(ANSA/CESARE ABBATE/)
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  • domenica 8 Marzo 2020

Come è andato il primo giorno nelle zone isolate

È passato tra molta confusione: intanto il numero delle persone risultate positive al coronavirus in Italia è arrivato a 7375

(ANSA/CESARE ABBATE/)

L’ultimo decreto del governo sul coronavirus (SARS-CoV-2)  annunciato nella notte tra sabato e domenica dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato approvato per rallentare la diffusione del virus ed evitare il collasso degli ospedali delle regioni più interessate, soprattutto quelli lombardi, che si trovano già ora in situazioni limite. Le misure ci metteranno diversi giorni a produrre i primi effetti: per il momento il numero di contagiati sta continuando a salire, così come quello dei pazienti affetti da COVID-19, la malattia prodotta dal coronavirus, ricoverati in terapia intensiva con gravi insufficienze respiratorie.

Secondo gli ultimi numeri ufficiali diffusi dalla Protezione Civile alle 18 di domenica, le persone risultate positive al test per il coronavirus sono 7375, comprese quelle “guarite” (622, 33 in più rispetto a ieri) e quelle morte (366, 133 più di ieri). Le persone attualmente positive al coronavirus sono quindi 6387, 1326 in più di ieri. Le regioni italiane più interessate continuano a essere la Lombardia con 3372 casi attualmente positivi, l’Emilia-Romagna con 1097 casi, e il Veneto con 623.

Le zone che il governo ha deciso di isolare per frenare i contagi da coronavirus sono la regione Lombardia e altre 14 province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli. Per tutta quest’area sono state previste restrizioni molto rilevanti, le più estese imposte finora dal governo al di fuori della “zona rossa” del basso lodigiano e Vo’, area che però da questa notte non è più in quarantena.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Il decreto ha prodotto molta confusione. La parte più ambigua del testo, quella riferita alle restrizioni dei movimenti di chi abita o lavora nelle zone isolate, non è ancora stata chiarita, anche se si sa che i domiciliati e residenti nelle aree isolate potranno tornare a casa loro.

Per il momento il governo ha lasciato ampi spazi di interpretazione alle prefetture, incaricate di far rispettare le nuove regole. La prefettura di Alessandria (Piemonte) ha deciso per esempio di adottare l’interpretazione più restrittiva possibile: tutti coloro che si presentano al confine della provincia con l’intenzione di passare sulla base di «comprovate esigenze lavorative» – espressione usata nel decreto del governo – dovranno presentare una documentazione apposita.

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Una delle conseguenze di questa confusione, causata dall’uso di formulazioni vaghe nel decreto, è stata l’improvvisa uscita di molte persone dalle aree isolate tra sabato sera e domenica. Una parte di loro è tornata nelle regioni di provenienza del Centro e soprattutto Sud Italia, provocando molto allarmismo tra i politici locali. Diversi presidenti di Regione hanno espresso il timore che le persone provenienti dalle zone del Nord più interessate dal coronavirus potessero far precipitare la situazione anche al Sud, aumentando il numero di contagi.

Sabato tutte le regioni del centro sud hanno adottato ordinanze per mettere in quarantena obbligatoria di 15 giorni tutti quelli arrivati dal Nord. La prima ad approvare una misura simile è stata la Puglia, seguita dalle altre. Repubblica ha scritto che domenica mattina diverse persone arrivate a Salerno in treno e in autobus dalle zone isolate del Nord sono state sottoposte a controlli delle autorità sanitarie. Operazioni simili sono state realizzate in altre città italiane.

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Nonostante la durezza delle misure adottate, il decreto del governo è stato considerato per lo più necessario per rallentare il contagio da coronavirus. Negli ultimi giorni gli appelli di politici e autorità sanitarie a rispettare alcune precise regole di comportamento sono diventati sempre più insistenti.

Beppe Sala, sindaco di Milano, ha pubblicato sabato un lungo post su Facebook che inizia così: «Cominciamo dalla sostanza. Dobbiamo cambiare le nostre abitudini di vita, dobbiamo evitare il più possibile contatti non strettamente necessari. E ve lo dice uno che in queste settimane ha sempre sostenuto che le regole vanno applicate e non discusse, ma che ha anche cercato di mantenere alta la speranza e la volontà di non fermarsi di fronte alle difficoltà».

La necessità di cambiare le «abitudini di vita» era già stata ribadita sabato dal capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, oltre che in un’intervista al Corriere dal coordinatore del’Unità di crisi della Regione Lombardia per le terapie intensive, Antonio Pesenti. Tra le altre cose bisogna tenere a mente: stare il più possibile a casa, evitare i luoghi affollati, evitare abbracci e strette di mano, lavarsi spesso le mani per almeno 20-30 secondi, tossire e starnutire nell’incavo del gomito.

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Oltre alle limitazioni dei movimenti e a tutte le altre disposizioni contenute nel decreto, domenica si sono già cominciate a vedere le prime conseguenze delle nuove misure. Tra le altre, la decisione di Alitalia di sospendere le sue attività all’aeroporto di Malpensa, e di ridurre quelle a Linate e all’aeroporto di Venezia.