(Sean Gallup/Getty Images)
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  • venerdì 29 Maggio 2020

Uber Italia è accusata di sfruttamento dei rider ed è stata commissariata

Secondo il Tribunale di Milano ha utilizzato società di intermediazione sfruttando il lavoro di persone in difficoltà

(Sean Gallup/Getty Images)

Il Tribunale di Milano ha disposto il commissariamento della filiale italiana di Uber, la società conosciuta soprattutto per il suo servizio a metà tra i taxi e il noleggio di auto con autista ma anche per il servizio di consegne di cibo a domicilio Uber Eats.

I giornali scrivono che il provvedimento è stato preso per il presunto sfruttamento dei rider, cioè i fattorini che fanno le consegne a domicilio per Uber Eats, e che la società sarebbe accusata di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, in riferimento all’art. 603 bis del codice penale, il cosiddetto “caporalato”.
Si tratta di un reato modificato nel 2016, che consiste nel reclutamento di lavoratori in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno, da parte di intermediari – i cosiddetti “caporali” –  o comunque nell’impiego di tali lavoratori, che vengono in genere pagati pochissimo, costretti a turni di lavoro lunghi e faticosi, in scarse condizioni di sicurezza e con metodi di sorveglianza e alloggio degradanti.

Il caporalato è un fenomeno che riguarda soprattutto i settori dell’agricoltura e dell’edilizia ed è punibile per legge con sanzioni sia per i datori di lavoro che per gli intermediari. Il Corriere della Sera, citando il decreto di commissariamento del Tribunale di Milano, scrive che Uber «attraverso società di intermediazione, avrebbe sfruttato migranti “provenienti” da contesti di guerra, “richiedenti asilo” e persone che dimoravano in “centri di accoglienza temporanei” e in “stato di bisogno”».

Repubblica scrive che su Uber Italy è in corso un’indagine condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dal pm Paolo Storari. A Reuters Uber Italia ha detto di aver sempre operato nel rispetto delle regole, condannando ogni forma di sfruttamento del lavoro.

Lo scorso settembre la procura di Milano aveva aperto un’indagine conoscitiva sullo sfruttamento dei rider, senza prevedere alcuna ipotesi di reato, in seguito alle numerose segnalazioni di irregolarità arrivate alle forze dell’ordine. Al momento non è chiaro se la decisione del Tribunale di Milano nei confronti di Uber sia frutto di quella indagine. Durante il commissariamento, Uber potrà continuare ad operare.

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