Personale sanitario all'aeroporto di Bangkok (Thailandia), alla fine di un turno di controlli sui passeggeri in arrivo dalla Cina (Paula Bronstein/Getty Images)

Dobbiamo preoccuparci del nuovo coronavirus?

Almeno sei persone sono morte in Cina a causa di 2019-nCoV e si teme una diffusione del contagio: una guida per preoccupati

Personale sanitario all'aeroporto di Bangkok (Thailandia), alla fine di un turno di controlli sui passeggeri in arrivo dalla Cina (Paula Bronstein/Getty Images)

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Secondo le notizie diffuse dalle autorità sanitarie della Cina, a causa del nuovo coronavirus identificato nel paese sono morte almeno 17 persone e ci sono oltre 300 casi di infezioni segnalati da diverse città cinesi. I decessi riconducibili al virus, che causa un tipo piuttosto aggressivo di polmonite, si sono per lo più verificati a Wuhan, area urbana di 11 milioni di persone nella Cina centrale, dove alla fine dello scorso anno erano stati segnalati i primi casi da coronavirus.

Che cos’è un coronavirus?
I coronavirus sono un tipo di virus appartenente alla famiglia Coronaviridae e utilizzano l’RNA come materiale genetico. L’RNA (acido ribonucleico) è una versione “semplificata” del DNA, e assolve al medesimo scopo di codificare e trasmettere le informazioni genetiche. I coronavirus si chiamano così perché i loro virioni (la parte infettiva) appaiono al microscopio elettronico come piccoli globuli contornati da tante piccole punte che ricordano quelle di una corona.

Le punte sono costituite dai peplomeri, le strutture proteiche che insieme ad altri meccanismi consentono ai virus di attaccarsi alle cellule dell’organismo che desiderano infettare. Una volta che si sono legati alle cellule ospiti, i virus rilasciano il loro codice genetico modificando il comportamento della cellula, e innescando di solito una risposta immunitaria da pare dell’organismo infettato, che cerca in questo modo di sbarazzarsi del virus (solitamente facendo alzare la temperatura, viene la febbre per intenderci).

Coronavirus che causa la SARS (Wikimedia)

E perché si parla di “nuovo coronavirus”?
I coronavirus sono piuttosto diffusi tra diverse specie di mammiferi e uccelli: infettano il loro apparato respiratorio e gastrointestinale, causando sintomi di vario tipo. Dagli anni Sessanta, sappiamo che in alcuni casi questi virus riescono a passare verso gli esseri umani, con sintomi che variano a seconda delle loro caratteristiche. Viene semplicemente definito “nuovo coronavirus” un coronavirus da poco identificato e le cui caratteristiche non sono ancora completamente note. Quello scoperto in Cina è stato per ora chiamato 2019-nCoV dove il numero “2019” indica l’anno di identificazione.

Quanti coronavirus interessano gli esseri umani?
Attualmente, ci sono sette diversi ceppi di coronavirus noti per infettare anche gli esseri umani, compreso il 2019-nCoV. La maggior parte di loro non porta a sintomi particolarmente gravi ed è la causa di una percentuale significativa della malattia che comunemente chiamiamo raffreddore. In alcuni casi, i coronavirus causano però sintomi più gravi, soprattutto nelle persone con problemi al sistema immunitario, che portano poi a bronchiti o a polmoniti difficili da trattare.

Che c’entra la SARS?
La sindrome acuta respiratoria grave (SARS, dalla definizione inglese “Severe Acute Respiratory Syndrome”) è probabilmente la malattia più conosciuta legata a un coronavirus. Il virus che la causa fu identificato tra il 2002 e il 2003 e porta a un’infezione diffusa sia nel tratto superiore sia in quello inferiore del sistema respiratorio. Nel 2003 furono registrati circa 8mila casi di SARS, e si stima che il 10 per cento dei pazienti infettati dal virus sia morto a causa di successive complicazioni.

E la MERS?
Anche la sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus (MERS, dall’inglese “Middle East Respiratory Sindrome”) è causata da un virus con alcune somiglianze con quello della SARS e con il nuovo coronavirus scoperto in Cina. La MERS, identificata nel 2012, ha un tasso di mortalità più alto della SARS e stimato intorno al 30 per cento.

