Erica Cantona negli attimi prima dell'aggressione (Shaun Botterill/ALLSPORT)
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  • sabato 25 Gennaio 2020

Quando Eric Cantona picchiò un tifoso

Manchester, 25 gennaio 1995: storia del gesto che contribuì a creare il mito di uno dei calciatori più talentuosi e controversi di sempre

Erica Cantona negli attimi prima dell'aggressione (Shaun Botterill/ALLSPORT)

Venticinque anni fa l’ex attaccante francese Eric Cantona aggredì un tifoso del Crystal Palace negli spalti durante una partita di Premier League inglese. L’episodio rimane uno dei più famosi nella storia del calcio inglese e probabilmente il più noto fra quelli che riguardano Cantona, uno dei calciatori più controversi di sempre. Cantona fu infatti un giocatore speciale, ma con un pessimo carattere. A venticinque anni stava per ritirarsi a causa dell’ennesima squalifica, ottenuta per avere lanciato la sua maglietta contro un arbitro francese. Invece si trasferì in Inghilterra, dove con il Manchester United vinse quattro campionati in cinque anni diventandone una “bandiera”.

Un tifoso dello United con una vecchia maglia di Cantona (Michael Regan/Getty Images)

Da allora il video del calcio di Cantona non ha mai smesso di essere riproposto in ogni occasione buona. A causa di quel gesto, Cantona fu squalificato per nove mesi e condannato per aggressione a 120 ore di lavoro socialmente utile. Anche il tifoso del Crystal Palace fu condannato per aver provocato Cantona con parole e gesti offensivi, e nel corso del processo prese anche per il collo il magistrato dell’accusa: un fatto che contribuì a ridimensionare l’incidente. Nelle due stagioni successive alla squalifica, Cantona fu comunque uno dei giocatori più importanti del memorabile Manchester United di quegli anni, che fra il 1995 e il 1997 vinse due Premier League e una Coppa d’Inghilterra.

Cantona non era affatto un giocatore facile. Sin dai suoi primi anni in Francia, era considerato un attaccante di grande talento ma con un pessimo carattere. Dopo aver segnato moltissimo con l’Auxerre, nel 1988 fu comprato dal Marsiglia, squadra di cui era tifoso. Non si trovò bene: pochi mesi dopo, nel gennaio del 1989, si strappò la maglietta e la gettò via, in un’amichevole. Passò il successivo anno e mezzo in prestito al Bordeaux e al Montpellier, dove le sue ottime prestazioni convinsero il Marsiglia a riprenderselo. La stagione successiva, a causa però di alcuni contrasti con l’allenatore Raymond Goethals, fu venduto al Nimes, con il quale durante una partita nel dicembre del 1991 lanciò la palla verso il pubblico e tirò ancora la propria maglietta contro l’arbitro. Dopo aver ricevuto una squalifica di un mese per quell’episodio, insultò i giudici sportivi, che gli prolungarono la sospensione di altri due mesi. Annunciò quindi il suo ritiro dal calcio ad appena 25 anni.

Si dice che fu l’allora allenatore della Francia, Michel Platini, a convincerlo a tornare a giocare. Cantona fu acquistato dal Leeds, una delle migliori squadre inglesi dell’epoca, con cui alla prima stagione in Inghilterra riuscì a vincere il campionato. Alla fine della stagione però il Leeds lo scaricò al Manchester United. Howard Wilkinson, l’allenatore del Leeds, disse che «non era pronto a tollerare le regole e i limiti validi per tutti gli altri». Allo United, Cantona diventò il giocatore che oggi ancora tanti ricordano: dotato di eccezionali capacità tecniche, e anche estremamente efficace sotto porta. Nelle prime due stagioni a Manchester segnò oltre trenta gol, aiutando la squadra a vincere per due volte di seguito la Premier League. Da ex promessa non mantenuta, Cantona divenne rapidamente uno dei giocatori più forti in Europa: nel corso della stagione 1993-94 segnò 25 gol e arrivò terzo nella classifica del Pallone d’Oro, dietro al vincitore Roberto Baggio e all’olandese Dennis Bergkamp.

