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  • martedì 2 Giugno 2020

Anche l’autopsia ufficiale di George Floyd parla di asfissia e dice che la sua morte è stata un omicidio

Lunedì il personale medico della contea di Hennepin, dove si trova Minneapolis, ha diffuso i risultati dell’autopsia ufficiale eseguita sul corpo di George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso il 25 maggio durante un arresto, per cui da una settimana ci sono grandi proteste negli Stati Uniti. L’autopsia ufficiale dice che la morte di Floyd è stata un omicidio e che il cuore e i polmoni dell’uomo avevano smesso di funzionare mentre Floyd era «tenuto fermo» dalla polizia. Il rapporto sull’autopsia dice che Floyd aveva pregressi problemi cardiaci e che aveva assunto recentemente metanfetamine e fentanyl, ma indica come causa della morte un «arresto cardiopolmonare avvenuto come complicazione del blocco, della sottomissione e della compressione del collo da parte delle forze dell’ordine».

Secondo l’autopsia preliminare della contea di Hennepin non c’erano prove a sostegno del fatto che Floyd fosse morto per asfissia o strangolamento, quindi questa seconda autopsia – definitiva – contraddice in parte quanto detto inizialmente. Ieri, prima che il rapporto sull’autopsia ufficiale fosse diffuso, l’avvocato dei familiari di Floyd aveva rivelato le conclusioni dell’autopsia indipendente richiesta dalla famiglia. Secondo questa autopsia (condotta da Michael Baden, un medico legale piuttosto noto e controverso negli Stati Uniti, e dalla patologa Allecia Wilson dell’università del Michigan) la morte di Floyd è stata «un omicidio causato dall’asfissia provocata dalla compressione della schiena e del collo che ha portato alla mancanza di flusso sanguigno al cervello».

– Leggi anche: La ricostruzione della morte di George Floyd fatta dal New York Times

C’è comunque una differenza importante tra l’autopsia ufficiale e quella fatta fare dalla famiglia di Floyd: per la prima solo il ginocchio del poliziotto Derek Chauvin (attualmente accusato di omicidio) premuto sul collo di Floyd avrebbe contribuito alla sua morte, mentre per la seconda ha avuto un ruolo rilevante anche il modo in cui gli altri poliziotti lo avevano trattenuto a terra.

«Non riesco a respirare», la frase pronunciata da George Floyd durante l'arresto che ha portato alla sua morte, in una strada di Los Angeles, il 31 maggio 2020 (Warrick Page/Getty Images)