Un caucus a Des Moines, Iowa (AP Photo/Charlie Neibergall)
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  • martedì 4 Febbraio 2020

Il pasticcio delle primarie in Iowa

Un grosso problema con la raccolta dei dati nelle prime elezioni primarie dei Democratici statunitensi ha impedito la diffusione dei risultati, e ancora adesso non si sa come sia finita

di Francesco Costa – @francescocosta
Un caucus a Des Moines, Iowa (AP Photo/Charlie Neibergall)

I risultati delle elezioni primarie del Partito Democratico statunitense in Iowa – le prime del paese, che danno inizio all’intero processo – non sono ancora arrivati, con un enorme ritardo che è diventato col passare del tempo la più grossa notizia della giornata che avrebbe dovuto dare le prime indicazioni sulla competizione per scegliere la persona che sfiderà il presidente Donald Trump alle elezioni del prossimo novembre. Non c’è nessun dato, nemmeno parziale: il capo del partito in Iowa ha fatto sapere che i risultati arriveranno martedì, ma non ha specificato quando.

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La ragione di questo enorme ritardo non è chiara. I comitati elettorali dei candidati dicono che c’è stato un problema con l’app che i singoli seggi avrebbero dovuto usare per comunicare i dati dei loro caucus al partito – il comitato di Joe Biden ha sporto per questo un reclamo – ma un comunicato ufficiale ha detto che il problema non riguarda l’app ma alcune incoerenze tra i dati che sono arrivati, e che devono ancora essere risolte. Tutti i candidati hanno preso la parola comunque, in serata, ma l’unico che è sembrato dichiarare una specie di vittoria – sulla base dei dati del proprio comitato elettorale, e quindi mettendoci la faccia – è Pete Buttigieg, che nelle ore precedenti al voto era dato testa a testa con Bernie Sanders. Per il resto, la notizia più grande che arriva dall’Iowa in questo momento è che non c’è la notizia.

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Le elezioni dell’Iowa tecnicamente non sono primarie, ma caucus: gli elettori non votano entrando al seggio durante la giornata e mettendo una X su una scheda in segreto, ma si confrontano per almeno un’ora (spesso di più) in un procedimento intricato ma appassionante: ognuno sceglie pubblicamente il suo candidato preferito, e poi – dopo una fase di negoziati e tentativi di persuasione reciproca – chi aveva scelto un candidato che aveva ottenuto meno del 15 per cento al primo giro in quel seggio sceglie uno dei candidati rimasti. Per questo il Partito Democratico avrebbe dovuto diffondere – e diffonderà, a un certo punto – tre diversi dati sul voto di stanotte: quello sulle prime scelte degli elettori, quello sul risultato finale e quello sulla distribuzione dei delegati (che dipende anche dalla distribuzione geografica del voto). Molti giornalisti ed esperti sostengono già ora che questo guaio – unito ad altri simili ma minori occorsi nel 2012 e nel 2016 – potrebbero portare a mettere in discussione la scelta di votare con questo metodo in futuro.

Votare per primo – come avviene per una tradizione nata in modo piuttosto casuale all’inizio degli anni Settanta – fornisce all’Iowa grande influenza sul processo delle primarie: è uno stato piccolo, che permette di competere anche a candidati relativamente poco noti e finanziati, ma l’attesa che si crea nei mesi precedenti al voto storicamente fornisce un certo slancio a chi fa bene nei caucus. Bisogna tornare al 1992 – con Bill Clinton – per trovare un candidato presidente del Partito Democratico che non avesse vinto in Iowa. Allo stesso tempo, però, non bisogna pensare che la popolazione dell’Iowa sia rappresentativa di quella complessiva statunitense. Il guaio accaduto stanotte probabilmente disinnescherà questo slancio: cosa che potrebbe spiegare anche la decisione di Buttigieg di dichiarare vittoria sulla base dei dati in possesso del suo comitato, assumendo che siano realistici.

L’Iowa è uno stato prevalentemente rurale del Midwest degli Stati Uniti, con una superficie simile a quella della Grecia ma popolato da appena tre milioni di abitanti. La sua popolazione è bianca in stragrande maggioranza. Alle elezioni presidenziali Barack Obama aveva vinto in Iowa sia nel 2008 che nel 2012, ma nel 2016 Hillary Clinton era stata battuta da Donald Trump, in uno dei casi più esemplari di come la forza di Trump tra l’elettorato bianco e poco istruito abbia spostato gli equilibri politici del Midwest. Una delle questioni più sentite dagli abitanti dello stato è la condizione del settore agricolo, messo in grossa difficoltà negli ultimi anni dai dazi imposti dalla Cina nella guerra commerciale innescata dall’amministrazione Trump.

Le elezioni primarie proseguiranno fino all’inizio di giugno. Le prossime consultazioni si terranno l’11 febbraio in New Hampshire, il 22 febbraio in Nevada e il 29 febbraio in South Carolina, prima del cosiddetto “Super Tuesday” del 3 marzo che vedrà votare insieme molti stati diversi, e potrebbe dare un indirizzo decisivo alla competizione.