Anne Hidalgo (Thierry Chesnot/Getty Images)
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  • lunedì 9 Marzo 2020

A Parigi si vota la nuova sindaca

Le favorite sono la sindaca uscente Anne Hidalgo, Rachida Dati, ex ministra nel governo Sarkozy, e Agnès Buzyn, ex ministra che si presenta con il partito di Macron

Anne Hidalgo (Thierry Chesnot/Getty Images)

Il 15 marzo in Francia ci sarà il primo turno delle elezioni municipali in circa 35 mila comuni. Il secondo turno è previsto per il 22 marzo. In tutto il paese sono state presentate ufficialmente quasi 21 mila liste con più di 900 mila candidati. Si voterà anche in alcune importanti città come Bordeaux, Marsiglia, Nizza, Lione, Tolosa, Lille, Montpellier, e anche a Parigi, la capitale. Le elezioni si tengono a due anni dalle prossime presidenziali, e diversi osservatori pensano che saranno un banco di prova per i principali partiti del paese. Ma pensano anche che il coronavirus avrà un peso notevole nell’affluenza al voto.

Il sistema elettorale, intanto
In quasi tutti i comuni gli elettori e le elettrici voteranno per una lista, per nominare i vari consiglieri che a loro volta eleggeranno il sindaco (di solito, la persona con più voti nella lista che avrà ottenuto la maggioranza).

A Parigi, così come a Lione e a Marsiglia, il sistema elettorale è differente a causa della cosiddetta legge di decentralizzazione del 1982, conosciuta come PLM, “Paris Lyon Marseille”. In queste tre città, suddivise in distretti elettorali che possono comprendere uno o più arrondissement, le elezioni si svolgono in due fasi. Ciascuno dei distretti elettorali funziona come un comune tradizionale: gli elettori votano una lista eleggendo così i consiglieri comunali; poi, il nuovo consiglio comunale vota, tra gli eletti, per scegliere il sindaco di quel distretto. Una parte dei nuovi consiglieri di ciascun distretto, in un numero proporzionale alla popolazione, entra poi a far parte di un organo superiore. E sono questi “grandi elettori” (163 in totale a Parigi) a scegliere tra loro il sindaco di tutta la città, in una votazione a maggioranza in due turni. Si può quindi diventare sindaco di Parigi senza essere arrivati primi nel proprio distretto: Anne Hidalgo, eletta nel 2014, ha per esempio ottenuto 91 voti su 163, ed era arrivata solo seconda nel proprio arrondissement, il 15°.

Parigi è divisa in 20 arrondissement e in 17 distretti elettorali: ogni arrondissement ha il proprio municipio, a parte il 1°, il 2°, il 3° e il 4° che, per la prima volta in occasione di queste elezioni, saranno raggruppati nel distretto Paris Centre.

Un’altra novità delle prossime municipali sarà che, a differenza delle europee, le persone detenute non potranno votare, come invece aveva promesso il presidente Emmanuel Macron. L’amministrazione penitenziaria ha parlato di «difficoltà organizzative», e di «complessità», ma chi si occupa di diritti delle persone in carcere, come François Korber, ha precisato che questa «rinuncia non ha alcuna giustificazione tecnica. È fumo! Le carceri non interessano a nessuno».

Le elezioni e il coronavirus
Nessuno, nel governo francese, ha ancora fatto riferimento al possibile rinvio delle elezioni a causa del coronavirus: «In nessuna delle riunioni ministeriali che riguardano il coronavirus, è emersa la questione di annullare le elezioni municipali», ha detto lo scorso 27 febbraio la portavoce del governo, Sibeth Ndiaye. Quando aveva fatto queste dichiarazioni, c’erano comunque meno di venti persone contagiate in Francia, ora i casi confermati sono 285, e quindici persone sono ricoverate in ospedale in gravi condizioni.

Gli osservatori pensano però che le prossime elezioni potrebbero risentire di questa crisi sanitaria e che la paura, razionale o irrazionale che sia, influirà negativamente sul tasso di partecipazione, che è comunque in calo da almeno trentacinque anni. Dal 1983, infatti, l’affluenza alle municipali è sistematicamente diminuita. Tra il 1959 e il 1983 il tasso è sempre stato superiore al 74 per cento, superando il 78 per cento in tre occasioni. La prima notevole diminuzione si è verificata nel 1989 (-5,5 punti rispetto al 1983) e la tendenza è poi proseguita. Nel 2014 l’affluenza è stata del 63,6 per cento.

I candidati e le candidate
Le persone che si sono candidate per diventare sindaco o sindaca di Parigi sono otto. Ai primi posti, nei sondaggi, ci sono tre donne: Rachida Dati, ex ministra della Giustizia nel governo di Nicolas Sarkozy e candidata con Les Républicains; la sindaca uscente Anne Hidalgo, eletta col Partito Socialista nel 2014 e sostenuta da una lista, “Paris en commun”, di cui fa parte anche il Partito Comunista francese; e Agnès Buzyn, ex ministra della Sanità, che si presenta per il partito di Emmanuel Macron, La République en marche. Macron, inizialmente, aveva candidato Benjamin Griveaux, ex portavoce del governo, che però si era ritirato dopo la diffusione di alcune sue foto private a contenuto sessuale.

