tecnica Leonardo Da Vinci

Stando ai dati più recenti di un rapporto pubblicato del Politecnico di Milano per il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (PDF), che ad aprile ha monitorato le attività online di 100 musei italiani, durante il periodo di lockdown l’attività online dei musei è cresciuta notevolmente continuando un trend già iniziato a marzo.

Secondo Davide Giannella, curatore di Ultradim, uno dei programmi di Triennale Estate, nella fase del lockdown «lo strumento digitale è stato di enorme aiuto» e ha allargato la possibilità di raggiungere pubblici diversi: «In questa fase è stato chiaro ed evidente come il digitale possa essere un potenziale, uno strumento di enorme aiuto alla produzione e diffusione soprattutto di contenuti». Non tutto però si può valorizzare col digitale, ha aggiunto Giannella: per le statue, per esempio, è l’esperienza fisica a «creare delle relazioni e un potenziale di fruizione molto più profondo rispetto a quello digitale».

Il problema delle mostre da posticipare
Nonostante la fine del lockdown, le incertezze per il futuro delle attività dei musei sono ancora forti: nei prossimi mesi molte strutture museali dovranno fare i conti sia con l’incertezza della situazione sanitaria – e le relative regole imposte dalla legge per garantire il distanziamento fisico – sia con la difficoltà di guadagnare a sufficienza per rimanere aperte.

Chiara Costa, responsabile dei Progetti Culturali di Fondazione Prada, ha spiegato quanto sia stato difficile cambiare continuamente piani per adattarsi alla crisi provocata dall’epidemia: «3 o 4 volte nel giro di tre mesi abbiamo modificato radicalmente la programmazione, di fatto senza mai poterla realizzare». Le mostre temporanee che avevano aperto poco tempo prima del lockdown, e che quindi non avevano potuto essere visitate, sono state prolungate: «Sembra una sciocchezza, ma prolungare tre mostre significa ricontattare tutti, è come rifarla. In questo senso abbiamo deciso di aprire tre giorni [a settimana, invece che i sei del periodo pre-lockdown, ndr] perché dobbiamo essere sicuri che non ci siano rischi per nessuno e dobbiamo essere sicuri che l’investimento della riapertura sia sostenibile», ha aggiunto Costa.

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Fondazione Prada ha dovuto anche rimandare alcune mostre: qualcuna che era prevista per quest’autunno è stata rimandata a marzo del prossimo anno, a causa dei lunghi periodi di preparazione: «Se non avessimo posticipato, quelli che ci avrebbero dovuto prestare le opere non lo avrebbero più fatto. In questo momento è difficile che un museo abbia i mezzi e le persone per preparare il viaggio di un’opera», ha concluso Costa.

Come ci accoglieranno i musei?
Le strutture, sia pubbliche che private, stanno facendo calendari a breve termine sulla base della risposta dei visitatori e dell’andamento dell’emergenza sanitaria, seguendo le norme date dal governo, come la misurazione della temperatura delle persone, l’igienizzazione degli spazi e l’ingresso contingentato con le mascherine. Il Comune di Milano ha deciso che i biglietti per i musei civici a pagamento potranno essere acquistati sia online che nelle biglietterie, anche se resta consigliata la prenotazione online a causa dei limiti di capienza. All’inizio della “fase due” era stata decisa l’apertura scaglionata dei musei durante la settimana e con la sperimentazione dell’acquisto dei biglietti solamente online.

Per adattarsi alle nuove misure di sicurezza imposte a causa del coronavirus, molti musei stanno rielaborando i loro spazi interni ed esterni, tenendo in conto soprattutto l’aspetto economico e senza poter fare ragionamenti sul lungo periodo.

Nello spazio più grande dell’Hangar Bicocca, con i suoi 15 mila metri quadrati totali, circa due campi da calcio, sarà possibile mantenere un distanziamento fisico tra 200 persone, mentre nello spazio espositivo più piccolo si potrà stare in 100.

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La Triennale Milano ha presentato un calendario di quattro mesi di programmazione nel Giardino Giancarlo De Carlo, uno spazio all’aperto dove sono presenti opere come “I bagni misteriosi” realizzati da de Chirico nel 1973, il “Teatro dei burattini” di Alessandro e Francesco Mendini, e le sedute “Le signore” di Gaetano Pesce. L’ingresso al giardino e al Museo del Design sarà gratuito ma con prenotazione obbligatoria per contingentare gli ingressi. Il Cenacolo Vinciano già prima del lockdown limitava gli ingressi per preservare l’affresco in condizioni ottimali; ora si può accedere per massimo 15 minuti ma solamente 5 persone alla volta e non più 25: quasi come stare da soli.

Alla Fondazione Prada invece hanno dovuto temporaneamente chiudere “Le Studio d’Orphée”, lo studio del cineasta francese Jean-Luc Godard, e che per le ridotte dimensioni non permette ingressi numerosi.

A cosa andranno incontro i musei nei prossimi mesi?
I prossimi mesi non saranno facili per i musei milanesi, che dovranno affrontare molti problemi e incertezze: budget limitato, poca possibilità di programmare nel lungo periodo, necessità di implementare tutte le misure di sicurezza imposte dalla legge e minori introiti dai biglietti. Lo sviluppo di progetti digitali sarà una grande opportunità, perché i musei continueranno a restare in contatto con i visitatori, ma potrebbe non essere sufficiente.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha definito le iniziative culturali come parte fondamentale del tessuto sociale milanese e ha annunciato di avere stanziato due milioni di euro a sostegno degli operatori che offrono servizi culturali a Milano. I due milioni arriveranno dal fondo del mutuo soccorso, un fondo di solidarietà aperto alla partecipazione di singoli cittadini, di imprese e di associazioni e destinato a sostenere la ripartenza delle attività economiche.

Questo e gli altri articoli della sezione Il coronavirus a Milano sono un progetto del corso di giornalismo 2020 del Post alla scuola Belleville, pensato e completato dagli studenti del corso. Il prossimo corso di giornalismo del Post inizierà a settembre, per info qui.