Milano, Italia (ANSA/Mourad Balti Touati)
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  • giovedì 2 Aprile 2020

Le notizie di giovedì sul coronavirus in Italia

I casi di contagio rilevati dall'inizio dell'epidemia sono 115.242: i morti sono invece 13.915, 760 in più di ieri

Milano, Italia (ANSA/Mourad Balti Touati)

Secondo i dati diffusi giovedì dalla Protezione Civile, i contagi totali registrati ufficialmente dall’inizio dell’epidemia di COVID-19 in Italia sono stati 115.242: 4.668 in più rispetto a ieri, quando erano aumentati di 4.782. Le morti registrate oggi sono state 760 (ieri erano state 727), portando il totale a 13.915. I nuovi pazienti “guariti o dimessi” registrati sono 1.431 per un totale di 18.278. Le persone attualmente positive sono 83.049 (ieri erano 80.572) e quelle ricoverate in terapia intensiva sono 4.053, 18 più di ieri che erano 4.035.

La situazione peggiore è sempre in Lombardia, dove fino a oggi sono stati rilevati in tutto 46.056 casi di contagio (ieri erano 44.773) e 7.960 morti. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 1.351, 9 in più di ieri. In questi giorni si sta molto discutendo di come in Lombardia vengano eseguiti i tamponi per rilevare casi di coronavirus: nonostante quanto dica il presidente della regione Attilio Fontana, molti medici, malati e amministratori locali sostengono che non si stiano facendo tutti i test necessari e che i casi siano molti più di quelli ufficiali.

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Come leggere i dati

Leggendo questi dati bisogna tenere presente la differenza tra il numero delle persone attualmente positive e il numero complessivo dei contagiati, che vengono entrambi comunicati quotidianamente dalla Protezione Civile e possono generare qualche confusione. Per farla molto breve, il primo numero, quello più basso, si riferisce solo alle persone che sono in quel dato giorno “positive al coronavirus”, e quindi non comprende chi lo è stato ma non lo è più, cioè le persone guarite e le persone morte. Il secondo numero invece indica il totale delle tre categorie di persone, ovvero tutti coloro che sono stati contagiati finora (se vuoi approfondire, ne abbiamo scritto qui).

Bisogna inoltre ricordare che ci sono elementi per sostenere che questi dati siano un’approssimazione per difetto, sia sulle persone contagiate che su quelle morte. Le diverse scelte e politiche regionali su quanti test eseguire e a chi non permettono di avere un quadro chiaro di quante siano davvero le persone contagiate in Italia. I dati ISTAT diffusi oggi sulle morti in Italia nelle ultime settimane hanno invece confermato i sospetti sul fatto che il numero di morti da coronavirus sia superiore a quello registrato dalla Protezione Civile.

C’è anche un altro punto poco chiaro riguardante la definizione di “guariti” data dalla Protezione Civile: da un’analisi svolta dalla Fondazione GIMBE in collaborazione con YouTrend è emerso che il dato non riflette la realtà, perché comprende al suo interno anche il totale delle persone dimesse dagli ospedali, ma che potrebbero essere ancora malate con sintomi tali da poter proseguire le terapie a casa. L’indicazione sui guariti e i dimessi è particolarmente ambigua per la Lombardia, la regione con il maggior numero di casi positivi rilevati finora e il maggior numero di decessi, dove i soli dimessi sono quasi il 70 per cento del totale.

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Le altre notizie di oggi

Dopo che nei giorni scorsi il ministro della Sanità Roberto Speranza lo aveva più volte anticipato, mercoledì sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ufficializzato la proroga fino al 13 aprile delle attuali misure restrittive in vigore. Conte ha parlato di due fasi che seguiranno quella attuale: la «fase 2» sarà quella della «convivenza con il virus», in cui saranno adottate misure pian piano più lievi di quelle attuali; e poi la «fase 3», quella che segnerà «l’uscita dall’emergenza e il ripristino dell’assoluta normalità della vita lavorativa e sociale, della ricostruzione e del rilancio». Conte ha detto che al momento non è però possibile dire quando si potranno allentare le misure e ha spiegato che dovranno valutarlo le autorità sanitarie sulla base dell’evoluzione dei dati sul contagio.

Il nuovo decreto, rispetto a quelli precedenti, aggiunge solo il divieto per gli atleti – professionisti e non – di svolgere qualsiasi tipo di allenamento all’interno degli impianti sportivi. La misura è rivolta indirettamente a quelle società sportive che avevano in programma di riprendere gli allenamenti nelle prossime settimane. A proposito di quando potrà ricominciare lo sport professionistico, oggi il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha annunciato su Facebook che è allo studio «un piano straordinario per le iniziative che devono partire da maggio», quando si spera che l’emergenza coronavirus sia passata. Spadafora ha anche detto che domani parlerà con i presidenti di “5 grandi federazioni sportive” per discutere di questo piano.

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Dopo che ieri sette sindaci della Lombardia avevano chiesto conto al presidente della regione Attilio Fontana di alcuni problemi sollevati dai giornali sulla gestione dell’epidemia, stamattina il sindaco di Milano Beppe Sala è tornato su un punto, quello dei test sugli anticorpi. In un video pubblicato su Facebook ha chiesto a Fontana perché in Lombardia non si fanno i test sierologici che possono determinare se una persona è stata colpita dal virus inconsapevolmente e ne è diventata immune.

Durante la sua conferenza stampa quotidiana, Fontana ha risposto che «sui test sierologici la regione Lombardia si muove nel rispetto della scienza, non fa iniziative che possano essere avventate», aggiungendo che «da giorni abbiamo dato incarico all’università di Pavia di valutare tutti i tipi di test che oggi esistono, per valutare e individuare se vi sia un test scientificamente valido. Appena avremo queste risposte le comunicheremo e se ce ne sarà uno valido inizieremo ad utilizzarlo».

Intanto il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha fatto sapere che a oggi ci sono 116 agenti di polizia e 19 detenuti risultati positivi al coronavirus: di questi ultimi 10 si trovano nel carcere di Pisa. Oggi inoltre è stata registrata la morte del primo detenuto a causa del virus. Si tratta di Vincenzo Sucato, boss di Cosa Nostra arrestato nel dicembre del 2018: si trovava agli arresti domiciliari all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove era stato ricoverato in seguito ad altre patologie. Solo dopo il ricovero era stata riscontrata la positività al coronavirus.

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