Hidalgo piace soprattutto agli elettori di sinistra e agli ambientalisti: del resto alcune delle sue misure più visibili sono state l’espansione delle piste ciclabili e la pedonalizzazione di una parte centrale della riva della Senna. In vista di queste elezioni, Hidalgo ha proposto altre misure che vanno in quella direzione come «un referendum sul ruolo che deve avere Airbnb, un piano per rendere il centro della città completamente ciclabile, una nuova forza di polizia da 5000 membri di cui la metà donne, e un impegno a spendere 20 miliardi di euro per convertire uffici in case a basso prezzo», ha riassunto CityLab, il magazine di Bloomberg che si occupa di urbanistica.

Rachida Dati ha presentato la sua candidatura rimproverando a Hidalgo di concentrarsi troppo sulle misure ambientaliste, e in un comunicato ripreso da Agence France-Presse ha sintetizzato che le sue priorità sono «sicurezza, pulizia, famiglia, ambiente e salute». Vorrebbe un turismo di maggiore qualità a Parigi, e contro l’inquinamento ha lanciato un programma per rendere più sana l’aria «per i nostri bambini» proponendo di installare dei depuratori d’aria nelle scuole e negli asili nido. Vuole triplicare la videosorveglianza e propone una polizia municipale composta da 3.400 agenti armati. L’istituzione di una polizia municipale era stata decisa a Parigi, a partire dal 2020: si tratta di un corpo non armato complementare alla polizia nazionale, con tre obiettivi principali: garantire la pulizia delle strade e punire chi getta i rifiuti o fa atti di vandalismo; garantire la tranquillità pubblica; garantire la sicurezza stradale, dei pedoni e il rispetto degli standard anti-inquinamento.

Agnès Buzyn ha centrato, a sua volta, il programma sulla sicurezza promettendo tra le altre cose di quadruplicare la viodeosorveglianza (che definisce “videoprotezione”), e di armare la polizia municipale. Vorrebbe delegare l’intera raccolta dei rifiuti domestici al settore privato, migliorare la pulizia della capitale e creare più parcheggi. I critici dicono che il suo programma è decisamente di destra e gli osservatori pensano che verrà penalizzata dalla scelta fatta dal governo di invocare l’articolo 49.3 della Costituzione in merito all’approvazione della contestata riforma delle pensioni voluta da Macron, che farà passare la legge con un voto di fiducia e senza discussione parlamentare.

La componente liberale sarà rappresentata dal dissidente Cédric Villani, matematico che si è candidato in polemica con le scelte del partito di Macron e che, in vista di un’eventuale alleanza per il secondo turno, ha posto una serie di condizioni a La République en marche: la ripresa dei temi ecologici, gli impegni sulla democrazia e i progetti per un allargamento del comune di Parigi alla banlieue.

Il candidato dei Verdi si chiama David Belliard (vuole «liberare Parigi dalle auto», propone di rendere pedonabili i dintorni delle 300 scuole più inquinate della città e si oppone alla creazione di una forza di polizia municipale). L’estrema sinistra (La France Insoumise) è rappresentata da Danielle Simonnet e Vikash Dhorasoo: propongono, tra le altre cose, l’aumento degli spazi verdi, una bicicletta per tutti i sedicenni e menu vegani nelle mense. Rassemblement national, la destra estrema di Marine Le Pen, ha deciso di sostenere Serge Federbusch che si presenta con la lista “Aimer Paris”.

Infine, si è candidato Marcel Campion, imprenditore nel campo delle sagre e dei luna park, soprannominato il “re dei giostrai”: si presenta con il nuovo movimento “Libérons Paris”, è stato molto criticato per delle frasi omofobe pronunciate nel 2018, vuole costruire dei parcheggi sotterranei a Parigi e vorrebbe la riapertura di diverse strade del centro, lungo la Senna, alle auto.

Sondaggi
L’esito del primo turno è piuttosto incerto. Secondo gli ultimi sondaggi, Rachida Dati è al primo posto con il 25 per cento dei voti, seguita da Hidalgo al 24 per cento e da Agnès Buzyn con percentuali che vanno da 17 al 20 per cento. Tra gli altri: sono intorno al 9-10 per cento Belliard e Villani, mentre tutti gli altri hanno percentuali inferiori (La France Insoumise è al 5 per cento, e il candidato dell’estrema destra al 4).

Per quanto riguarda le alleanze in vista del secondo turno, le varie possibili combinazioni sembrano favorire Anne Hidalgo che potrebbe raccogliere i voti di David Belliard e anche quelli liberali moderati e ambientalisti di Cédric Villani.