Maro Itoje, seconda linea dei Saracens e della nazionale inglese (Dan Mullan/Getty Images)
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  • lunedì 20 gennaio 2020

La storica punizione della miglior squadra di rugby inglese

I Saracens di Londra, la squadra più forte d'Europa e quella per cui giocano i migliori rugbisti inglesi, sono stati retrocessi d'ufficio per aver superato il limite degli stipendi

Maro Itoje, seconda linea dei Saracens e della nazionale inglese (Dan Mullan/Getty Images)

Nell’ultimo fine settimana, a pochi giorni dall’inizio del torneo Sei Nazioni, una notizia ha capovolto il mondo del rugby inglese. I Saracens di Londra, squadra campione d’Inghilterra negli ultimi due anni e campione continentale in carica, sono stati matematicamente retrocessi dalla Premiership, la prima divisione del campionato inglese, per aver superato il tetto degli stipendi imposto dalla lega nel corso delle ultime tre stagioni: una vicenda che nello sport professionistico trova un precedente soltanto nella retrocessione in Serie B della Juventus, causata da motivi differenti ma simile per portata e impatto sul campionato.

Dopo giorni di voci e indiscrezioni, sabato scorso i dirigenti della Premiership hanno confermato la retrocessione d’ufficio dei Saracens, il club europeo più vincente del decennio, quello per cui giocano i più forti rugbisti della nazionale inglese, compreso il capitano. Il caso andava avanti da alcuni mesi e lo scorso novembre si era arrivati alla prima sentenza: 35 punti di penalizzazione in classifica e 5 milioni di sterline di multa per aver avuto un monte ingaggi superiore al limite di 7 milioni di sterline per tre stagioni consecutive (non a caso le più vincenti nella storia del club).

I Saracens inizialmente avevano negato ogni responsabilità e si erano appellati alla sentenza. Il loro ricorso era però stato respinto a novembre e nello stesso mese le sanzioni erano state confermate. Al club londinese era stato imposto inoltre il rientro nei limiti di spesa entro il 31 gennaio per evitare altre sanzioni. Questo ha portato alle dimissioni ai primi di gennaio del presidente Nigel Wray, l’uomo che negli anni Novanta diede inizio alla scalata del club nel rugby inglese con un decisivo sostegno economico, lo stesso che ora è costato la retrocessione. Secondo la lega, Wray avrebbe aggirato i limiti di spesa offrendo ai migliori giocatori in squadra compensi aggiuntivi agli stipendi dichiarati.

Owen Farrell, capitano dei Saracens e della nazionale inglese (David Rogers/Getty Images)

Nelle ultime settimane il suo successore, Neil Golding, ha cercato una soluzione, ma l’impossibilità di cedere giocatori ad altre squadre, perché infortunati o con stipendi troppo alti, ha portato a una nuova penalizzazione di 35 punti che non potrà evitare la retrocessione anche se la squadra dovesse vincere ogni partita da qui alla fine della stagione. Golding ha commentato la retrocessione dicendo: «Come nuovo presidente dei Saracens riconosco che il club ha commesso errori in passato e mi scuso senza riserve».

Ora i Saracens dovranno terminare la stagione in una situazione paradossale. Sono già retrocessi, ma dovranno disputare altre quattordici ininfluenti partite di campionato. Nella Heineken Champions Cup — la Champions League del rugby europeo — si sono invece qualificati ai quarti di finale e hanno buone probabilità di vincerla di nuovo (per la quarta volta in cinque stagioni, eventualmente). La certezza della retrocessione mette inoltre a rischio il futuro del club, che di certo non si potrà permettere di mantenere la stessa squadra in seconda divisione, a meno che i giocatori non decidano di tagliarsi gli stipendi. Sono a rischio anche le sponsorizzazioni più grosse, come quella di Nike e della compagnia assicurativa Allianz, che dà anche il nome allo stadio.

L’Allianz Park di Barnet, stadio dei Saracens (Henry Browne/Getty Images)

Nel mezzo, poi, ci sarà anche il Sei Nazioni, che l’Inghilterra di Eddie Jones vuole vincere per cancellare la sconfitta subita contro il Sudafrica nella finale di Coppa del Mondo lo scorso novembre. Il capitano Owen Farrell e alcuni dei suoi più noti giocatori come Elliott Daly, i fratelli Vunipola e Maro Itoje giocano tutti con i Saracens. La loro situazione con il club potrebbe avere ripercussioni sulla nazionale, soprattutto se dovessero decidere di rimanere in squadra e giocare in seconda divisione nella prossima stagione. Come se non bastasse, nell’ultima partita di coppa il terza linea Billy Vunipola si è rotto un braccio e salterà sicuramente il Sei Nazioni.

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