Phillie Phanatic nel 2014 al Citizens Bank Park di Philadelphia (Mitchell Leff/Getty Images)
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  • lunedì 13 Aprile 2020

La mascotte più famosa d’America e la battaglia per la sua proprietà

Quarant'anni di scherzi e zuffe hanno reso Phillie Phanatic il pupazzo più prezioso dello sport statunitense, tanto da finire in mezzo a una disputa milionaria

Phillie Phanatic nel 2014 al Citizens Bank Park di Philadelphia (Mitchell Leff/Getty Images)

Nello sport nordamericano si dice che una mascotte abbia veramente successo solo quando viene maltrattata da qualche avversario. In quel modo è certa di aver svolto al meglio i suoi compiti: infastidire gli altri e far divertire il pubblico.

Le mascotte sono un elemento centrale della spettacolarizzazione degli eventi sportivi negli Stati Uniti. Le più famose sono probabilmente quelle del baseball, «il passatempo americano», dove le partite possono durare anche sette ore e le pause sono frequenti, così come i tempi morti da riempire. Nel baseball il metro di giudizio è quindi più specifico: se una mascotte è stata maltrattata da qualche avversario, bene, ma se quell’avversario è stato Tommy Lasorda meglio ancora.

Lasorda è una leggenda del baseball e dei Los Angeles Dodgers, squadra per cui ha giocato, allenato e svolto incarichi dirigenziali per settant’anni di fila. Iracondo alla maniera di alcuni personaggi italoamericani del cinema, odiava sinceramente le mascotte più irriverenti. Una volta strangolò il San Diego Chicken, minacciando di ucciderlo se avesse ancora preso a calci i caschetti della sua squadra. Un’altra volta costrinse gli arbitri a espellere Youppi, innocente mascotte dei Montreal Expos, in uno dei momenti più surreali nella storia della Major League.

La sua “benedizione” più celebre e ruvida la diede però a Phillie Phanatic dei Philadelphia Phillies, non a caso divenuta nel tempo la mascotte più famosa d’America.

Phillie Phanatic si fece vedere per la prima volta nel 1978. All’epoca ancora non si poteva immaginare che quel pupazzo avrebbe cambiato il modo di intrattenere il pubblico nordamericano, dopo aver fatto capire che le mascotte potevano diventare molto più che una semplice distrazione.

Nacque da un’idea del general manager dei Phillies negli anni Settanta, Bill Giles, il quale decise di approfittare di due buone stagioni in un periodo in cui la squadra deludeva per attrarre alle partite spettatori più giovani. Prendendo spunto da alcune mascotte create in quegli anni, Giles pensò a un mostriciattolo indefinibile, peloso e con la pancia, che avrebbe dovuto far vedere al pubblico di Philadelphia come ci si divertiva allo stadio. Affidò la creazione della sua idea a due disegnatori dei Muppet, Bonnie Erickson e Wayde Harrison.

L’idea di Giles funzionò, così come la riconoscibile manifattura di Erickson e Harrison. Il successo fu però anche merito della persona che animò la mascotte per i primi sedici anni. Dave Raymond era uno stagista negli uffici dei Phillies quando gli fu proposto di restare, cambiando però mestiere. A Raymond – figlio dell’allenatore di football dell’Università del Delaware – lavorare per la squadra era piaciuto molto e così decise di rimanere anche con il nuovo incarico. Si dimostrò subito portato e diede a Phanatic esattamente il carattere che Giles aveva in mente: Raymond era cresciuto con una madre sorda e dunque risultava più efficace e convincente di altri nel gesticolare.

(Hunter Martin/Getty Images)

L’aspetto indefinito e un comportamento fuori dal normale finirono per conquistare il pubblico di Philadelphia, tanto che alcuni giocatori dell’epoca si dissero in seguito gelosi dell’affetto che un pupazzo aveva ottenuto in poco tempo dimenandosi su e giù per il campo, mentre loro venivano fischiati al primo errore, anche poco dopo aver fatto qualcosa di buono.

Durante la stagione del baseball la persona che lo anima dal 1994 lavora cinque giorni alla settimana, tra spot, eventi e partite. Phanatic nacque quasi per scherzo e costò 500 dollari, ma il suo valore negli anni è aumentato notevolmente. Quando lo disegnarono, Erickson e Harrison formularono ai Phillies due proposte per l’acquisto: 3.900 dollari senza diritti d’immagine, 5.200 con i diritti. Giles le rifiutò entrambe preferendo usarlo di tanto in tanto, ma visto il successo, tre anni dopo si decise a comprarlo: dovette pagare mezzo milione di dollari.

La questione sui diritti d’immagine si è riproposta meno di un anno fa dando inizio a una disputa legale tuttora in corso. Harrison e Erickson hanno infatti richiesto la rivisitazione dell’accordo con la squadra facendo riferimento a una norma che in alcuni casi permette il rinnovo dei diritti d’immagine ogni 35 anni. I due disegnatori avrebbero poi anticipato l’intenzione di chiedere un’ingiunzione per revocare l’utilizzo di Phanatic ai Phillies fino al raggiungimento di un nuovo accordo, le cui cifre non sono state rese note: si parla comunque di svariati milioni di dollari.

Se un accordo non dovesse essere raggiunto in tempo e la giustizia dovesse dare ragione a Harrison e Erickson, dal prossimo 15 giugno i Phillies non sarebbero più autorizzati a utilizzare Phanatic, a cui di fatto scadrebbe il contratto con la squadra, quasi fosse un giocatore. Ma i Phillies non sembrano intenzionati a cedere e di recente hanno provato a ribaltare le carte in tavola. In una partita di allenamento in vista della nuova stagione (poi sospesa), hanno presentato una nuova versione del pupazzo per dimostrare come questo sia cambiato nel corso degli anni fino al punto da non rientrare più nel precedente accordo.