(ANSA/Andrea Fasani)
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  • domenica 8 Marzo 2020

Come funziona adesso per gli spostamenti

Chi può entrare e uscire dall'area isolata dal decreto sul coronavirus? Ci si può muovere al suo interno? Un po' di risposte, con quello che si sa

(ANSA/Andrea Fasani)

Nella notte tra sabato e domenica il governo ha annunciato un decreto che prevede nuove misure molto rigide per contenere la diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) in Italia. Le misure prevedono estese limitazioni ai movimenti per gli abitanti della Lombardia e di altre 14 province italiane, e sospensioni e restrizioni alle attività commerciali e di aggregazione per tutto il territorio nazionale.

La più importante delle misure del decreto è quella che riguarda gli spostamenti di chi abita o lavora in Lombardia e nelle altre 14 province della zona con le restrizioni più rigide: cioè quelle di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli. 

Nonostante il decreto sia piuttosto lungo e contenga molte misure, ci sono ancora diversi punti non chiari.

Prima cosa: c’è ancora confusione su chi e quando potrà spostarsi
Le misure che limitano gli spostamenti sono quelle che hanno generato più dubbi e domande, sia su come funzioneranno concretamente sia su come saranno applicate e fatte rispettare. La prima cosa da sapere è che non si sa ancora con precisione cosa si potrà e cosa non si potrà fare, perché il testo del decreto si presta a un certo grado di interpretazioni ed è ancora generico.

Il Post ha contattato le questure di diversi capoluoghi di provincia tra quelle oggetto delle restrizioni più rigide. Quelle che hanno risposto hanno detto che sono avvenuti o sono in corso riunioni e tavoli nelle prefetture per definire concretamente come applicare il decreto. La prefettura è l’organo che il governo ha incaricato di far rispettare le misure previste, e fa capo al ministero dell’Interno.

La prefettura di Alessandria, per esempio, ha tenuto stamattina una riunione con le principali autorità locali per decidere come applicare il decreto del governo. Al termine della riunione ha diffuso un comunicato stampa in cui ha provato a chiarire alcuni degli aspetti più oscuri del decreto: per quanto riguarda le «comprovate esigenze lavorative», per esempio, ha stabilito che «i datori di lavoro forniscano ai dipendenti una attestazione o un documento (tessera o simili) che comprovi il rapporto di lavoro. Per quanto attiene i liberi professionisti o gli artigiani dovranno avere con sé idonea documentazione».

Gianfranco Baldi, presidente della provincia di Alessandria, ha partecipato alla riunione e ha detto al Post che dal governo centrale non è arrivata alcuna indicazione a parte il decreto, e che nelle situazioni dubbie si è deciso di adottare l’approccio più restrittivo possibile. Baldi ha detto che il comunicato stampa ha come obiettivo soprattutto quello di far capire agli abitanti della provincia di Alessandria – che fa parte delle zone isolate previste dal decreto – che «chi può fare a meno di uscire, stia a casa».

Ci si aspetta che nelle prossime ore usciranno altre circolari per definire più nel dettaglio che conseguenze avrà il decreto, come successo in altri casi di decisioni urgenti prese dal governo: non è ancora chiaro se le circolari saranno emanate dalle autorità locali, come nel caso di Alessandria, o se più tardi arriveranno indicazioni dal governo.

Entrare e uscire dalla Lombardia e dalle province isolate
Il decreto dice di «evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori» isolati, salvo che «per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità» e per «gli spostamenti per motivi di salute».

Conte ha specificato che sono misure diverse da quelle che valevano per le “zone rosse”, cioè la parte del lodigiano e quella intorno a Vo’, che erano state isolate completamente per due settimane. Quello era un «divieto assoluto» di ingresso e uscita, mentre ora l’indicazione è di evitare di entrare e uscire dalle province con restrizioni, cosa che comporterà una «ridotta mobilità» (a giudicare dalla formulazione di Conte, non sembra che sia stato emesso nessun “divieto” per spostamenti di questo tipo).

In un video su Facebook, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha spiegato la sua interpretazione del decreto per quanto riguarda le province della sua regione interessate dalle restrizioni più rigide: chi deve entrare e uscire per ragioni di lavoro potrà farlo, così come potranno entrare e uscire le merci. «Quello che si vuole evitare con questo decreto è quello che è futile: ciò che è necessario lo puoi continuare a fare», ha spiegato Cirio.

