Clint Eastwood alla prima di Invictus a Beverly Hills, 2009 (AP Photo/Matt Sayles)

Una vita da Clint Eastwood

Un pistolero senza nome, un ispettore che di cognome faceva Callaghan e un grande regista, a volte: oggi compie novant'anni

Clint Eastwood alla prima di Invictus a Beverly Hills, 2009 (AP Photo/Matt Sayles)

Clint Eastwood ha iniziato a fare l’attore a 25 anni e a fare il regista a poco più di 40, ed è uno di quelli per cui è proprio difficile mettersi a decidere se è stato più attore o regista (e per cosa sia più bravo). Da attore è stato un cowboy senza nome e un ispettore che di cognome faceva Callaghan; da regista ha cambiato generi più che da attore, spesso scegliendosi come attore, non sempre protagonista. I suoi film da regista migliori e più premiati hanno vinto entrambi l’Oscar per il miglior film e la miglior regia, e sono Million Dollar Baby Gli spietati, che finisce con un ringraziamento ai due registi senza i quali non sarebbe né l’attore né il regista che è.

Clint Eastwood è nato a San Francisco, in California, nel 1930, in una famiglia della classe media che cambiò più volte casa per seguire il padre, visto che negli anni dopo la Grande Depressione cambiava spesso città e lavoro. Eastwood non ebbe per niente una brillante carriera scolastica e per quanto si sa nemmeno un particolare interesse per la recitazione. Durante la Guerra di Corea, iniziata nel 1950, finì nell’esercito ma non in Corea, perché divenne istruttore di nuoto. Senza che avesse studiato recitazione, nella prima metà degli anni Cinquanta provò a sfruttare il suo aspetto e la sua statura di oltre un metro e novanta per fare l’attore. Iniziò con La vendetta del mostro, sequel del più noto – e certamente migliore – Il mostro della laguna nera e continuò alternando ruoli di non grande rilevanza tra cinema e televisione.

Nel 1959, non ancora trentenne, ottenne il ruolo da protagonista in Gli uomini della prateria, una serie tv western (ma molto pulita e gentile) in cui recitò per più di 200 episodi: fu scelto perché “aveva l’aspetto da cowboy”, dissero. Nel 1964, quando ancora la serie andava in onda, Sergio Leone – che in Italia aveva diretto «per ragioni alimentari» Il colosso di Rodi – lo volle per fare il pistolero in un western che voleva girare in Spagna, perché qualcuno gli aveva segnalato quell’attore «giovane e allampanato».

Sergio Leone
Eastwood accettò l’offerta e per Leone interpretò il laconico e misterioso uomo senza nome protagonista di Per un pugno di dollari, e poi di Per qualche dollaro in più e poi di Il buono, il brutto, il cattivo. Gli spaghetti western della trilogia del dollaro. Soprattutto in America quei film all’inizio non furono notati granché dalla critica, ma ebbero successo e fecero diventare Eastwood un personaggio. Sempre con lo stesso cappello e sempre con lo stesso poncho, e senza nemmeno variare poi tanto le espressioni del suo viso, la faccia di Eastwood diventò la faccia di quei nuovi western all’italiana.

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Anche Leone ammise che Eastwood era fuori dai canoni, e quindi perfetto per quei ruoli. Ne parlò come di un «un blocco di marmo», e sullo stesso tema sono piuttosto note altre due frasi. La prima è: «Avevo bisogno più di una maschera che di un attore, e Eastwood a quell’epoca aveva solo due espressioni: con il cappello e senza cappello». La seconda, che si racconta fu una risposta alla richiesta di Eastwood, dopo il primo film, di non dover sempre tenere in bocca il sigaro, è: «Clint, non possiamo tagliare fuori il sigaro. È il protagonista!».

Eastwood non recitò per nessun altro film di Leone, che paragonandolo a De Niro, protagonista di C’era una volta in America, disse: «Bobby, prima di tutto, è un attore. Clint, prima di tutto, è un divo. Bobby soffre, Clint sbadiglia». La posizione di Eastwood sul perché non fece altri film con Leone è questa, citata da Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera: «A me piacciono le storie. Lui è andato verso film epici più grandiosi, io verso film più piccoli, verso storie più personali». Non significa, però, che i due non abbiano continuato a rispettarsi e parlare bene l’uno dell’altro.

Don Siegel
Dopo i tre film per Leone, e dopo aver recitato (senza sigaro, poncho o cappello) in un episodio di Le streghe di Vittorio De Sica, Eastwood, ormai conosciuto anche se non propriamente apprezzato dalla critica, tornò a recitare negli Stati Uniti. Fece il film western Impiccalo più in alto, il film di guerra Dove osano le aquile e, soprattutto, recitò in cinque film di Don Siegel che, dopo Leone, fu senza dubbio il secondo regista più importante della sua vita.

