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  • venerdì 7 Febbraio 2020

A Wuhan va sempre peggio

Il governo ha approvato misure molto drastiche per contenere il contagio, cercando i malati casa per casa

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Giovedì il governo cinese ha avviato nuove misure molto drastiche per contenere il diffondersi del nuovo nuovo coronavirus (2019-nCov) a Wuhan, la città di 11 milioni di abitanti da cui si è diffuso il contagio: i malati vengono cercati nelle case a uno a uno e trasferiti in enormi centri improvvisati dove vengono messi in quarantena e dove ricevono scarsa assistenza, perlomeno stando ai racconti condivisi su Weibo, il più importante social network cinese. C’è un’atmosfera diffusa di abbandono e paura, scrive il New York Times, e la convinzione sempre più forte, come scrivono da giorni molti giornali internazionali, che Wuhan e Hubei siano state sacrificate dal governo centrale per il bene del resto della Cina.

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A Wuhan, il tasso di letalità del coronavirus è del 4,1 per cento (significa che il 4,1 per cento delle persone malate muore), nella provincia di Hubei, che conta 50 milioni di abitanti, è del 2,8 per cento, mentre nel resto della Cina è pari a 0,17 per cento. Venerdì le autorità sanitarie cinesi hanno detto che nelle ultime 24 ore il virus ha provocato la morte di 73 persone, di cui 64 a Wuhan e altre 5 nel resto della provincia di Hubei. Nello stesso periodo di tempo ci sono stati 3.134 nuovi contagi di cui 2.447 a Hubei.

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Oltre all’aggravarsi dell’epidemia, Wuhan deve far fronte all’isolamento imposto dal governo e alle sue conseguenze, che secondo molti esperti non sta dando i risultati sperati. Dalle prime ore del 23 gennaio Wuhan si trova infatti in quarantena: nessuno può entrare, nessuno può uscire, gli spostamenti all’interno della città sono stati progressivamente limitati fino al completo divieto di usare anche i mezzi privati. Il blocco, che si è progressivamente esteso alla provincia, ha reso difficile recuperare medicine, mascherine e altri strumenti medici, aggravando la situazione. Inizialmente sembrava che la situazione a Wuhan fosse stata descritta con troppo allarmismo, ma più passa il tempo più le condizioni di vita si fanno difficili e si affaccia il rischio di una carenza alimentare e di altri beni di prima necessità.

Giovedì la vicepremier Sun Chunlan, la più alta carica cinese con il compito di far fronte all’epidemia, ha visitato Wuhan e ha annunciato le nuove misure. Sun ha detto che la città e il paese si trovano in «uno stato di guerra» e che «non ci devono essere disertori o saranno inchiodati al palo della vergogna della storia per sempre». Le misure prevedono che il personale medico si soffermi casa per casa per misurare la temperatura di chi ci abita e per interrogare le persone con cui sono venute a contatto i malati. Chi risulta infetto viene portato in uno dei centri improvvisati per ospitare migliaia di pazienti: si tratta di uno stadio, un centro congressi e un complesso abitativo. Non è chiaro quanti pazienti siano in grado di accogliere, se siano attrezzati e se abbiano sufficiente personale medico.

Il centro congressi adibito a dormitorio a Wuhan, 4 febbraio 2020
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Alcune immagini del centro congressi mostrano una situazione da dormitorio con file di letti ravvicinati. I parenti di alcune persone ricoverate hanno denunciato su Weibo la mancanza di personale e di attrezzature oltre a problemi con il riscaldamento che hanno fatto soffrire il freddo ai malati. Secondo alcuni esperti, radunare molti malati in strutture simili a dormitori è pericoloso e rischia di diffondere altre malattie infettive come la tubercolosi, che si trasmette facilmente per via aerea, o le infezioni batteriche. Nel frattempo gli ospedali di Wuhan hanno denunciato la carenza di farmaci e mascherine, anche se il governo ha detto che saranno presto riforniti grazie a società private o associazioni di beneficenza. In particolare è nata una grossa polemica contro la Croce Rossa, che in Cina è gestita direttamente dal governo, che si è dimostrata estremamente inefficiente nel far arrivare i giuste rifornimenti, nonostante avesse ricevuto donazioni di circa 80 milioni di euro.

Giovedì il presidente cinese Xi Jinping, che ha definito l’epidemia un «test importante del sistema cinese e della capacità di governo», ha detto che gli sforzi del governo stanno dando risultati. In realtà le misure adottate a Wuhan non sembrano avere frenato particolarmente il contagio. Il New York Times scrive anche che il numero di morti e infetti potrebbe essere più alto di quello delle stime ufficiali: molte persone che non si sentono bene sono mandate da un ospedale all’altro, che devono raggiungere a piedi rischiando di contagiare altre persone; spesso vengono rimandate a casa senza essere sottoposte ai test o venire curate. Molte si spostano in città con misure protettive improvvisate o insufficienti, altre si sono messe in quarantena a casa rischiando di contagiare familiari e vicini.

Nel frattempo ogni giorno c’è qualche nuova città cinese che viene messa in quarantena, con la cancellazione di eventi e ritardi nella riapertura delle scuole, chiuse per le vacanze del Capodanno cinese. Il partito Comunista cinese sta cercando di riprendere il controllo della situazione anche attraverso la censura: l’ufficio cinese che supervisiona internet ha accusato alcune società di «aver fornito illegalmente servizi di notizie online relative all’epidemia». Ha aggiunto che alcuni social network e multinazionali tecnologiche come Weibo, Tencent e ByteDance verranno sottoposte a una supervisione speciale per assicurarsi «un ambiente online che sostenga la guerra per prevenire e controllare il diffondersi del coronavirus».