(Robert Altman/Invision/AP)

Una canzone di Billy Joel

È giovedì, diamoci ai classici da piano bar

(Robert Altman/Invision/AP)

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Per celebrare l’arrivo alla centesima canzone, e per mettere della bellezza nelle serate domestiche e difficili di tutti in questo periodo, questa e altre 19 canzoni sono accessibili a tutti (12 marzo 2020).

Piano man
Avevo detto che avremmo dovuto parlare di Billy Joel, ma in effetti, di che vuoi parlare? O ci prendiamo una settimana, o limitiamo il campo. La cosa migliore su Billy Joel resta questo fantastico articolo del New Yorker in cui si raccontano tra l’altro la sua scelta unica di non fare più dischi da un quarto di secolo (“e perché mai? sarebbero sempre peggio di quelli che ho già fatto”), il suo record di “residencies” al Madison Square Garden, e il buffo pendolarismo del suo lavoro (casa-elicottero-madisonsquaregarden una volta al mese). Poi è uno che ha fatto decine di bellissime canzoni, nel difficile campo delle “rockstar col pianoforte“, oltre che in quello “rockstar con meno physique du rôle” del mondo.
Io l’ho visto, qualche anno fa, con Emilia, al MSQ: ci siamo divertiti, il pubblico era di americani normali ma impazziti come impazziscono gli americani normali: marines che ballettavano, signore che facevano il bump coi vicini sconosciuti, coniugi commossi. Emilia si è impossessata del mio 45 giri di My life, dopo.
Aveva 12 anni: in casa mia Billy Joel arrivò quando io ne avevo 16, e mio fratello che ne aveva 14 scoprì il suo live Songs in the attic: prima si erano sentite molto Just the way you are e Honesty, ma ci avevano sfinito.
Va bene, ma perché stiamo parlando di Billy Joel, in tutto questo? Perché è giovedì e ieri ho sentito per la 644ma volta Piano man, e che canzone perfetta è: niente di speciale, niente di originale, niente di diverso, è perfetta, un classico. Parla di lui che fa il pianista di piano bar (tema autobiografico trattato da molti) e dell’umanità che lo circonda, e del suo ruolo laterale ma anche decisivo. Metafora di vite laterali ma decisive, forse, o forse è tutto lì. Il pianoforte, l’armonica, i personaggi, le malinconie. Ad aggiungere alla canzone e al suo essere appunto un monumento, godetevi pure cosa succede quando la canta dal vivo. Per feticisti, qui nel 1976, qui nel 1973 coi baffi, qui lui che la racconta all’università.
(e qui quando l’abbiamo vista noi)

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