Isola dei Canguri, Australia (Lisa Maree Williams/Getty Images)
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  • domenica 8 Marzo 2020

In Australia le estati durano ormai il doppio degli inverni

E le temperature estive negli ultimi anni sono durate circa trentuno giorni in più rispetto agli anni Cinquanta

Isola dei Canguri, Australia (Lisa Maree Williams/Getty Images)

Negli ultimi mesi in Australia si sono verificati eventi fuori dal comune che hanno a che fare (direttamente o indirettamente) con il cambiamento climatico: incendi, piogge di un’intensità che non era mai stata registrata negli ultimi trent’anni e ora un allungamento della durata delle estati. L’ha dimostrato l’ultimo rapporto del centro di ricerca Australia Institute.

L’Australia Institute ha confrontato i dati del Bureau of Meteorology (BoM, l’Ufficio di meteorologia) degli ultimi vent’anni con quelli che vanno dal 1950 al 1969. I risultati dicono che, in media, le temperature estive tra il 1998 e il 2018 sono state di circa trentuno giorni più lunghe rispetto a quelle degli anni Cinquanta. Man mano che le estati si sono allungate, la durata delle temperature invernali si è accorciata. Rispetto alla metà del Ventesimo secolo, dunque, gli inverni si sono ridotti di circa ventitré giorni. Tra il 2014 e il 2018 il fenomeno è cresciuto al punto che le estati sono diventate due volte più lunghe degli inverni.

La ricerca mostra anche che, negli ultimi anni, la tendenza è costante. Richie Merzian, direttore del programma per il clima e l’energia dell’Australia Institute, ha detto alla BBC «che le temperature di un’estate normale si sono protratte per tre mesi negli anni Cinquanta» a differenza di oggi che sono durate «dall’inizio-metà di novembre e fino a metà marzo». In alcune aree il fenomeno è ancora più evidente. A Port Macquarie, nel sud-ovest del New South Wales, uno degli stati meridionali del paese più coinvolti dagli incendi degli scorsi mesi, le estati sono aumentate di sette settimane dalla metà del Ventesimo secolo.

L’estate del 2019 è stata particolarmente intensa in Australia. Secondo l’Ufficio di meteorologia del paese, è stata la seconda più calda mai registrata, con una temperatura di 1,88 °C al di sopra della media. Il record è stato stabilito nel 2020 con 2,14 °C al di sopra la media. In generale, tutto il 2019 è stato un anno molto caldo, l’anno più caldo mai registrato in Australia.

Richie Merzian ha commentato i dati spiegando che «il riscaldamento globale sta già rendendo le estati australiane un tormento più lungo e più pericoloso di prima» e che gli eventi legati a un calore fuori dalla norma «sono i più fatali» tra gli eventi naturali eccezionali, «responsabili del numero maggiore di morti in Australia rispetto a tutti gli altri rischi naturali messi insieme». L’estensione delle estati, ha aggiunto, avranno un impatto significativo sul settore turistico, edile e minerario del paese, oltre che sulla vita quotidiana degli australiani. Per Merzian, dunque, è nell’interesse nazionale e nell’interesse economico dell’Australia mettere in atto una politica forte per ridurre le emissioni. Ma, ha concluso, «le attuali politiche del governo australiano servono solo ad alimentare ulteriormente la crisi climatica».

Gli incendi australiani degli ultimi mesi – i primi dei quali iniziati già nel luglio del 2019 – hanno causato la morte di 33 persone, ucciso un numero non ancora calcolabile di animali, compromesso attività agricole o di allevamento, distrutto migliaia di case (2.439 solo nel Nuovo Galles del Sud), e bruciato in tutto almeno 11 milioni di ettari (una superficie più grande di quella dell’intera Islanda).

Il governo australiano e il primo ministro conservatore Scott Morrison, che ha recentemente vinto le elezioni con il sostegno delle lobby dell’industria mineraria, è stato molto criticato per la gestione della situazione e per lo scarso impegno dimostrato nel raggiungimento degli impegni presi con l’Accordo di Parigi del 2015, il più importante patto per contrastare il cambiamento climatico sottoscritto da buona parte dei governi mondiali.

Il problema principale è che l’economia dell’Australia è fortemente basata sull’estrazione e l’esportazione di carbone, comparto che impiega quasi 40 mila persone e che è fortemente sostenuto dal governo.