In un comunicato, Assolombarda ha scritto che, secondo le prime indicazioni che Confindustria ha ricevuto dal governo, le restrizioni «non determineranno il blocco delle attività produttive, delle attività lavorative, né tantomento il blocco dei trasporti e della circolazione delle merci da e per» l’area isolata.

Assolombarda dice che la scelta del governo di permettere “comprovate” esigenze lavorative permetterà a chi non può lavorare da casa di continuare ad andare al lavoro: di nuovo, le indicazioni potrebbero essere modificate nelle prossime ore. Per il carico e scarico delle merci, dice Assolombarda, dovranno comunque essere rispettate alcune misure di precauzione per ridurre i contatti.

Una grossa domanda ancora senza risposta è come si dovrà dimostrare di rientrare nei casi in cui è permesso entrare e uscire dall’area isolata: sul Corriere della Sera, la giornalista Fiorenza Sarzanini ha parlato di «certificato medico se si tratta di esigenze sanitarie oppure una lettera del datore di lavoro o un documento comprovante l’esigenza lavorativa», ma si tratta di un’informazione al momento non confermata e non ancora chiarita dal governo.

Chiarimenti su transfrontalieri e merci
Nel pomeriggio dell’8 marzo – quindi diverse ore dopo il decreto – il ministero degli Esteri ha pubblicato una piccola nota esplicativa, poi ripresa anche dal ministero dello Sviluppo economico. In merito ai transfrontalieri, dice così: «Le limitazioni introdotte oggi non vietano gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro. Salvo che siano soggetti a quarantena o che siano risultati positivi al virus, i transfrontalieri potranno quindi entrare e uscire dai territori interessati per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. Gli interessati potranno comprovare il motivo lavorativo dello spostamento con qualsiasi mezzo, inclusa una dichiarazione che potrà essere resa alle forze di polizia in caso di eventuali controlli». In merito alle merci, la nota esplicativa dice: «Le merci possono entrare ed uscire dai territori interessati. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci».

Spostarsi dentro l’area con le restrizioni
Secondo il decreto, e dando per buono ciò che ha detto Conte, per chi deve spostarsi da Milano a Bergamo o da Padova a Treviso, insomma da province o comuni diversi ma dentro la zona isolata, varranno le stesse regole degli spostamenti in ingresso e uscita dalla zona. Vanno evitati, ma sono consentiti nei tre casi previsti: lavoro, necessità e salute. Valgono le stesse incertezze: non è chiaro come si dovrà dimostrare di rientrare nei casi a cui è consentito.

Per quanto riguarda gli spostamenti ancora più ridotti, per esempio quelli a piedi o all’interno del proprio comune, ha risposto in parte Cirio: «Se tu devi uscire di casa per comprare il pane per i tuoi figli potrai farlo. Se devi uscire per andare a prendere il gelato e fare due passi, oggi – vietato non c’è scritto – ma ti viene intimato di evitarlo».

Rientrare a casa
Una cosa che è più chiara dal decreto è che chi attualmente si trova fuori dalle aree isolate, ma in quelle aree ci vive, potrà rientrare: è consentito tornare «al proprio domicilio, abitazione o residenza». Non è ancora chiaro se sarà necessario esibire dei documenti che lo provino.

Controlli
Conte ha detto che il decreto sarà applicato «dalle forze di sicurezza e di polizia», che «saranno legittimati a fermare i cittadini e a chiedere spiegazioni del perché dello spostamento». Non si sa ancora però come funzionerà: è presumibile che saranno almeno in parte controlli a campione, viste le enormi difficoltà di controllare i confini di un territorio così vasto. Presidiare ogni via di accesso richiederebbe un dispiego di risorse enorme e probabilmente inimmaginabile, perlomeno in breve tempo.

Anche per i treni e gli altri mezzi pubblici vale la stessa incertezza: vale lo stesso discorso per le risorse necessarie per controllare ogni passeggero dei moltissimi treni che entrano e escono ogni giorno dall’area isolata. Sul Corriere, Sarzanini parla di «posti di blocco ai caselli autostradali e controlli all’interno degli aeroporti e delle stazioni», ma anche in questo caso si parla di questioni che dovranno essere chiarite ufficialmente dal governo e dalle prefetture.

E le vecchie “zone rosse”?
Formalmente non esistono più: per chi vive nei comuni del lodigiano intorno a Codogno e a Vo’ quindi d’ora in avanti valgono le stesse regole degli abitanti dell’area isolata.