Da dove arriva il nuovo coronavirus?
Wuhan è la più grande città della Cina centrale ed è il luogo dove sono stati identificati i primi casi di infezioni da 2019-nCoV. Il 31 dicembre 2019, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan ha inviato una segnalazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), spiegando di avere registrato un certo numero di casi di polmonite con cause ignote. Le indagini avevano comunque messo in evidenza un legame con un mercato all’ingrosso di frutti di mare e altri animali marini vivi. Una decina di giorni dopo la segnalazione, il Centro per il controllo delle malattie della Cina ha annunciato di avere identificato un nuovo coronavirus, alla base dei casi di polmonite di Wuhan. Le autorità cinesi hanno inoltre diffuso la sequenza genomica del coronavirus, cioè le sue caratteristiche genetiche, in modo da tenerne traccia e poter essere identificato in altri pazienti con sintomi sospetti.

C’è un vaccino?
Quando viene scoperto un nuovo virus, la possibilità di avere in tempi brevi un vaccino è estremamente remota. Anche se ci sono stati notevoli progressi nelle tecniche per svilupparli, i vaccini richiedono anni di ricerche prima di essere pronti e disponibili. Nel caso di 2019-nCoV, non sappiamo ancora quanto il coronavirus sia aggressivo e in grado di trasmettersi facilmente tra gli esseri umani, quindi in questa prima fase l’obiettivo è cercare di contenerlo il più possibile, evitando che si diffonda globalmente.

OK, e come si contiene un virus?
La prevenzione, attraverso il monitoraggio delle infezioni e i luoghi in cui si sono verificate, è alla base dei sistemi per prevenire la diffusione di un nuovo virus. L’obiettivo principale è quindi fare in modo che 2019-nCoV si diffonda il meno possibile da Wuhan, dove sono stati attivati i protocolli per ridurre i rischi di contagio, tra il personale sanitario e le persone entrate in contatto con chi ha subìto un’infezione. L’isolamento dei malati in aree protette dei reparti di malattie infettive e il controllo di ogni caso sospetto, negli ospedali come nelle cliniche di comunità (ambulatori, studi medici), sono la prima risorsa per contenere il virus.

Ci si può fidare di cosa dicono le autorità cinesi?
Il governo cinese non è sempre trasparente su cosa accade sul proprio territorio e alla sua popolazione, ma per ora non ci sono motivi per sospettare che stia nascondendo informazioni su 2019-nCoV. La presenza del coronavirus è stata comunicata all’OMS e le stesse autorità sanitarie cinesi stanno facendo un lavoro di informazione e divulgazione piuttosto capillare. Uno dei timori è legato al periodo dell’anno: in queste settimane, milioni di persone si spostano in Cina per festeggiare in famiglia il Capodanno cinese. È uno spostamento di massa che complicherà il lavoro delle autorità per tenere sotto controllo la popolazione, isolando i casi sospetti.

I casi scoperti sono davvero centinaia?
Diversi epidemiologi ed esperti ipotizzano che i casi da 2019-nCoV siano molti di più di quelli finora rilevati. Un rapporto scritto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra, per esempio, non esclude che le infezioni possano essere state più di 1.700 finora, considerate le caratteristiche del coronavirus e le modalità di infezione in casi precedenti con altri virus. Altri ricercatori parlano invece di 1.300 casi, qualche centinaio in meno, ma comunque molti di più di quelli finora stimati dalle autorità cinesi.

Gli altri paesi che fanno?
I governi di Taiwan, Giappone, Hong Kong, Singapore e Australia hanno intensificato i controlli, soprattutto per quanto riguarda i passeggeri che arrivano in aereo da Wuhan. In un aeroporto australiano è stato identificato un caso sospetto grazie ai controlli svolti sul luogo, ma sono in corso ulteriori accertamenti sanitari e la persona è tenuta in isolamento. Provvedimenti simili sono stati assunti anche nei principali aeroporti degli Stati Uniti con voli provenienti dalla Cina.

