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(Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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  • lunedì 13 Aprile 2020

Cosa riapre, regione per regione

Alcune hanno deciso di prolungare ancora le chiusure di tutti i negozi, a differenza di quanto stabilito dall'ultimo decreto del presidente del Consiglio

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(Cecilia Fabiano/ LaPresse)

Lo scorso venerdì il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che le misure restrittive in vigore per contenere l’epidemia da coronavirus sono prorogate fino al 3 maggio (la scadenza dei decreti precedenti era al 13 aprile). Rimangono quindi in vigore per altre tre settimane le restrizioni sugli spostamenti, la chiusura delle scuole e di tutte le attività giudicate non essenziali, con l’eccezione delle riaperture di alcuni negozi e servizi a partire da martedì 14 aprile: librerie, cartolerie, negozi di vestiti per bambini e neonati, studi professionali, distributori automatici, aziende che producono macchine agricole, quelle che lavorano il legno, quelle che si occupano di silvicoltura (cioè che coltivano e curano i boschi).

Il decreto stabilisce che è sempre consentita «l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari» e di ogni «attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza».

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Sono consentite anche le attività «degli impianti a ciclo produttivo continuo […] dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti». Per le aziende che non possono lavorare è consentita «la spedizione della merce in giacenza, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione».

Le cose da sapere sul coronavirus

In alcune regioni, però, le amministrazioni hanno deciso diversamente rispetto a quanto stabilito dal decreto del presidente.

In Lombardia, per esempio, un’ordinanza del presidente della regione, Attilio Fontana, mantiene il divieto di apertura per le librerie e le cartolerie, anche se i libri continueranno a essere venduti nei supermercati, e per altri casi specifici. Anche in altre regioni sono stati presi provvedimenti simili: sia in Piemonte che in Campania continueranno a essere chiuse librerie e cartolerie fino al 3 maggio, e inoltre in Campania i negozi di abbigliamento per neonati potranno aprire con alcune limitazioni (solo due giorni a settimana e per mezza giornata).

In Veneto, il presidente della regione Luca Zaia ha annunciato una nuova ordinanza che accoglie parzialmente il contenuto del decreto del governo, ma con qualche modifica: Zaia ha detto che le librerie riapriranno ma solo due volte a settimana, e che per fare sport non bisognerà necessariamente rimanere entro i 200 metri dalla propria abitazione.

In tutte le altre regioni rimangono valide le disposizioni del decreto nazionale, a meno di ulteriori ordinanze.

Tutte le attività e i servizi che potranno aprire dovranno garantire la distanza interpersonale di almeno un metro, pulire gli ambienti almeno due volte al giorno in funzione dell’orario di apertura, garantire un’adeguata areazione e ricambio dell’aria, disponibilità di sistemi per disinfettare le mani, l’utilizzo di mascherine e di guanti usa e getta in caso di acquisto (in particolare di alimenti e bevande), accessi regolamentati ampliando le fasce orarie e garantendo un cliente alla volta e due operatori per i locali fino a 40 metri quadri, informazioni per garantire il distanziamento dei clienti in attesa all’entrata. Nell’elenco contenuto nel decreto (che trovate qui) le attività che potranno riaprire – o che erano già rimaste aperte – sono identificate dal proprio codice ATECO, quello della classificazione delle attività economiche (da cui “AT-ECO”) usata dall’Istituto nazionale di statistica italiano (ISTAT).

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