Tra il 1969 e il 1979 Eastwood recitò per Siegel in cinque film: L’uomo dalla cravatta di cuoio, Gli avvoltoi hanno fame, La notte brava del soldato Jonathan, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! e Fuga da Alcatraz. Grazie a Siegel, Eastwood mostrò di saper fare altro oltre al cowboy, e in particolare fu poi per cinque film (solo il primo diretto da Siegel) l’ispettore Harry Callaghan, quello che dopo una sparatoria punta la pistola – forse scarica – contro un ladro che sta cercando di afferrarne una a sua volta, e gli dice: «Fatti bene i conti, ti conviene rischiare?».

Anche cambiando ambientazione e abbigliamento, Eastwood continuò comunque a fare ruoli da duro, spesso intento a maneggiare qualche arma: in Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan e Una calibro 20 per lo specialista le pistole sono persino nel titolo.

Clint Eastwood
Il terzo regista più importante nella storia di Clint Eastwood è stato Clint Eastwood. A poco più di quarant’anni, nel 1971, Eastwood diresse se stesso nel giallo Brivido nella notte, nel 1973 in Lo straniero senza nome (un western, di nuovo) e nel 1975 si scelse come protagonista per Assassinio sull’Eiger, un film alla James Bond in cui si dice che finì per scegliersi dopo un rifiuto di Paul Newman.

Gli anni Ottanta non furono di certo i suoi migliori anni, ma nel 1988 piacque molto Bird, un film sul jazzista nero Charlie Parker (di cui era grande estimatore già da ragazzo) e in cui, per comprensibili ragioni, non fu protagonista. Nel 1992 diresse quello che ci sono pochi dubbi sia il suo miglior western: Gli spietati, che vinse quattro Oscar (compresi miglior film e miglior regia) e che finisce con una dedica «a Sergio e Don».

È sempre questione di gusti, ma nella corsa tra i migliori film di-e-con Eastwood l’unico che probabilmente tiene testa a Gli spietati è Million Dollar Baby, uscito nel 2004 e anch’esso premiato con quattro Oscar (compresi miglior film e miglior regia).

Fatte giusto un paio di eccezioni (il poliziesco Nel centro del mirino e il film sul baseball Di nuovo in gioco) sono quasi trent’anni che Eastwood recita solo in film che dirige. E quando da regista sceglie in che ruoli farsi recitare, Eastwood spazia molto più di quanto non facesse chi lo faceva recitare negli anni Sessanta e Settanta: si è divertito in Space Cowboys e si è dato un ruolo romantico in I ponti di Madison County.

Altri film che hanno fatto di Eastwood uno dei registi contemporanei più famosi e apprezzati sono Mystic River e Gran Torino. Ma a diversi critici piacque anche l’accoppiata Flags of Our Fathers e Letters from Iwo Jima (che raccontano le stesse vicende, ma viste prima dagli americani e poi dai giapponesi). Più di recente, Eastwood si è dedicato spesso ai film biografici: Invictus e J. Edgar, ma anche American Sniper, Sully e Richard Jewell. È piaciuto molto meno, sempre a proposito di film di Eastwood sugli “eroi americani”, Ore 15:17 – Attacco al treno, in cui i protagonisti sono – nel ruolo di loro stessi – i tre americani che, in vacanza in Europa, nel 2015 fermarono un terrorista su un treno.

Quello che non è cinema
Fuori dal cinema, Eastwood è da tempo chiaramente schierato con i Repubblicani (e non è d’accordo con chi sostiene che queste posizioni ormai si vedano molto anche nei suoi film). La sua presa di posizione più recente però è stata a favore di Michael Bloomberg, candidato moderato con il Partito Democratico poi ritiratosi con scarsi risultati. Quando si parla di Eastwood e politica, comunque, l’evento più citato – e preso in giro – è il discorso del 2012 in cui, durante la convention del Partito Repubblicano, fece un monologo di circa 12 minuti rivolgendosi a una sedia vuota e immaginandosi un dialogo con l’allora presidente Barack Obama.

Oltre che regista, attore e noto sostenitore dei Repubblicani (almeno fino a Bloomberg) Clint Eastwood è stato anche il titolo di una famosa canzone dei Gorillaz e il nome che sceglie di darsi Marty McFly, nel vecchio West in cui finisce nel terzo Ritorno al Futuro. Ah, e il sindaco della piccola e benestante città di Carmel-by-the-Sea, nella contea di Monterey, sulla costa californiana, a fine anni Ottanta.