E in Europa?
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) dell’Unione Europea sta monitorando la situazione, fornendo indicazioni agli stati membri e raccogliendo eventuali segnalazioni. L’ECDC, insieme ai singoli paesi, è una risorsa importante in casi come questi, perché consente di identificare rapidamente i casi sospetti e di coordinare gli sforzi sanitari per evitare la diffusione delle malattie.

E in Italia?
L’aeroporto di Roma Fiumicino ha tre voli diretti verso Wuhan e diversi altri voli non diretti, con un traffico previsto in aumento nei giorni del Capodanno cinese. A Fiumicino la situazione viene tenuta sotto controllo dagli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF) e dai Servizi territoriali per l’assistenza sanitaria al personale navigante, marittimo e dell’aviazione civile (SASN), il cui principale lavoro è proprio ridurre i rischi di importazione di malattie infettive.

Gli aeroplani provenienti da Wuhan sono quindi sottoposti a controlli per rivelare l’eventuale presenza tra i passeggeri di casi sospetti, che potrebbero essere legati a 2019-nCoV. Nell’eventualità in cui un passeggero abbia sintomi che potrebbero indicare la presenza del coronavirus, è previsto un trasferimento presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive di Roma, con una procedura che garantisca l’isolamento della persona malata.

Come si contrae 2019-nCoV?
I coronavirus si possono trasmettere da persona a persona, solitamente in seguito a contatti stretti, come si possono avere con parenti e amici, oppure negli ambienti di lavoro o in luoghi molto affollati. Per quanto riguarda 2019-nCoV non c’è ancora certezza sulle modalità di trasmissione, ma lunedì 20 gennaio le autorità sanitarie cinesi hanno confermato che almeno in un caso il nuovo coronavirus è stato trasmesso da persona a persona.

Como posso proteggermi?
Le raccomandazioni delle autorità sanitarie per ridurre il rischio di infezione da 2019-nCoV sono simili a quelle indicate per le altre malattie infettive. Il consiglio è di lavarsi spesso le mani con acqua e sapone (per una trentina di secondi almeno), di starnutire e tossire in un fazzoletto o portandosi l’incavo del gomito alla bocca (in questo modo non si contaminano gli oggetti che si toccano con le mani e non ci si porta nulla alla bocca) e di evitare alimenti come frutta o verdura non lavate, bevande non imbottigliate.

Naturalmente le raccomandazioni sono utili soprattutto per chi debba viaggiare in Cina, almeno al momento. Per chi dovesse raggiungere Wuhan, il consiglio del ministero della Salute è di fare il vaccino antinfluenzale almeno un paio di settimane prima della partenza. Sul luogo, meglio evitare i mercati di prodotti freschi e le persone che mostrano sintomi simili al raffreddore e all’influenza. Chi rientra da Wuhan con mal di gola, naso che cola o febbre dovrebbe rivolgersi rapidamente al proprio medico di famiglia, per valutare la situazione e ridurre i rischi di contagio.

Dobbiamo preoccuparci?
L’ECDC nel suo rapporto più recente indica come “bassa” la probabilità che il coronavirus possa raggiungere l’Unione Europea, anche se non può essere completamente esclusa. L’OMS in una riunione in programma per domani, mercoledì 22 gennaio, valuterà la situazione e la possibilità di dichiarare un’emergenza sanitaria internazionale, come fatto in passato per l’influenza suina e per ebola. Dichiarazioni di questo tipo servono per indurre i paesi a coordinare meglio le loro attività e a organizzare una risposta comune al problema.

Il nuovo coronavirus sembra causare sintomi meno gravi rispetto alla SARS, ma può comunque avere conseguenze serie nelle persone con altri problemi di salute, legati per esempio a una scarsa efficienza del loro sistema immunitario. È prematuro stimare “quanto” ci dovremmo preoccupare, perché mancano ancora molti dati ai ricercatori. In generale, un nuovo virus non è mai una buona notizia, perché significa che può eludere più facilmente le difese immunitarie di chi infetta, sviluppando man mano che si replica mutazioni che potrebbero renderlo più contagioso. Il contenimento in atto in questi giorni mira proprio a evitare questa eventualità, riducendo il più possibile i casi di trasmissione.