Pamplona, Spagna (AP Photo/Alvaro Barrientos)
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  • lunedì 13 Aprile 2020

In Spagna è il primo giorno di allentamento delle restrizioni

Oggi hanno riaperto alcune attività non essenziali, tra le critiche dell'opposizione e di diverse comunità autonome

Pamplona, Spagna (AP Photo/Alvaro Barrientos)

Da oggi, lunedì 13 aprile, in Spagna sono entrate in vigore le misure decise dal governo che consentono la riapertura di aziende in settori considerati non essenziali per l’economia (in Spagna oggi non è festa). Diversi lavoratori impiegati per esempio nei cantieri e nelle fabbriche sono quindi tornati al lavoro, dopo due settimane di quasi completo blocco di tutte le attività produttive, ad eccezione di quelle essenziali. In sostanza, da oggi la Spagna è tornata alla situazione precedente al 30 marzo, quando era già vigente lo stato di allarme dichiarato dal governo ma non erano ancora entrate in vigore le successive restrizioni che riducevano ulteriormente le attività economiche.

Le misure entrate in vigore oggi in Spagna sono in parte simili a quelle annunciate venerdì sera dal presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, e che cominceranno a essere valide in Italia da domani, martedì 14 aprile. Non tutte le regioni italiane però si adegueranno alle indicazioni del governo: in alcune, come la Lombardia e la Campania, i governi regionali hanno approvato un’ordinanza per non consentire ancora le riaperture previste dal decreto.

Come sta succedendo in Italia, anche in Spagna il tema della riapertura di alcuni settori dell’economia – l’avvicinamento alla cosiddetta “fase 2” della gestione dell’epidemia – è oggetto di grande dibattito.

Il governo spagnolo, guidato dal Socialista Pedro Sánchez e già accusato di essersi mosso male e in ritardo di fronte all’emergenza, ha detto che le nuove misure non significano una riduzione delle restrizioni, e ha aggiunto che sono necessarie per cominciare a far ripartire l’economia. Il governo ha specificato che la maggior parte della popolazione continuerà a rimanere in casa, anche perché scuole, bar, ristoranti, enti culturali continueranno a rimanere chiusi. Sánchez ha annunciato che il governo ha messo a disposizioni 10 milioni di mascherine per gli impiegati e i passeggeri del trasporto pubblico.

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Diversi esperti citati dal País hanno definito gli effetti delle nuove misure «incerti».

Alcuni hanno sottolineato come la grande riduzione degli spostamenti si sia verificata dopo la prima dichiarazione dello stato di allarme del governo, il 14 marzo, quando è stato imposto alla popolazione di rimanere in casa e sono state chiuse alcune attività economiche. Toni Trilla, epidemiologo e membro del comitato scientifico che collabora con il governo Sánchez, ha detto: «Da quel momento [da quando è stato dichiarato lo stato di allarme] la mobilità si è ridotta del 70 per cento. Con la successiva chiusura totale, la mobilità si è ridotta di un ulteriore 10 per cento. Ora non stiamo passando dal bianco al nero. Potremmo avere un 10 per cento in più di mobilità e più contagi, però il restante 70 per cento continua ad avere l’obbligo di rispettare le regole di prima e non uscire di casa».

Secondo i favorevoli alle riaperture, le misure adottate dal governo sono indispensabili per far ripartire l’economia, senza contare che oggi la consapevolezza dell’importanza di usare precauzioni è maggiore rispetto a due settimane fa.

Non tutti però sono d’accordo con le misure adottate da Sánchez. Tra i contrari alle riaperture c’è per esempio il governo della Catalogna, una delle comunità autonome spagnole più colpite, che ha definito «un’imprudenza» l’allentamento delle restrizioni. Anche la presidente della comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha espresso qualche dubbio e ha chiesto a Sánchez che il governo specifichi «quanto, come e dove» verrà attuata la distribuzione delle mascherine. Critici verso le misure del governo sono stati anche alcuni sindacati, che temono nuovi contagi tra i lavoratori che non hanno la possibilità di avere adeguati dispositivi di protezione individuale.

La Spagna è il paese europeo con il maggior numero di casi accertati di coronavirus, 169.496, davanti all’Italia, che ha registrato finora 156.363 positivi. Da qualche giorno in Spagna l’aumento dei nuovi casi si è ridotto, facendo parlare di “appianamento della curva“.