Un incendio sul tetto del carcere di Regina Coeli, a Roma (ANGELO CARCONI)

Le rivolte nelle carceri

Tra sabato e lunedì ci sono state proteste in decine di carceri e a Modena sono morti sette detenuti: in molti casi il motivo è il timore di restrizioni e pericoli legati al coronavirus

Un incendio sul tetto del carcere di Regina Coeli, a Roma (ANGELO CARCONI)

A partire da sabato sera ci sono state molte proteste da parte di detenuti all’interno di diverse carceri italiane. Nella maggior parte dei casi sono iniziate per il timore del contagio del coronavirus (SARS-CoV-2) e per le misure restrittive decise dalle autorità carcerarie per contenere il diffondersi del virus: in seguito al decreto pubblicato dal governo nella notte tra sabato e domenica per limitare la diffusione del coronavirus, fino al 22 marzo sono stati sospesi i colloqui con i familiari all’interno delle carceri, sostituiti con videochiamate via Skype e telefonate. In altri casi, come nel carcere di San Vittore, sembra che invece le proteste non abbiano a che fare con il coronavirus, bensì con le richieste di miglioramento della situazione dei detenuti.

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Una prima protesta era avvenuta sabato nel carcere di Fuorni, a Salerno, dove alcuni detenuti hanno provocato diversi danni al primo piano della struttura e poi sono saliti sul tetto. Domenica, invece, c’è stata una grossa protesta nel carcere di Sant’Anna, a Modena, in seguito a cui sono morte sette persone. Nel primo pomeriggio alcuni detenuti si sono barricati nella portineria del carcere e altri hanno cercato di evadere. Dall’esterno era possibile vedere una grossa colonna di fumo, generata da un incendio appiccato all’interno della struttura da alcuni carcerati.

In serata la rivolta è terminata, in seguito all’intervento di agenti in tenuta antisommossa. Dopo l’intervento degli agenti, 70/80 detenuti che erano riusciti a raggiungere il cortile nel tentativo di evadere sono stati trasferiti in altre carceri. Al termine degli scontri sono morti sette detenuti: tre sono morti all’interno del carcere di Modena e gli altri quattro nelle carceri in cui erano stati trasferiti dopo le proteste. Dalle prime informazioni sembra che i detenuti siano morti di overdose di farmaci, ottenuti dopo aver assaltato l’infermeria durante le proteste. La Procura, intanto, ha aperto un’inchiesta per accertarne le cause. Altri quattro detenuti sono invece ricoverati in ospedale in gravi condizioni di salute e in prognosi riservata, mentre tre agenti e sette operatori sanitari hanno riportato ferite lievi.

Mauro Palma, garante per i diritti dei detenuti, ha commentato la rivolta al TG3 dicendo che «in troppi istituti sta passando un messaggio che non corrisponde alla realtà dei provvedimenti presi. Si parla di blocco dei colloqui mentre nel decreto sono solo sospesi i colloqui diretti fino al 22 marzo, sostituiti se possibile dai colloqui via Skype e dall’aumento delle telefonate. E se passa il messaggio della chiusura totale si crea una situazione che può sfociare in rabbia e violenza».

Altre proteste si sono verificate tra domenica e lunedì anche nelle carceri di Poggioreale (Napoli), Frosinone, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari, Foggia, Pavia, Milano, Roma, Trani, Secondigliano, Rieti e Bologna. Domenica sera verso le 19.30 nella Casa Circondariale di Torre del Gallo, a Pavia, alcuni detenuti hanno inoltre sequestrato due agenti della polizia penitenziaria. Secondo quanto riferito dai sindacati UilPa e Sappe, i detenuti avrebbero rubato le chiavi delle celle agli agenti e liberato decine di carcerati. Il sequestro è durato circa un’ora, prima che gli agenti venissero liberati: uno dei due sarebbe stato liberato dagli stessi carcerati, il secondo a seguito di un intervento della polizia penitenziaria. Uno di loro, riporta il Corriere, sarebbe stato ferito dal lancio di un estintore e trasportato in ospedale in ambulanza.

Lunedì mattina è iniziata un’altra protesta nel carcere di San Vittore, a Milano, dove una quindicina di detenuti è salita sul tetto e ha dato fuoco ad alcuni oggetti, prima di rientrare. Sul posto sono arrivati gli agenti in tenuta antisommossa. C’è stata una nuova protesta anche nel carcere di Foggia, dove alcuni detenuti sono riusciti a evadere dopo aver divelto un cancello: Repubblica scrive che al momento ci sono una ventina di detenuti ancora ricercati, mentre circa 30 sono stati bloccati dalle forze dell’ordine.

C’è stato un tentativo di evasione anche nel carcere dell’Uccciardone, a Palermo, dove alcuni detenuti per protestare contro la sospensione dei colloqui hanno tentato di tagliare la recinzione della strutta per provare a scappare, ma sono stati bloccati dalla polizia. Molti altri detenuti del carcere hanno iniziato a battere le stoviglie contro le sbarre delle loro celle, gridando “indulto! indulto!” e alcuni di loro hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete.

Sempre lunedì c’è stata una protesta all’interno del carcere della Dozza, a Bologna, dove alcuni detenuti hanno dato fuoco ai materassi e occupato alcune sezioni della struttura, e lo stesso è successo anche nelle carceri di Rebibbia e Regina Coeli, a Roma. La situazione più grave sembra essere quella di Rebibbia, dove la polizia è intervenuta sparando lacrimogeni. Fuori dal carcere si sono radunate alcune decine di parenti dei detenuti per unirsi alla protesta, e per precauzione per alcune ore sono state chiuse al traffico via della Lungara e via Tiburtina.

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