Nel 1994 (Anton Want/Allsport)

Nel 1995 il Manchester United campione in carica si stava giocando la Premier League con il Blackburn, la sorpresa del campionato. Il 25 gennaio andò a giocare in casa del Crystal Palace, una delle tante squadre minori di Londra. In tribuna, allo stadio, c’era anche il presidente dell’Inter Massimo Moratti, interessato all’acquisto dell’attaccante francese.

Il compito di marcare Cantona fu dato al ventisettenne difensore inglese Richard Shaw, noto per irruenza e aggressività. John Salako, ex calciatore del Crystal Palace, ricorda che durante quella partita Shaw non diede tregua a Cantona. Alla fine del primo tempo, il francese si lamentò con l’arbitro Alan Wilkie del fatto che Shaw non fosse ancora stato ammonito. Anche l’allora allenatore del Manchester United, Alex Ferguson, si rivolse a Wilkie chiedendosi perché non stesse facendo «il suo fottuto lavoro».

A tre minuti dall’inizio del secondo tempo, dopo un rinvio del portiere del Manchester United, Cantona si liberò dalla marcatura di Shaw tirandogli un calcio. Wilkie si avvicinò a lui e lo espulse. Cantona si avviò pigramente fuori dal campo, fermandosi nei pressi della panchina del Manchester United ma venendo ignorato da Ferguson. Mentre rientrava negli spogliatoi, improvvisamente, prese la rincorsa e colpì con un calcio un tifoso del Crystal Palace, il ventenne Matthew Simmons. Dopo avergli dato un calcio, si rialzò e cercò di colpirlo con un pugno. Fu poi accompagnato fuori dai suoi stessi compagni (dal minuto 3:40 in poi).

Ancora oggi non è chiaro cosa Simmons abbia urlato a Cantona. All’epoca, Simmons raccontò di aver preso in giro Cantona dicendogli che avrebbe fatto la doccia prima del previsto. Secondo altre testimonianze, Simmons avrebbe urlato «tornatene a fanculo in Francia, bastardo di un francese». In un’intervista successiva, Cantona spiegò: «La gente ti dice cose del genere un milione di volte, e un giorno, improvvisamente, tu non le accetti più. Perché? Non si tratta di quelle parole in particolare. Si tratta di una sensazione che provi in quel momento. Reagisci in un giorno preciso, ma le parole sono le stesse che hai sentito milioni di volte, e quindi è impossibile prevedere quando uno possa reagire». Ferguson ha raccontato che una volta tornato a casa, dopo la partita, suo figlio gli chiese se volesse riguardare la scena del calcio, dato che aveva registrato la gara alla televisione. Ferguson rifiutò e andò a letto. In seguito, però, ha raccontato: «Non riuscivo a dormire. Mi alzai alle tre di mattina e vidi il video. Rimasi scioccato».

Cantona e Alex Ferguson all’udienza disciplinare (Getty Images)

Cantona fu immediatamente sospeso dal Manchester United e multato con 20mila sterline. La Federazione inglese prolungò la sospensione dai campi fino a ottobre e aggiunse altre diecimila sterline di multa. Per quanto riguarda la giustizia civile, Cantona vinse un appello per ridurre la pena da due settimane di detenzione a 120 ore di servizi socialmente utili. Durante una conferenza stampa tenuta dopo la sentenza, pronunciò una delle frasi più famose nella storia del calcio, probabilmente riferita all’eccessivo interesse dei media nei suoi confronti (e giustificato in parte dai suoi comportamenti): «quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine».

Il Blackburn, quell’anno, vinse il campionato per la terza volta nella propria storia, la prima dopo ottantuno anni (oggi gioca in Championship, l’equivalente della Serie B inglese). Moratti, in un’intervista recente al Corriere della Sera, ricorda che non acquistò Cantona perché con quel calcio durante la partita «l’aveva combinata grossa», e perché Cantona aveva deciso di rimanere a Manchester nonostante la sospensione.