Persone in fila per entrare in un supermercato di viale Regina Margherita, a Torino, il 4 aprile 2020 (ANSA/TINO ROMANO)

Le notizie di sabato sul coronavirus in Italia

I contagi registrati dall'inizio dell'epidemia sono stati 124.632, rispetto a ieri ci sono stati 681 morti, portando il bilancio totale a 15.362

Persone in fila per entrare in un supermercato di viale Regina Margherita, a Torino, il 4 aprile 2020 (ANSA/TINO ROMANO)

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Protezione Civile, i contagi totali registrati dall’inizio dell’epidemia di COVID-19 in Italia sono stati 124.632, 4.805 in più di ieri. I morti totali sono saliti a 15.362, un incremento di 681 rispetto a ieri (ieri i nuovi morti annunciati erano stati 766). I nuovi pazienti “guariti o dimessi” registrati sono 1.238, per un totale di 20.996. Le persone attualmente positive sono 88.274 (ieri erano 85.388) e quelle ricoverate in terapia intensiva sono 3.994, 74 in meno rispetto a ieri.

In Lombardia, la regione più colpita, i morti registrati nelle ultime 24 ore sono stati 345, portando il totale a 8656. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 1.326, 55 in meno rispetto a ieri.

Rispetto ai giorni scorsi, ha segnalato il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, c’è stata una diminuzione (e anche molto significativa, di 74 pazienti) del numero di ricoverati in terapia intensiva, che finora non erano mai scesi.

Ormai da settimane si discute del numero di tamponi fatti in Italia, dopo le tantissime segnalazioni di casi sospetti e pazienti ammalati che non sono mai stati testati, cosa che è successa anche a molte persone che poi sono morte. Abbiamo parlato con diversi laboratori di microbiologia della Lombardia per capire perché non ne stiamo facendo di più, come raccomanda l’OMS e lo stesso ministero della Salute. I problemi principali hanno riguardato inizialmente i ritardi nell’allargamento delle reti di laboratori certificati per l’analisi dei tamponi, e poi l’approvvigionamento dei reagenti chimici necessari per analizzare i tamponi, che nelle quantità attualmente disponibili consentono di analizzare soltanto una parte dei test che si potrebbero effettuare.

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Stamattina ha tenuto una conferenza stampa anche il commissario per l’emergenza del coronavirus Domenico Arcuri che ha spiegato, tra le altre cose, che i posti letto in terapia intensiva, che all’inizio dell’epidemia erano 5.179, sono diventati 9.284. Quelli nei reparti di malattie infettive e pneumologia, che erano 6.198, ora sono 34.320. I ventilatori polmonari per la terapia intensiva e sub-intensiva consegnati e installati invece sono stati 1.679, e oggi ne sono stati distribuiti altri 133. Arcuri ha anche raccomandato di non pensare che l’epidemia di COVID-19 sia ormai sotto controllo e quindi di non cambiare i propri comportamenti:

Dobbiamo evitare di cominciare a pensare che stiamo vincendo, che abbiamo costretto l’avversario in un angolo, che stiamo per avere il sopravvento. Gli indicatori ci raccontano solo che stiamo cominciando a contenerne la portata, niente di più e niente di meno.

Oggi è morto dopo aver contratto la COVID-19 il sostituto commissario Giorgio Guastamacchia, 52 anni, membro della scorta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Guastamacchia si era ammalato qualche settimana fa: Conte era risultato negativo al tampone che gli era stato fatto per via del contagio del poliziotto.

La Lombardia, poi, ha approvato una nuova ordinanza che prevede l’obbligo di proteggersi il volto con una mascherina oppure con una sciarpa o un foulard quando si esce di casa: vale fino al 13 aprile.

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Come leggere i dati
Leggendo i comunicati ogni giorno dalla Protezione Civile bisogna usare alcune cautele. Per prima cosa bisogna tenere presente la differenza tra il numero delle persone attualmente positive e il numero complessivo dei contagiati, che vengono entrambi comunicati quotidianamente dalla Protezione Civile e possono generare qualche confusione. Per farla molto breve, il primo numero, quello più basso, si riferisce solo alle persone che sono in quel dato giorno “positive al coronavirus”, e quindi non comprende chi lo è stato ma non lo è più, cioè le persone guarite e le persone morte. Il secondo numero invece indica il totale delle tre categorie di persone, ovvero tutti coloro che sono stati contagiati finora (se vuoi approfondire, ne abbiamo scritto qui).

Sappiamo ormai, poi, che i dati sull’epidemia sono largamente sottostimati, sia per quanto riguarda le persone contagiate sia quelle morte. Le diverse scelte e politiche regionali su quanti test eseguire e a chi non permettono di avere un quadro chiaro di quante siano davvero le persone contagiate in Italia. I dati ISTAT diffusi sulle morti in Italia nelle ultime settimane hanno invece confermato i sospetti sul fatto che il numero di morti da coronavirus sia superiore a quello registrato dalla Protezione Civile.

C’è anche un altro punto poco chiaro riguardante la definizione di “guariti” data dalla Protezione Civile: da un’analisi svolta dalla Fondazione GIMBE in collaborazione con YouTrend è emerso che il dato non riflette la realtà, perché comprende al suo interno anche il totale delle persone dimesse dagli ospedali, ma che potrebbero essere ancora malate con sintomi tali da poter proseguire le terapie a casa. L’indicazione sui guariti e i dimessi è particolarmente ambigua per la Lombardia, la regione con il maggior numero di casi positivi rilevati finora e il maggior numero di decessi, dove i soli dimessi sono quasi il 70 per cento del totale.